Sergio Cavagnero :sprecato in Italia

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Messaggio Da XENA il Mer 25 Feb 2009 - 16:01




Sergio Cavagnero: «Con le staminali Greta potrà tornare a parlareRiconoscimenti? Mi sono arrivati solo dall’estero»


E’ “dottor Miracolo” ma il nostro Paese non se ne accorge

Sergio Cavagnero :sprecato in Italia 0032311 TORINO 27/12/2008 - «Ci sarebbe una minima possibilità che la giovane Greta possa cominciare a proferire semplici parole, anche senza un intervento chirurgico di cellule staminali». A dirlo è Sergio Canavero, il neurochirurgo delle Molinette che insieme a Barbara Massa Micon, neurochirurgo del Cto, con un intervento chirurgico al cervello è riuscito a strapparla dallo stato vegetativo permanente in cui si trovava a seguito di un brutto incidente stradale. «Sarebbe minima, questa possibilità, del 5 per cento circa - spiega Canavero, seduto al tavolo dello studio -, e potrebbe manifestarsi nell’arco di mesi o anni. I processi di auto-guarigione attivati dalla stimolazione potrebbero migliorarla ulteriormente». Una buona notizia, questa, che però è legata allo scorrere del tempo, l’unico che in questo momento può decidere sul futuro di questa ragazza. Intanto, nella buca delle lettere, via mail e sul cellulare di Canavero continuano ad arrivare centinaia di richieste di aiuto di familiari di pazienti in stato vegetativo permanente, ma nessuna risposta è finora arrivata dal Governo sulla possibilità di realizzare un centro che sia in grado di salvare dallo stato vegetativo permanente questi pazienti, che in Italia sono fra i 3 e i 6mila.

Oggi, dottor Canavero, come ci si sente ad aver ricevuto il riconoscimento da parte di autorevoli neurologi e neurochirurghi di tutto il mondo, come pure dalla prestigiosa rivista di medicina “Journal of Neurology” e del “Journal of Neurology, Neurosurgery and Psychiatry”, della validità scientifica dell’intervento eseguito sulla giovane Greta Vannucci, soprattutto dopo aver trovato difficoltà di percorso?

«Dall’estero è arrivato un’ondata di riconoscimenti, e ne sono soddisfatto, dall’Italia non una chiamata. L’unico politico che mi ha contattato è stato il senatore Ignazio Marino, sotto sollecitazione, immagino, di tutte le figure che ho interpellato, soprattutto in questi ultimi giorni, e cioè Napolitano, Berlusconi e Fini».

Quali sono le difficoltà che esistono in Italia nell’ambito della medicina?

«In Italia il vero ostacolo è l’Università, che seleziona incompetenti nel 90 per cento dei casi e non permette la ricerca bloccando i bravi studiosi che hanno idee, mentre i fondi vengono sprecati in progetti non veramente utili».

Di che cosa si rammarica di non aver potuto fare, in mancanza di fondi e strutture?

«Grazie al cielo, tutte le cose che volevo fare le ho fatte “aggirando” il sistema italiano, ma avrei fatto molto di più se ci fossero state le possibilità. Sono riuscito a dare molto di più all’estero».
Qual è, secondo lei, il futuro della ricerca italiana che la vede coinvolta insieme alla dottoressa Barbara Massa Micon?

«Il futuro della ricerca italiana è pessimo, nonostante qualche isola felice si trovi in Lombardia e nonostante abbia ricevuto anche qualche sporadico tentativo di collaborazione da associazioni private di malati. Nessun tentativo di collaborazione è arrivato, però, da enti statali e universitari».

Oggi quali cose si sente di chiedere alla sanità?

«Un centro dedicato per la stimolazione corticale dotato di due posti letto, tre neurochirurghi e infermieri. Non esiste nessuna difficoltà tecnica per ottenerlo, c’è solo un problema di volontà polita e organizzativa».

E se nella realizzazione di questo centro si tenesse conto anche del coinvolgimento del Politecnico di Torino, non crede, professore, che si farebbero grandi passi in avanti in questo ambito di ricerca?

«In Italia serve molto di più il “venture capital”, ovvero una rete di grosse ditte o banche che mettono a disposizione una frazione dei loro introiti per sostenere economicamente le start-ups, ossia compagnie dedicate allo sviluppo di sistemi di ingegneria neurale e applicazioni tecnologiche nel campo della stimolazione cerebrale. In questo modo si darebbe occupazione di alto livello per sviluppare tutto il sistema di stimolazione corticale, e avere, magari, anche un nuovo pacemaker endocranico, che significa un intervento ancora meno invasivo».

Dove collocherebbe il centro?

«All’ospedale Molinette o al Cto, oppure in qualsiasi altro ospedale della città».

Infine, lei ha idea di quanti spossano essere i casi su cui si potrebbe procedere con questo tipo di intervento?

«Fra 3mila e 6mila, più bisogna contare i pazienti con dolore neurogeno, con depressione, epilessia, malattia di Parkinson e da sottoporre a riabilitazione motoria dell’ictus, un bacino immenso».

Liliana Carbone





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Messaggio Da minerva il Sab 28 Feb 2009 - 19:17

Nel nostro paese non si accorgono di nulla che non sia illegale, le cose belle e giuste? Zero!
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Messaggio Da mara il Dom 1 Mar 2009 - 10:43

A volte mi pare di vivere in un paese sottosviluppato dove i piu potenti fanno i loro esperimenti.....(es. scie chimiche)

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