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Messaggio Da mara il Sab 28 Giu 2008 - 10:09

Il cervello guaritore
]Le potenzialità del cervello umano sono ancora in gran parte sconosciute. Un numero crescente di terapeuti afferma che il cervello ha persino il potere di ristabilire l’equilibrio nell’organismo, in altre parole di curare le malattie. Mutamenti ha avvicinato la terapeuta francese Christine Dieutegard che pratica un metodo chiamato decodificazione biologica (décodage biologique) basato appunto sulle capacità guaritrici del cervello.
Come è nata la decodificazione biologica?
La decodificazione biologica è nata dai lavori congiunti di due studiosi, uno tedesco, Hamer e l’altro francese, Claude Sabbah. Le ricerche di Hamer sul cancro sono note in quanto a Claude Sabbah, si tratta di uno studioso dalle conoscenze straordinarie, basti pensare che è psicoterapeuta, laureato in medicina, pratica la PNL (Programmazione Neuro Linguistica) e ha compiuto ricerche in biologia generale, etnologia, sociologia, per citarne solo alcune. È Claude Sabbah il vero “padre” del metodo.

Su quali premesse si basa?
Sostanzialmente la base della decodificazione biologica sono le scoperte di Hamer e di Sabbah secondo cui le malattie sono la risposta biologica ad un trauma psichico che può essere personale (come ad esempio la morte di una persona cara), familiare (dramma familiare, segreto di famiglia), o anche sociale (guerra, invasione). Questo trauma lascia delle tracce nel cervello. Il cervello infatti è come un computer il cui compito consiste solitamente nel gestire la vita quotidiana di ciascuno di noi. Quando il cervello viene investito da uno stress che non riesce ad elaborare in modo normale, ricorre ad una risposta di sopravvivenza. Questa risposta è la malattia.
Hamer ha dimostrato, attraverso ricerche fatte con lo scanner, che la risposta è molto precisa e che, a seconda del punto del cervello toccato dallo stress, si può ammalare un organo piuttosto che un altro
.
Come si spiega che venga toccato un punto del cervello invece di un altro?
Dipende dal tipo di trauma, ma anche dal modo in cui il trauma viene vissuto. Inoltre va detto che lo shock può essere reale, virtuale o simbolico. Mi spiego meglio: riprendendo l’esempio della morte di una persona cara, può trattarsi di una morte effettiva, di una separazione che viene sentita come una morte, oppure della perdita di un essere (un animale per esempio) che aveva preso il posto di una persona cara. Senza contare che il singolo può reagire allo stresse dei suoi genitori o dei suoi nonni.

Bisogna quindi prendere in considerazione la genealogia del paziente?
Certo. Bisogna andare a vedere quali stress hanno programmato la malattia. Capita spesso infatti che la malattia sia programmata da uno o più stress e che il ruolo dello stress più recente sia semplicemente quello di farla scattare. Un altro fatto interessante è che spesso si ritrovano gli stessi problemi nelle persone che, in una famiglia, portano lo stesso nome di battesimo o che occupano lo stesso posto nell’ordine delle nascite. Ad esempio un secondogenito (tenendo conto anche degli aborti spontanei o provocati) è collegato a tutti i secondogeniti della famiglia e così via.

Quale è la posizione della decodificazione biologica rispetto alla medicina ufficiale?
La medicina deve essere a 360 gradi. La medicina ufficiale va bene, ma dobbiamo renderci conto che lavora sul sintomo e che bisogna lavorare anche sulla causa. Sono convinta che un numero crescente di medici si stia rendendo conto di questo fatto. Tanto è vero che ci sono molti medici nei nostri corsi di formazione, così come del resto un numero crescente di medici ci inviano dei pazienti
.
Come descriverebbe il suo metodo?
Come un risveglio di tutta la persona. Credo che il paziente si spogli di tutte le sovrastrutture, un po’ come un carciofo che perde piano piano tutte le sue foglie. Inoltre ho notato che molte persone vengono per un certo problema, ma in fondo vogliono affrontarne un altro.

Quindi ci sono persone che non sanno nemmeno loro lo scopo della terapia che intraprendono?
Infatti. Un’altra cosa sorprendente è la riposta che quasi tutti i malati danno quando chiedo loro il motivo per cui vengono da me. Sembra incredibile, ma sono rari quelli che mi dicono che vengono per guarire.

Perché?
C’è indubbiamente un timore della malattia, ma c’è anche una sorta di compiacimento a essere nella malattia. Quindi il rapporto è molto ambiguo, proprio perché la malattia è una “soluzione di sopravvivenza” del cervello.

Quindi la guarigione comincia dal cervello?
La guarigione comincia con una modificazione delle cellule che avviene con una presa di coscienza. Ho vissuto personalmente un’esperienza del genere e posso assicurare che si tratta di una sensazione straordinaria.

Come lavora?
Ho diversi strumenti. Ad esempio pratico l’ipnosi eriksoniana (una forma di ipnosi leggera che permette di dialogare con il paziente) e anche il drenaggio linfatico. Il drenaggio permette un rilassamento che aiuta il paziente a guardare in faccia la realtà perché non ci può essere guarigione se non si vede la realtà. L’ipnosi invece permette al paziente di visualizzare i propri organi e di accelerarne così la guarigione.
Sono del parere che nessun terapeuta, nessun medico, ha il potere di “guarire” i pazienti: il suo ruolo consiste nell’aiutarli ad autoguarirsi. Il terapeuta è un po’ come un sapone: se il paziente non lo usa, è assolutamete inutile.

Come spiega questo potere di autoguarigione presente in ciascuno di noi?
Ciascuna delle nostre cellule è un ologramma di tutto il nostro corpo e anche dell’intero universo. Sappiamo che ogni pezzetto dell’ologramma contiene l’immagine intera. Abbiamo quindi in noi l’ologramma della perfezione, perciò disponiamo di tutti gli strumenti necessari per guarirci. Se siamo noi che, inconsciamente, creiamo la malattia, è ovvio che possiamo anche guarirla. Credo che siamo solo agli inizi delle scoperte sui poteri dell’ipnoterapia. Quando parlo di ipnosi parlo ovviamente sempre dell’ipnosi eriksoniana.
Le voglio raccontare un’esperienza assolutamente straordinaria che mi è capitata un giorno in vacanza a bordo di un veliero. Uno dei miei compagni di navigazione si era infilato una spina di riccio di mare nel piede e tutti i tentativi fatti per estrarla erano stati vani o addirittura controproducenti. Non avevamo ovviamente nessuna attrezzatura chirurgica per cui qualcuno mi ha proposto di ipnotizzare il ferito per aiutrlo a “spingere fuori” la spina. Ho tentato anche se in realtà ero piuttosto scettica. Ciònonostante tutti noi abbiamo visto la spina uscire dal piede come se fosse spinta dall’interno. Per me è stata una vera rivelazione.

Il nostro cervello ha quindi un potere incredibile?
Si sa ancora molto poco sul cervello. Credo che anche qui siamo solo agli inizi delle scoperte. Vorrei tornare al concetto dell’ologramma che abbiamo in noi. Sono convinta che noi esseri umani siano degli ologrammi di Dio, con, potenzialmente, tutte le possibilità di Dio. C’è un bellissimo libro “La vie des Maìtres” secondo cui noi potremmo fare tutto quanto ha fatto Gesù, se solo ci affidassimo. E questo vale anche per la guarigione, se il paziente si affida, guarisce. Affidarsi non è volere e nemmeno sperare. La speranza è solo l’altra faccia del dubbio e la volontà non è altro che una trappola.
.
Bisogna avere una fede religiosa per affidarsi ?
Direi di no. Anche un ateo può affidarsi e guarire. Se, come dicevo, siamo un ologramma di Dio, il nostro tempio è in noi. Se ci amiamo veramente, amiamo tutto quanto ci circonda e anche quanto sta sopra di noi. Ma per amarci dobbiamo trovarci, dobbiamo essere uno con l’ologramma che è in noi. Se riesci a restare uno indipendentamente da ciò che ti succede, allora sai che ogni momento della vita è un’iniziazione e che anche chi ti fa del male è il tuo iniziatore.
A questo proposito vorrei raccontare una favola indiana che mi piace molto: in paradiso ci sono tre anime illuminate e beate che incontrano una quarta anima che non ha ancora raggiunto l’illuminazione. Questa le supplica di incarnarsi con lei per aiutarla a compiere il cammino della perfezione. Le tre anime dapprima non vogliono accettare, poi finalmente una di loro dice alla quarta: “Va bene, accetto di incarnarmi con te. Ma ricorda che, se ti farò soffrire, lo farò solo per amore”.
Florinda Balli

Christine Dieutegard è fisiterapista di formazione e ha lavorato per sei anni in ospedale. Ha poi seguito una formazione di ipnosi secondo il metodo Erikson. Da vari anni pratica il metodo della decodificazione biologica (décodage biologique).

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Messaggio Da mara il Sab 28 Giu 2008 - 10:27

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E SE LA MALATTIA FOSSE UN MESSAGGIO?
di Barbara Marchand
per Edicolaweb


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Credere che la malattia sia esterna all’individuo e che quest’ultimo sia impotente di fronte ad essa, senza cure e medicine, è falso.
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Ma che cos’è la malattia?
La malattia - anche quella seria - come molti sanno già, è la reazione di sopravvivenza di fronte ad una situazione di urgenza. Arriva quando i livelli energetici si abbassano in modo anomalo. Sul piano biologico "il terreno" si degrada e i batteri appaiono. La caduta delle energie accompagna spesso una diminuzione del livello di coscienza. L’individuo ha difficoltà ad esprimersi, allora il corpo parla al suo posto: ed è malattia.
Non vi sarà mai un malato senza problemi personali importanti!
La malattia può programmarsi in un attimo, a partire da un conflitto psicologico iperacuto permanente, rappresentato da uno stress permanente vissuto nel silenzio della non-comunicazione. È il cervello che innesta e disinnesta le malattie e per questo ha a disposizione quattro possibilità: creare una massa (tumore), scavare (ulcera), bloccare (paralisi) e sbloccare (rilasciarsi).
Il cambiamento-guarigione passa attraverso la risoluzione del conflitto con uno sguardo nuovo sulla vita e con il rinnovamento del "terreno".
Per evitare i rischi della malattia, occorre imparare a conoscersi e uscire dalla malattia vuol dire imparare a capire le cause della degradazione del "terreno" che possono essere psicologiche (depressioni), geobiologiche (habitat), elettromagnetiche (inquinamento), sottili (possessioni)... Cancellando la causa il terreno si ristabilisce e la salute ritorna, senza effetti secondari, senza sequele...
Va ricordato che ricercare soluzioni tecniche sopprime il sintomo ma non risolve la causa.
Per esempio: fatica significa stress, forse anche un conflitto personale. È questo che chiamiamo "psicosomatica".
Esiste anche il percorso inverso: la somato-psichica chiamata anche conflitto di diagnosi. Questo vale per il cancro, per l’AIDS, la leucemia, per le grandi malattie in generale...
Che cosa rappresentano queste parole per ognuno di noi, singolarmente? Quale significato di credenza atavica diamo a questi simboli? Può questa parola provocare un deprezzamento della persona? Una depressione?
L’annuncio di un cancro provoca spesso nel paziente colpito reazioni fisiologiche simili a quelle che provoca un pericolo minaccioso come un’aggressione o un’esplosione: la pressione arteriosa aumenta, le pupille si dilatano, il ritmo cardiaco accelera, i muscoli si gonfiano. Di fronte al pericolo, il sistema nervoso simpatico e le ghiandole surrenali liberano una marea di ormoni che ci predispongono a combattere il pericolo o a fuggire. Nel caso del cancro, la minaccia proviene dall’interno ed è impossibile affrontarlo con le armi tradizionali del combattimento e ancora meno fuggire via.
Le conseguenze di un annuncio traumatico possono essere importanti e a volte permanenti come nel caso del 5% delle donne alle quali è stato comunicato la notizia del cancro al seno. Possono manifestarsi con una iperattività, segni di depressione, turbe del sonno e dell’attenzione. È quello che i ricercatori chiamano memoria traumatica. In situazioni di allarme, la memoria diventa più permeabile agli elementi circostanti che registrano le condizioni del pericolo. Si tratta di abilità di adattamento e di sopravvivenza, quella che permette di evitare questo stesso pericolo semmai si dovesse ripresentare.
Uno stress acuto lascia nella memoria traumatica dei segni indelebili provocati da un alto grado di adrenalina e un tasso debole di cortisolo, due ormoni rilasciati dalle ghiandole surrenali.
Oltre agli ormoni, lo stress post-traumatico colpisce 2 centri nervosi. In primis, l’amigdala, sede della memoria emozionale (e traumatica), che provoca il sentimento di paura. Poi, l’ippocampo, che fornisce i segni di riconoscimenti visivi che permettono alla corteccia prefrontale di temperare la risposta della fuga.
È quindi essenziale che i medici tengano conto di questi dati quando sanno di dover dare una notizia così traumatizzante come quella di un cancro: non è necessario dare troppe informazioni poiché il paziente non le ricorderà mai, ma è indispensabile farlo accompagnare da un parente. D’altra parte, i pazienti che hanno già vissuto episodi traumatizzanti rischiano di soffrire maggiormente di uno stress post-traumatico e nell’osservazione del paziente i medici dovrebbero tenerne conto.
C’è un altro fatto, forse ancora più grave.
Se la chemioterapia e gli interventi chirurgici invasivi possono sembrare aberranti, esiste da qualche tempo un’altra forma di aberrazione: il far passare sistematicamente per la trafila della malattia cancro persone che, anche se deboli, non presentano comunque i criteri energetici del cancro. Il cancro corrisponde, infatti, ad un livello energetico precisissimo, ad un livello di stress patogeno, a parametri bioelettronici sballati in modo caratteristico (un pH alcalino) e una forte carenza in Vitamina. C.
Quello che stupisce di più è che persone che si trovano al di fuori di queste zone critiche siano inviate sistematicamente nel reparto "cancerologia" senza che nessuno abbia mai verificato se la loro debolezza energetica è in regressione oppure no.
Alcune malattie arrivano semplicemente per ricordarci che abbiamo sbagliato strada, che recitiamo la parte di un altro, un ruolo impartito dall’ambiente familiare oppure dal nostro entourage; a volte possiamo risolverle interrogandoci sulla nostra vita.
È forse questa un’occasione unica per riprenderci per mano, per crescere e sbocciare con tutte le nostre potenzialità.
Non è però facile e soprattutto il non voler cambiare spesso lascia spazio proprio alla malattia...
Abbiate cura di voi!



Ultima modifica di mara il Sab 28 Giu 2008 - 10:44, modificato 4 volte

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Messaggio Da mara il Sab 28 Giu 2008 - 10:38

RIPROGRAMMARE LE CELLULE


L’Analisi e Reinformazione cellulare è un metodo terapeutico ideato dal medico francese Michel Larroche. Usa filtri e frequenze sonore per correggere le informazioni distorte inserite nelle nostre cellule da shock e condizionamenti negativi. Lo scopo è di riconnetterci con il nostro progetto più atutentico.
L’Analisi e Reinformazione Cellulare è una terapia olistica che riunisce in sé varie discipline e vari approcci dell’essere umano. Uno dei princìpi base del metodo è ovviamente la constatazione che nell’uomo corpo e psiche non sono scindibili. La malattia, fisica o psichica, è quindi solo la punta dell’iceberg ed è miope voler “guarire” l’essere puntando solo sul quel minuscolo frammento emerso. Ma in che modo agisce concretamente l’Analisi e Reinformazione Cellulare? Lo chiediamo a Luca Vivarelli, psicoterapeuta che opera ad Ascona, nella Svizzera italiana, e che ha scelto di praticare questo metodo quale strumento più completo di guarigione dei suoi pazienti.
[size=15]Quali sono le basi dell’Analisi e Reinformazione Cellulare?
L’Analisi e Reinformazione Cellulare parte dal principio stabilito dalla fisica quantitistica che la particella di materia e l’onda di informazione sono una sola ed identica cosa, in continuo “switch” tra materia ed energia. Questo implica che la memoria di un trauma o di un condizionamento, portata come le altre informazioni da un’onda energetica, può benissimo modificare i parametri della materia e causare una patologia.

Come avviene questo processo?
L’informazione “distorta” blocca la comunicazione tra il corpo e il campo morfogenetico che dovrebbe inviare l’informazione del giusto modello di sviluppo. Quindi l’individuo psicofisico comincia a funzionare come può e questo funzionamento imperfetto fa sì che con il tempo si manifestino dei problemi a livello fisiologico o psichico. Per dare un’idea di quanto avviene, direi che il corpo diventa come un’orchestra che per un motivo o per l’altro non è più in contatto con il suo direttore.

E come interviene l’Analisi e Reinformazione cellulare?
L’Analisi e Reinformazione cellulare interviene innanzitutto con un esame dell’informazione contenuta nella cellula e una scoperta dell’elemento di disturbo che viene eliminato. A questo punto fa seguito un riallineamento del corpo con le informazioni fornite dal campo morfogenetico.

Quando parla di campo morfogenetico, intende il campo legato alla specie, simile a quello di cui parla il biologo Rupert Sheldrake nei suoi libri?
Sì, Sheldrake ne parla molto anche se credo che per l’esattezza la scoperta vera e propria vada attribuita ad Emile Pinel. Per campo morfogenetico intendo ciò che viene chiamato Memoria Akashica ossia una grande «biblioteca» in cui vengono raccolte tutte le informazioni sulla vita dell’Universo.

Come avviene concretamente la terapia?
Essenzialmente con l’uso filtri contenenti vari tipi di informazione. Il terapeuta controlla costantemente il polso del paziente e procede a una serie di test secondo un protocollo ben preciso, andando sempre più in profondità e scoprendo via via i blocchi che hanno portato ad altri blocchi, poi la causa di questi ultimi e così via. Alla fine si arriva a scoprire la causa centrale della problematica che si manifesta quel giorno. Per fare un esempio pratico: supponiamo che esaminando un paziente, io scopra un blocco a livello del fegato. A questo punto mi sforzerò di appurare se si tratta di un blocco prevalentemente fisiologico, oppure psicologico, emotivo, mentale, o transgenerazionale. Quindi via via procederò alla ricerca della causa prima del blocco, mettendo il paziente a contatto con diversi filtri e controllando la reazione del suo polso. Una volta scoperta la causa, userò dei filtri per ristabilire il contatto con il campo morfogenetico. Una volta ottenuto questo “fisserò” il risultato nella memoria cellulare con delle frequenze sonore appropriate, che ottengo facendo vibrare dei diapason.

Perché quest’ultimo passaggio?
Perché altrimenti, una volta tolti i filtri, il vecchio schema corporeo tornerebbe a manifestarsi.

Per quale motivo uno psicoterapeuta come lei si è interessato ad una tecnica energetica?
Il dottor Michel Larroche, padre dell’ARC, ha scritto giustamente che sia la psicanalisi che la psicoterapia sono in realtà dei processi energetici. Il solo problema è che presuppongono solitamente un iter molto lungo e spesso aleatorio in quanto a volte la presa di coscienza dell’informazione fuorviante rimane ad un livello intellettuale senza toccare il corpo. Con la tecnica energetica invece si porta rapidamente alla coscienza la memoria del trauma e si fornisce l’informazione corretta a tutti i livelli, fisico e psichico, conscio ed inconscio, organico ed energetico. Molte volte si tratta nientemeno che di informare la persona di chi sia lei veramente, per cancellare le convinzioni limitanti che le impediscono di realizzare il suo potenziale più autentico. Le si fa prendere coscienza di ciò che le sta veramene a cuore, di ciò che le appartiene e che le permette di seguire a modo suo e secondo la sua coscienza la sua “Leggenda Personale”, per usare le parole di Paulo Coelho
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Ultima modifica di mara il Sab 28 Giu 2008 - 11:22, modificato 7 volte

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Messaggio Da mara il Sab 28 Giu 2008 - 10:43

Chi è il dottor Larroche?
Un medico francese di grande intelligenza, particolaremente portato per la ricerca e sempre desideroso di andare in fondo ad ogni problema. Da notare che, oltre alla medicina, Larroche ha studiato anche fisica e matematica. Il dottore Larroche ha iniziato con la pratica della medicina classica, ma si è presto scontrato con i limiti che questa disciplina gli poneva. Ha quindi intrapreso lo studio dell’omeopatia, dell’agopuntura e anche della psicologia, interessandosi in particolare alla Psicosentesi di Roberto Assaggioli, che tra parentesi è il metodo che pratico anch’io. Ma l’incontro fondamentale per Larroche è stato quello con un altro medico francese, il dottor Paul Nogier, padre dell’Auricoloterapia, una forma di medicina energetica che si basa sui punti riflessi dell’orecchio, nei quali si ritrova tutto l’organismo umano. La collaborazione con Nogier e la sua scuola è stata determinante per Michel Larroche e lo ha portato, ad elaborare il suo proprio metodo di Analisi e Reinformazione Cellulare.

Quali sono le patologie che si possono curare con questa tecnica?
Credo che sarebbe più giusto chiedere che cosa non si può curare. Direi che l’Analisi e Reinformazione Cellulare non può curare ciò che è irrimediabilmente rovinato. Non può rimettere a posto un sistema neurologico, né una gamba rotta. Quello che può fare invece, è favorire il processo di guarigione. Personalmente come psicoterapeuta, lavoro molto a livello psichico e ottengo degli ottimi risultati, anche se chiaramente i successi più spettacolari sono quelli che si hanno a livello fisico; come ad esempio emicranie considerate inguaribili che spariscono dopo poche sedute. Naturalmente il mio scopo non è solo di far sparire il sintomo, anche se è ovvio che quando mi trovo davanti una persona che soffre faccio di tutto per darle subito un sollievo. Quello che voglio, soprattutto, è andare a sradicare la causa del disturbo, sia essa un trauma fisico, uno shock psicologico, una tendenza ereditaria, oppure un tratto troppo rigido del carattere, un aspetto sadomasochista e così via. Quindi vado a liberare i blocchi attraverso i filtri. Inoltre, se lo ritengo necessario, consiglio eventualmente un altro tipo di terapia, che so: massaggi, una psicoterapia, una ipnoterapia, una cura omeopatica, o altro ancora.

Il paziente rimane da lei per queste terapie, o lei lo manda da un altro terapeuta?
Dipende. Oltre ad essere allievo di Michel Larroche, sono anche psicoterapeuta, ipnoterapeuta e sofrologo, il che mi permette - se necessario - di unire queste tecniche all’Analisi e Reinformazione Cellulare. Ma ci sono cose che non faccio, come ad esempio il massaggio, o la riflessologia plantare. Inoltre non sono medico, per cui, se mi si presenta per due o tre volte un problema ad un organo, consiglio al paziente di fare un checkup.

L’Analisi e Reinformazione Cellulare è molto diffusa?
In Francia ho dei colleghi medici che hanno scelto di lavorare esclusivamente con questo metodo e hanno un grandissimo successo. A Parigi, due dottoresse mie colleghe hanno addirittura liste d’attesa di mesi.

E il dottor Larroche pratica ancora?
Vive nella regione di Bordeaux e si dedica quasi esclusivamente alla ricerca e all’insegnamento. Il metodo è tuttora in evoluzione. Un altro collegamento molto interessante fatto dal dottor Larroche, è quello tra il corpo e l’Albero delle Sefirot della Cabala. Con quest’ultimo capitolo si entra nel simbolismo del corpo e nel mondo degli archetipi il che contribuisce alla lettura del sintomo, stabilendo un rapporto tra corpo, psiche ed emozioni. Come ho detto all’inizio, il dottor Larroche ha studiato anche Psicosintesi. Assaggioli parla di integrare le sottopersonalità e il metodo di Michel Larroche è un ottimo strumento per questa integrazione.
Florinda Balli

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