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Ultimi argomentiCerca | RISULTATI DI VITAMINA C IN ENDOVENA NELLA CURA DEI TUMORIGio 28 Feb 2008 - 16:11 Da Shantiwoman RINGRAZIO DI CUORE AnnaMaria (CONTIN) per la traduzione GRATUITA che ha voluto concederci per poter capire ed approfondire i risultati delle sperimentazioni di vitamina C in endovena! ..................................................................................................................(continua giu'.....)GRAZIE ANNAMARIA, HAI LAVORATO PER LA SCIENZA E PER IL BENE DI MOLTISSIMI, SEI STATA GENTILISSIMA E MERAVIGLIOSA! GRAZIE A NOME DI TUTTI NOI!! Esperienze cliniche e sperimentali con la Vitamina C endovenosa In questo documento, per acido ascorbico o vitamina C, si intende ascorbato di sodio. In tutti gli studi in vitro qui descritti è stato usato ascorbato di sodio. Tutte la vitamina C endovenosa cui si fa qui riferimento è quella per iniezione prodotta dai Laboratori Steris, o dai Laboratori American Regent; entrambe sono acido ascorbico tamponato ad un Ph che va da 5.5 a 7.0 con idrossido di sodio e/o bicarbonato di sodio. ANTEFATTO La Vitamina C agisce come agente chemioterapico. Contrariamente a quanto accade alla maggior parte dei medicinali chemioterapici, anziché produrre effetti collaterali avversi, la vitamina C manifesta benefici collaterali, quali l’incremento della produzione di collagene e il potenziamento delle funzioni immunitarie. Cominciammo a studiare gli effetti della vitamina C su cellule tumorali in coltura nel 1991. Scoprimmo che la Vitamina C era preferenzialmente tossica con le cellule tumorali: essa uccideva queste cellule prima di uccidere le cellule normali. Il fenomeno era giunto alla nostra attenzione grazie al lavoro di Benade e Al nel 1969 . Essi avevano teorizzato che la tossicità preferenziale era dovuta alla relativa deficienza di catalasi nelle cellule tumorali. Questa teoria è stata poi convalidata da altri studi . Le nostre prime scoperte sulla tossicità preferenziale della Vitamina C sono state pubblicate nel 1994 . In quel documento abbiamo anche descritto un cosiddetto “effetto siero”; la tossicità della vitamina C era ridotta dalla presenza del siero umano. Gli effetti inibitori del siero ci portarono alla conclusione che le concentrazioni di vitamina C che erano tossiche nei confronti delle cellule tumorali nei nostri primi studi (da 5 a 50 mg/dL) non sarebbero state necessariamente tossiche in vivo. Perciò cominciammo una serie di esperimenti in cui provammo ad imitare il micro-ambiente del tumore in vivo. In particolare, cominciammo a testare la tossicità della vitamina C nei confronti di porzioni di cellule tumorali coltivate, usando densi monostrati e modelli di fibre tumorali vuote cavernose per imitare la tridimensionalità del tumore. Abbiamo usato sieri umani e medie colture per includere l’attività inibitoria del siero vista nelle prove precedenti. Usando queste nuove condizioni di coltura abbiamo scoperto che la concentrazione citotossica della vitamina C per la dalla presenza del siero umano. Gli effetti inibitori del siero ci portarono maggior parte delle cellule tumorali era effettivamente molto più alta di quanto precedentemente descritto (Figura 1, p....). Farmacocinetica umana della vitamina C Acquisita l’informazione secondo cui una più alta concentrazione di vitamina C era richiesta per diventare citotossica nei confronti delle cellule tumorali, avevamo bisogno di imparare di più sulla farmacocinetica della vitamina C. Non esistevano dati sulla concentrazione della vitamina C ottenibile negli esseri umani dopo alte dosi di vitamina C endovenose. Perciò cominciammo una serie di esperimenti per ottenere dati per impostare farmacocinetiche di alte dosi di vitamina C. Praticammo una serie di iniezioni di vitamina C ad un uomo di 72 anni che si trovava in eccellenti condizioni fisiche, eccetto che per un carcinoma alla prostata a lenta progressione e non metastatico. Prima delle iniezioni, e ad intervalli regolari, estraevamo del sangue da un catetere in vena (non sede di iniezione). Il plasma veniva separato e analizzato per verificarne la concentrazione di vitamina C, usando un ((microplate-based 2,6-dichlorophenol-indophenol Assay)). Alcuni risultati sono rappresentati nella Figura 2. Da questo esperimento, osservammo che una iniezione di 30 grammi non era adeguata ad aumentare i livelli di Vitamina C ad un livello che fosse tossico per le cellule tumorali (> 200 mg/dL per densi monostrati e >400 mg/dL per modelli di fibre vuote. Iniezioni di 60 grammi risultarono in un rapido (30 min) aumento di livelli plasmatici di Vitamina C sui 400 mg mg/dL, mentre iniezioni di 60 grammi su 60 minuti, immediatamente seguiti da 20 grammi iniettati su 60 minuti, risultavano in un periodo di 240 min in cui la concentrazione di Vitamina C plasmatica era quasi o superiore a 400 mg/dL. Farmacocinetica dell’ascorbato Usando dati tratti dagli esperimenti su esposti, ideammo un modello a 2 compartimenti con 4 parametri modificabili (Vp, Kx, K1, K2) per adattare i dati. Lo schema del modello e i risultati sono mostrati nella Figura 3. Il parametro Kx rappresenta il ritmo di escrezione di ascorbato dal sangue (escrezione renale), mentre il parametro K1 rappresenta il ritmo di diffusione di ascorbato dal sangue nel tessuto; il K2 rappresenta il ritmo di ritorno dell’ascorbato al flusso sanguigno dalla porzione di tessuto. Usammo questo modello a 2 compartimenti per ottenere parametri cinetici da ciascuno degli esperimenti di Vitamina C in vivo, da cui avevamo tratto dati sufficienti di tempi di concentrazione. Innanzitutto aggiornammo i 4 parametri, poi fissammo il volume del plasma sanguigno a 30 dL (vicino al valore medio di tutti gli esperimenti), variandone i 3 valori K. I risultati sono rappresentati nella Tavola 1. I parametri medi di tutti gli esperimenti sono rappresentati nella Tavola 2. Per verificare eventuali variazioni sistematiche dei parametri della Tavola 2 sul tempo, il parametro Kx ed il rapporto K2/K1 per ogni esperimento erano rilevati in rapporto al tempo. La costante dell’escrezione, Kx, era notevolmente uniforme, così come il rapporto K2/K1 (Figura 4). La costante del ritmo di diffusione tissutale, K1, variava, ma non in modo sistematico. Usiamo il rapporto K2/K1 per sottolineare che, mentre anche K2 varia, le sue variazioni semplicemente compensano le variazioni di K1. Da questa analisi concludiamo che i parametri farmacocinetici del soggetto non cambiano in un periodo di un mese di iniezioni regolari di ascorbato. Altri studi farmacocinetici Abbiamo raccolto dati da 3 studi recenti (su di un periodo di 3 mesi), confrontandoli con la curva teorica ottenuta usando i parametri medi prima accennati. I risultati sono rappresentati nella Figura 5. Chiaramente, c’era spiccata coincidenza fra la curva teorica e i dati recenti, suggerendo l’idea che le farmacocinetiche dell’ascorbato per questo soggetto erano le stesse per un periodo di trattamento di 3 mesi. Ciò, oltretutto, supporta la conclusione che i parametri di trasporto dell’ascorbato restano relativamente costanti durante il periodo del trattamento. Simulazioni computerizzate di protocollo Fu perciò realizzato un programma per predire i livelli plasmatici di ascorbato in vari protocolli basati sui parametri farmacocinetici ottenuti sin qui. Furono simulati 3 protocolli: A) un’ora a 60 g/hr B) 2 ore a 60 g/hr C) un’ora a 60 g/hr, poi 6 ore a 10 g/hr. I livelli di ascorbato plasmatico previsti per questi protocolli sono rappresentati nella Figura 6. Iniezioni prolungate a dosi più alte ovviamente danno i picchi di valori più alti, mentre un’iniezione a “goccia” può essere usata per mantenere i livelli plasmatici ad un livello desiderato. Questa simulazione al computer può essere utile per determinare quali livelli plasmatici ci si può aspettare da vari protocolli, una volta che le farmacocinetiche per un dato soggetto sono note dopo un iniziale esperimento. Effetti nel siero umano, sulla crescita delle cellule tumorali, in un soggetto che riceve Vitamina C endovenosa Per studiare meglio la probabilità in vivo degli effetti citotossici della vitamina C endovenosa, progettammo ed eseguimmo il seguente esperimento. Densi monostrati di cellule tumorali prostatiche umane (PC-3 da ATCC) furono create in microlastre. Porzioni di collagenasi erano necessarie per differenziare le cellule. Uno di noi ricorda letteralmente l’”esplosione” di cellule dalle boccette in plastica. Le cellule del tumore prostatico sono molto resistenti ad alte dosi di vitamina C. E’ possibile che esse utilizzino così rapidamente la vitamina C per la produzione di collagene da non lasciare tempo residuo, come accade in altre porzioni di cellule, cosa che rende la vitamina C meno tossica. Degno di nota è il fatto che ci sono molti pazienti con una diagnosi di tumore prostatico che hanno assunto dosi continue e massicce di vitamina C per molti anni, senza che il tumore progredisse metastaticamente, nonostante l’esistenza del tumore intracapsulare relativamente grande. Forse le loro cellule tumorali si “incollano” in loco per mezzo dell’alta produzione di collagene. Esperienze cliniche Non abbiamo osservato reazioni tossiche ad alte dosi di vitamina C endovenosa. A tutti i pazienti è stata diagnosticata una deficienza di glucose- 5- fosfato- deidrogenasi. Pazienti con carcinoma alle cellule renali trattati con vitamina C endovenosa Un nostro collega (HDR) ha riferito effetti positivi della terapia di vitamina C in un paziente con un adenocarcinoma del rene nel 1990 . La relazione descriveva il caso di un uomo di razza bianca di 70 anni con una diagnosi di adenocarcinoma al rene destro. Successivamente alla nefrectomia destra, sviluppava lesioni metastatiche al fegato e al polmone. Il paziente decise di non procedere con metodologie di trattamento standard. Su sua richiesta, cominciò un trattamento di vitamina C endovenosa, cominciando con 30 grammi due volte a settimana. Sei settimane dopo l’inizio della terapia, i risultati indicavano che il paziente si sentiva in buono stato, i suoi esami erano normali, e le sue metastasi si stavano riducendo! 5 mesi dopo l’inizio della terapia, l’oncologo del paziente riferiva che il paziente stava bene, senza segni di progressione del cancro. Il paziente fu libero dal cancro per 14 anni. Morì di arresto cardiaco all’età di 84 ani. Un secondo studio, pubblicava i dati di un paziente con un carcinoma prostatico cui erano somministrati 65 grammi di vitamina C endovenosa (in 500 cc di acqua sterile per iniezioni) in 65 minuti. I tubi di separazione di siero dal sangue venivano estratti prima dell’iniezione e ad intervalli successivi da un cateterino in vena separato dalla sede d’iniezione. L’ultimo prelievo di sangue avveniva 5 ore dopo l’inizio dell’iniezione. Una parte del siero raccolto era poi testato per verificare la concentrazione di vitamina C, il resto era inattivato tramite un rialzo del calore, e usato come mezzo di coltura per le cellule prostatiche tumorali. Le cellule erano incubate per 5 giorni, quando il numero delle cellule tumorali vitali erano determinate usando come mezzo di determinazione un fluorometro al carbossile. I risultati dell’esperimento sono rappresentati nella figura 7. Osservammo più del 97% di citotossicità nei campioni di siero raccolti a 35, 65 e 95 minuti dopo l’inizio della vitamina C endovenosa. In questi intervalli la concentrazione era maggiore di 400 mg/dL. Dopo quel tempo, la tossicità decresceva. L’ultimo campione (concentrazione di vitamina C 213 mg/dL) risultava in una inibizione del 64%. Potenziamento della tossicità preferenziale della Vitamina C Dato che è difficile mantenere una concentrazione plasmatica di Vitamina C maggiore di 200 mg/dL , cominciammo a cercare modi per aumentare la sensibilità delle cellule tumorali alla vitamina C. Durante la sperimentazione notammo che l’acido lipoico (un antiossidante idro e lipo solubile che ricicla la vitamina C) può potenziare gli effetti tossici sul tumore della vitamina C. La figura 8 illustra la risposta delle cellule tumorali in un modello di tumore a fibre vuote esposto alla vitamina C con e senza acido lipoico. Quest’ultimo decresce la dose di vitamina C necessaria per uccidere il 50% delle cellule tumorali da 700 mg/dL a 120 mg/dL. Effetti di alte dosi di vitamina C sulla produzione di collagene delle cellule tumorali E’ noto che la vitamina C è richiesta per la idrossilazione della prolina, e che bassi livelli di vitamina C possono essere un fattore limitante nella produzione di collagene. Poiché molte cellule tumorali producono collagenasi ed altri enzimi proteolitici, volevamo capire se la supplementazione di vitamina C avrebbe aumentato la produzione di collagene nelle cellule tumorali, producendo, in tal modo, un effetto di bilanciamento sulla collagenasi. In un esperimento, abbiamo fornito alle cellule tumorali in coltura concentrazioni di vitamina C ottenibili con integrazioni orali (2 e 4 mg/dL), e misurato il collagene prodotto utilizzando un metodo noto . Abbiamo notato che, effettivamente, queste concentrazioni di vitamina C aumentavano notevolmente la produzione di collagene. I risultati sono rappresentati nella Figura 9. E’ interessante notare che quando abbiamo realizzato i programmi di citotossicità della vitamina C contro le cellule di carcinoma prostatico umano PC-3 usando concentrazioni di 300 mg/dL, non riuscivamo ad isolare le cellule vive residuali dal tessuto in coltura usando tripsina/EDTA. In alcuni casi molti giorni di trattamento con alte concentrazioni di Vitamina C, nel 1998 descrivono un’altra completa remissione in un paziente con un carcinoma renale metastatico. Il paziente era una[u]........ .................... Commenti: 2 | Chi è in lineaIn totale ci sono 4 utenti in linea :: 1 Registrato, 0 Nascosto e 3 OspitiUtenti registrati: klodia Il numero massimo degli utenti in linea è stato 20 il Mer 7 Mag 2008 - 14:42 StatisticheAbbiamo 127 membri registratiL’ultimo utente registrato è Roberta I nostri membri hanno inviato un totale di 29247 messaggi in 1041 argomenti |
