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Messaggio Da Valerio Rizzo il Dom 14 Dic 2008 - 1:36

Obesità e sovrappeso, un problema di quantità o di qualità?






Sempre
più persone si rivolgono agli specialisti della nutrizione: si vuole
dimagrire, stare meglio. Non sempre si è disposti a cambiare le proprie
abitudini alimentari.


Di fatto si osserva una
vera e propria epidemia di obesità e di problematiche di salute
(patologie) più o meno strettamente collegate alle abitudini
alimentari. Tale epidemia, per il suo carattere globalizzato, ha
meritato l’appellativo di “pandemia”.

Essa ha avuto origine
negli Stati Uniti, paese che ci fornisce un esempio e una guida in
diversi aspetti dello sviluppo (tecnologia, scienza, costume,
divertimento, ecc…) e sta rapidamente dilagando in tutto il mondo,
tanto nei paesi ricchi quanto in quelli più poveri.

Per un parziale approfondimento di quali possono essere le origini di questo problema, si veda questo sito.

Gli Stati Uniti da quel
punto di vista appaiono ormai come una società che sta facendo
auto-gol: le leggi del mercato comportano che l’industria alimentare si
concentra sempre di più nella produzione di alimenti fortemente
attraenti per il consumatore e di conseguenza quest’ultimo, che sia un
bambino, un adolescente o un adulto, viene sempre più guidato,
attraverso i messaggi pubblicitari, al consumo smodato di determinati
alimenti.

Il problema è che questi
alimenti, così promossi dalle operazioni di marketing, spesso sono un
sovrappiù calorico e inoltre contengono ingredienti non proprio
salutari per il consumatore.

Perché dico che una
società siffatta sta facendo auto-gol? Perché, per aumentare gli
introiti di alcune grandi aziende produttrici, si finisce con il
danneggiare la salute di tutti.

Ma dove sta l’elemento
negativo? Dove sta il legame tra la pubblicità, l’attrazione suscitata
da certi alimenti e il fatto che stiamo tutti aumentando di peso? Che i
nostri figli sono destinati a lottare con il peso e a fare sempre più
diete?

Si può notare come,
soprattutto le nuove generazioni, sono sollecitate a mangiare di tutto
a qualsiasi ora, mentre l’offerta è sempre più ampia e diversificata.

Manca il tempo di
preparare delle cose sane, scompaiono i negozi di generi alimentari
freschi mentre dilagano le catene di supermercati, i distributori
automatici, le bibite gassate; i tè freddi e i succhi di frutta
zuccherati sostituiscono l’acqua.

Quello che viene
giustamente chiamato “cibo-spazzatura” (fast-food: hamburger,
bomboloni, patatine fritte) sono delle vere e proprie bombe caloriche.
I grassi che sono contenuti sono della peggiore natura (grassi trans),
gli zuccheri che contengono sono semplici (zucchero, sciroppi di
glucosio, fruttosio, glucosio+fruttosio, altri edulcoranti artificiali)
e, ancora peggio, non sono presenti nutrienti e micronutrienti
importantissimi per la salute e la crescita.

Al supermercato le
famiglie tendono ad acquistare molto di più di quello che è nelle loro
potenzialità di consumare, per cui accumulano e poi… qualcuno deve
finire. Al supermercato, lo sappiamo tutti, spesso si va per acquistare
una-due cose e se ne esce con le tasche vuote e il bagagliaio pieno.
Insomma, per mancanza di tempo si tende ad acquistare alimenti
preparati e ad acquistarne di più.

Inoltre, spesso, si
tende a privilegiare i prodotti che costano meno, quelli cioè per cui
le ditte produttrici devono utilizzare gli ingredienti meno pregiati e
più economici.

Inomma, si è visto che l’epidemia di obesità dipende sia da un problema di quantità che di qualità del cibo.

Per questo: chi
vuole dimagrire e stare meglio, deve accettare necessariamente che il
suo problema, che è quello di tutti noi, non può essere risolto
veramente alla radice senza un radicale cambiamento delle proprie
abitudini: non solo attività fisica e restrizione calorica (tutto
questo è importantissimo ma arriva fino ad un certo punto), ma anche
attenzione alla qualità di quello che si mangia.


Per fare un viaggio
illuminante nel mondo della produzione del cibo, alla scoperta dei
costi reali dell’attuale sistema produttivo degli alimenti e per capire
quali possono essere i motivi alla base degli attuali e futuri problemi
nutrizionali delle nostre società, consiglio caldamente la lettura di
due testi:

TOXIC, di William Reymond, edizione Nuovi Mondi

IL DILEMMA DELL’ONNIVORO, di Michael Pollan, edizione Adelphi

Valerio Rizzo
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