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Messaggio Da XENA il Ven 23 Ott 2009 - 12:04

Vorrei racchiudere in questo 3D tutte le piante che sono state testate in vivo.
Cortesemente postate qui le vostre info.
grazie FARMACOLOGIA BOTANICA Icon_biggrin

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Messaggio Da XENA il Ven 23 Ott 2009 - 12:06

I principi attivi della maggioranza dei famaci proviene da piante o animali
Le medicine sintetiche sono in calo e nonostante le ricerche in nuovi campi come le biotecnologie i farmaci si basano su pricipi vegetali o animali





Il principio attivo di tre farmaci su quattro, tra quelli attualmente in vendita nelle farmacie, proviene dalla natura. Questo è quello che emerge da uno studio di David Newman, direttore del dipartimento Prodotti naturali del National Cancer Institute americano. Dal 1981 ad oggi il 73% di tutti i nuovi farmaci messi in commercio nascono direttamente o indirettamente (tramite ottimizzazioni in laboratorio) da vegetali, animali e invertebrati marini. E questo nonostante i sempre maggiori investimenti in campi come le biotecnologie.
Sul Journal of Natural Products dove è stato pubblicato questo studio si legge: "l'avvento di nuove tecniche di chimica combinatoria negli anni '90 ha spinto molte industrie farmaceutiche a cambiare metodo di ricerca". Quindi i chimici hanno cercato la loro ispirazione per produrre nuovi farmaci nei loro computer. Il risultato di ciò, spiega Newman, è che ci sono sempre meno farmaci innovativi. Nel 2004 hanno concluso tutti i test e sono giunti in commercio solo 25 nuovi farmaci.
Redazione MolecularLab.it (28/03/2007)
















Elisabetta Agradi e Ivano Morelli
FARMACOLOGIA BOTANICA Tratteggio_notizie

La Botanica Farmaceutica ha – con altre discipline - come scopo di ricerca e studio le piante medicinali, definite come “le piante con provate proprietà terapeutiche”. Al complesso delle conoscenze sull’uso delle piante medicinali, accumulatosi nel tempo coll’esperienza, si sono di recente aggiunti i dati della Fitochimicae della Farmacologia, che hanno permesso una definizione sempre più precisa dell’attività e dei caratteri chimici dei principi attivi vegetali, attraverso uno studio degli effetti della pianta (o una sua parte) come tale in sé, o dei suoi principi estratti: in associazione/sinergia fra loro o singolarmente/isolati.


Grazie alle solide basi scientifiche della Farmacologia Botanica, anche ai tempi d’oggi è quindi ancor più valido, e tutt’altro che controcorrente’l’utilizzo razionale, l’estrazione dalle piante dei loro numerosi principi attivi, ben noti alla Medicina moderna, quali la digitossina (dalla digitale) ad azione cardiotonica, gli alcalodi quali la morfina/papaverina/codeina (dal papavero), ne sono una testimonianza.

Esiste comunque ancora spazio nella Medicina Ufficiale, per i medicamenti definiti “Semplici”: foglie, bulbi, rizomi, tuberi, fiori e frutti di piante come altea, adonide, camomilla, assenzio genziana, rabarbaro, la corteccia di china.

La Medicina ufficiale definisce oggi nel fitocomplesso- quell’insieme di migliaia di componenti che costituiscono il tessuto chimico della pianta” - proprietà uniche che hanno come base la funzionalità sinergica/globale dei suoi principi attivi.

Basti pensare all’iperico ed alla serie di composti che agiscono sugli stessi meccanismi e su meccanismi distinti concorrendo sinergicamente all’effetto antidepressivo di questa pianta. Se l’isolamento dei principi attivi aveva già ridotto drasticamente l’utilizzo del numero di piante a scopi terapeutici, oggi grazie al supporto scientifico offerto delle discipline chimiche e farmacologiche, si assiste ad un crescente interesse per nuove specie botaniche di cui viene provata l’efficacia attraverso studi sempre più sofisticati, ma validati per la capacità di riflettere l’efficacia in vivo. Ovviamente l’attenzione viene posta soprattutto alle specie in grado di rallentare quei processi che ad oggi costituiscono la maggiore minaccia per la vita ed anche la qualità di vita dell’uomo e che si accompagnano inesorabilmente all’invecchiamento. Il riconoscimento dei meccanismi, ormai numerosi, coinvolti in questo processo, modula l’approccio terapeutico sia preventivo primario che secondario imponendo di colpire i “bersagli” con sempre più farmaci ad azione diversa.

La speranza di un decotto o altro preparato di piante, naturalmente strettamente controllate dal punto di vista qualitativo e quantitativo, racchiudente quei principi attivi si prospetta come valida alternativa ai cocktail di pillole, mezze o quarti di pillola che la terapia impone.


Ultima modifica di XENA il Ven 23 Ott 2009 - 12:24, modificato 3 volte

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Messaggio Da XENA il Ven 23 Ott 2009 - 12:09

Gynostemma pentaphyllum





Tra le piante candidate per le sue attività dimostrate scientificamente si evidenzia orala G.P. (Cucurbitaceae), ribattezzata dai cinesi "pianta dell'immortalità"[e per la varietà europea ufficialmente “gin pent” da parte dell’Ufficio Comunitario delle Varietà Vegetali dell’Unione Europea]. Conosciuta da secoli in Oriente, solo recentemente si è iniziato a studiarla in modo scientifico anche nei paesi europei.

La pianta è stata sottoposta a numerose indagini di tipo fitochimico e/o farmacologico e clinico.

Tra i principi attivi identificati numerosi flavonoidi e ben 90 saponine triterpeniche, di cui le ultime sono state scoperte solo negli anni più recenti.

Tali composti sono stati correttamente denominati gypenosidi, e sono strettamente collegati, da un punto di vista strutturale, alle saponine presenti nel Panax ginseng, note come ginsenosidi, responsabili anch'esse dell'attività adattogena e delle molte altre azioni del Ginseng.

Gli studi farmacologici condotti sugli estratti grezzi di Gynostemma pentaphyllum e/o sulle saponine e sugli altri costituenti isolati così dalla pianta, hanno in effetti evidenziato numerose ed interessanti attività officinali, sia in prove in vitro, che su modelli animali e in alcuni casi anche sull'uomo, come documentato da una numerosa letteratura scientifica prodotta soprattutto in questi ultimi anni da Istituti di ricerca prima cinesi, poi giapponesi e più di recente europei.

La Gynostemma pentaphyllum Makino (Cucurbitaceae) è una pianta medicinale cinese che attualmente viene coltivata e venduta anche in Europa come vegetale "utile per il benessere e la bellezza".

La pianta è una liana perenne che cresce allo stato selvaggio nella Cina meridionale, in Giappone, India e Corea; in Cina viene impiegata nella medicina tradizionale contro la bronchite, in molte altre patologie e come tonico generale: nella medicina popolare vengono descritti i benefici effetti dei vari preparati nei disturbi polmonari, tosse, asma, bronchite cronica, nei disturbi gastrointestinali, disfunzioni epatiche e renali, nelle depressioni, nervosismo e insonnia…

Viene coltivata in Italia dalla Ambrogio Vivai di Leno (Brescia) con il marchio "GYN-PENT", registrato in tutta Europa, Svizzera compresa e negli Stati Uniti d'America.
La pianta è stata sottoposta a numerose indagini di tipo fitochimico e/o farmacologico e clinico. Le ricerche del primo tipo hanno portato alla identificazione di flavonoidi (Fang Z.P. & Zeng X.Y., 1989) e di composti steroidici derivati del colestano (Akihisa T. et al., 1988) e dell'ergostano (Akihisa T., 1987, 1989 e 1990).

Come principi attivi sono state comunque identificate ben 90 saponine triterpeniche, di cui le ultime sono state scoperte solo alcuni anni or sono (Hu L.H., 1996 e 1997).

Tali composti sono stati correttamente denominati gypenosidi, e sono strettamente collegati, da un punto di vista strutturale, alle saponine presenti nel Panax ginseng, note come ginsenosidi, responsabili anch'esse dell'attività adattogena e delle molte altre azioni del Ginseng. Inoltre il gypenoside XVII è stato anche isolato ed estratto da Panax quinquefolium, Panax notoginseng e Panax japonicus, piante Araliaceae, affini seppur non strettamente correlate alle Cucurbitaceae, cui appartiene Gynostemma pentaphyllum (Morita): differenze sistematiche che hanno permesso di caratterizzare e differenziare gli estratti di Ginpent-pentaphyllum da quelli delle tre specie medicinali del genere Panax.

Gli studi farmacologici condotti sugli estratti grezzi di Gynostemma pentaphyllum e/o sulle saponine e sugli altri costituenti isolati così dalla pianta, hanno in effetti evidenziato numerose ed interessanti attività, sia in prove in vitro, che su modelli animali e in alcuni casi anche sull'uomo, come documentato da una numerosa letteratura scientifica prodotta soprattutto in questi ultimi anni da Istituti di ricerca prima cinesi, poi giapponesi e più di recente europei.

Tra le principali azioni riscontrate, possiamo citare quelle: antitumorale (Wang C., 1995, Han M.Q., 1995, Liao D.F., 1995), ipocolesterolemizzante ed ipolipidemica (Cour B., 1995), immunoprotettiva (Hou J., 1991; Liu J., 1994; Qian X., 1999), antiulcera (Lewis D.A. & Hanson P.G., 1991, Zhang L., 1994), antiossidante (Li L., 1993; Xiao G.L., 1994), antiinfammatoria ed epatoprotettiva (Lin J.M., 1993), anti PAF & antitrombotica (Takagi J., 1985 & Tan H., 1993).

E' stato inoltre suggerito che i gypenosidi possano esser utili per la prevenzione e per il trattamento dell'aterosclerosi (Dai M., 1998) e per ritardare il processo di invecchiamento, grazie anche alle rilevate proprietà antiossidanti (Li L. e Lau B.H., 1993).

Altre indagini, infine, hanno evidenziato un effetto protettivo dell'estratto di G. pentaphyllum sul cervello/’ippocampo’ (Wang Q.G., 1997) e inoltre azioni sul cuore: effetto intropo negativo, attribuito alla frazione flavonoidica, che risulta influenzare la concentrazione degli ioni calcio (Li L., 1998); azione delle saponine sui potenziali di azione degli ioni calcio, sodio e potassio(Zhao Y., 1998).

NESSUNA TOSSICITA’ DI GIN-PENT O DI SUOI COMPONENTI.Secondo i più completi e aggiornati data base tossicologici mondiali, si può ragionevolmente/tranquillamente affermare che il Gin-Pent, tenuto anche conto del suo largo impiego da molto tempo, presso le popolazioni orientali, sia una pianta sicura e priva di effetti indesiderati.

INFATTI
Nella letteratura scientifica recensita dal Chemical Abstract, dal Biological Abstract, da Current Contents, da Excerpta Medica (EMBASE) e da MEDLINE, non esiste nessun lavoro che descriva effetti tossici, mutageni e teratogeni né sugli animali né sull'uomo né della pianta Gynostemma pentaphyllum né dei suoi principi attivi.
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La professoressa Elisabetta Agradi è Direttore di Botanica Farmaceutica, Facoltà Farmacia, Università di Milano

Il professor Ivano Morelli è Direttore della Scuola di Specializzazione in "Scienza e Tecnica delle Piante Officinali", Università di Pisa

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