Ciao Raimondo

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Ciao Raimondo

Messaggio Da mara il Ven 16 Apr 2010 - 11:18

Addio
Vianello, gentiluomo della tv

Raimondo Vianello insieme a Sandra MondainiOPINIONI Che barba, che noia M.
GRAMELLINI

SCRIVI Il vostro ricordo di Raimondo Vianello
FOCUS Vianello: il privato, l'attore e il
presentatore


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Addio Vianello, mattatore del
piccolo schermo



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Vianello, immagini della sua vita di attore


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Vianello, fra vallette e show-girl televisive


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Vianello, dagli esordi in tv a Sanremo


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Fabrizio Frizzi ricorda l'amico Vianello


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Il duo Vianello:
coppia d'oro in tv
e nel
privato



Muore a 87 anni il
protagonista
più anomalo del nostro spettacolo:
classe e humor
britannici sia in duo
con Tognazzi sia con la Mondaini
ALESSANDRA COMAZZI
TORINO
Raimondo Vianello non c’è più e
con lui davvero si chiude una grande stagione di tv, la televisione dei
pionieri nella Rai del monopolio ma anche di quella commerciale, la
televisione di Un due tre, di Studio Uno, del Festival di Sanremo, delle
liti domestiche con Sandra Mondaini (sposata nel 1962) trasferite sul
video. L’attore è morto ieri, a Milano: era nato a Roma, avrebbe
compiuto 88 anni il 7 maggio. Ancora nel dicembre 2008 aveva avuto
successo con Crociera Vianello su Canale 5, la fiction con cui la
Mondaini avrebbe dovuto dare l’addio alle scene.

Alcune scene
erano state girate a Torino, lui era in gamba, lucidissimo e galante nel
suo maglione azzurro. Più malandata lei. Nel 2006, a Saint Vincent per
le Telegrolle, aveva ricevuto riconoscimenti alla carriera, insieme con
la moglie. Tutto il pubblico in piedi gli aveva attribuito ancora una
volta applausi forti, prolungati ma soprattutto genuini. Lui, con il suo
aspetto anglosassone, l’aria burbera, la squisita ironia, il lungo
passato artistico, la capacità di continuare a lavorare in salute e in
malattia, e pure durante una consapevole vecchiaia, era autenticamente
amato dagli spettatori.

Il padre, ammiraglio, vuole che entri in
diplomazia: per questo il giovane Vianello si iscrive a Giurisprudenza.
Però, alla fine della guerra, cambia strada: Garinei e Giovannini lo
scelgono per interpretare un ufficiale americano nella rivista
Cantachiaro n° 2. E la sua vita ha una svolta. Continua a lavorare nel
teatro leggero, che negli anni difficili del dopoguerra è in grande
spolvero: recita accanto a Carlo Dapporto, Wanda Osiris, Gino Bramieri e
nel 1951 inizia il suo fondamentale sodalizio con Ugo Tognazzi. Nel ‘54
la televisione comincia a trasmettere anche in Italia, e in quello
stesso anno debutta uno dei programmi che più hanno segnato la
piccola-grande storia del piccolo schermo: Un due tre.

Vianello e
Tognazzi vestiti da mondine o la parodia del viaggio in Italia di Mario
Soldati (già allora, alla ricerca della «gente» vera), o lui che dice
«Tito, tu che hai ritinto il tetto, ma te t’un t’intendi tanto di tetti
ritinti?» restano fra i momenti più esilaranti della televisione
italiana. E non sono soltanto reperti di video-archeologia. Sono dei
classici. Un due tre va avanti fino al ‘59, per 77 puntate. Fino a
quando la coppia comica non prende in giro il Presidente della
Repubblica, Giovanni Gronchi che, durante una serata alla Scala in onore
di De Gaulle, era scivolato da una sedia. Tognazzi in trasmissione a
sua volta cade da una sedia e Vianello gli chiede: «Chi ti credi di
essere?». Basta quello. Il programma viene sospeso. Ma certo Vianello
non sospende la sua attività televisiva.

E comincia a lavorare in
coppia con la moglie Sandra Mondaini: Studio uno, Sai che ti dico?,
Tante scuse, Di nuovo tante scuse, Io e la Befana: è tutto un
proliferare di varietà in cui i due si beccano, si sgridano, si
lamentano reciprocamente, blandamente si insultano, fingono di tradirsi
ma poi si ritrovano sempre insieme. Simbolo di una vita di coppia
piccoloborghese, forse, ma anche un po’ intellettuale e soprattutto
rassicurante.

Nell’82, Vianello, sempre insieme con Mondaini,
attraversa il Rubicone catodico e passa a Fininvest, trascinato, come
usava a quei tempi, come capitò pure a Mike Bongiorno, da Berlusconi in
persona. Continua lo schema della tv di coppia (Casa Vianello e Cascina
Vianello) ma con aggiunte: il calcio, per esempio. Raimondo, che in
proprio ama giocarci, a pallone, e allena una sua squadra che si chiama
Samo (acronimo di Sandra Mondaini), conduce dal ‘91 su Italia1 Pressing.
Con il consueto garbo, e senza par condicio: resta famosa quella
puntata del ’94 in cui, con Berlusconi appena sceso in campo, lui dice
di sapere già per chi votare: per il Cavaliere, per chi altri sennò?

Ma
la sua signorilità non viene scalfita, non gliene vuole nessuno,
nemmeno la Rai, che nel ’98 lo chiama a condurre Sanremo insieme con
Veronica Pivetti e Eva Herzigova. Un’edizione molto bella, singolare; un
rito, come si conviene, temperato però dall’anglosassone distacco del
conduttore. Che tratta la Pivetti (la quale sta perfettamente al gioco)
come sua moglie Sandra nelle sit-com. Intanto la vita continua: nel suo
speciale «de senectute», Vianello adotta un’intera famiglia di
filippini, dirada l’attività televisiva ma non la annulla completamente.
Sta attento, come sempre è stato, alla vita privata, sostiene la moglie
e lei sostiene lui. «Che barba che noia», che classe.

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Re: Ciao Raimondo

Messaggio Da mara il Ven 16 Apr 2010 - 11:25

Ieri sera alla notizia della morte di Vianello mi sono pianta tutte le lacrime che avevo!
Porca miseria il tempo passa.......e non sono piu bambina!

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Re: Ciao Raimondo

Messaggio Da Lotty il Ven 16 Apr 2010 - 19:26

mara ha scritto:Ieri sera alla notizia della morte di Vianello mi sono pianta tutte le lacrime che avevo!
Porca miseria il tempo passa.......e non sono piu bambina!

Sai che mi è successa la stessa cosa?
Cioè, non ho pianto, ma mi ha intristito tanto: sia perchè il personaggio meritava tanto, per lo stile, la signorilità, l'ironia,
sia perchè è stato un compagno della mia infanzia televisiva, e mi rendo conto che il tempo passa...
e fai conto che tu sei più giovane di me!!!!!


BUAHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH!!!!!!!!!!!!!!!

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Re: Ciao Raimondo

Messaggio Da mara il Ven 16 Apr 2010 - 23:20

Ti ricordi quando faceva tarzan?Che capocciate......haahah
Non saprei dirti quanti anni avevo ma ero veramnte piccola!
Un'altra cosa che penso è che tutti sti personaggi della tv hanno piu o meno l'eta' dei miei genitori!

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Re: Ciao Raimondo

Messaggio Da mara il Mar 20 Apr 2010 - 9:15


Vilipendio di cadavere











19
aprile 2010



Ieri mattina, sciaguratamente, ho acceso la tv e mi
sono imbattuto su una rete Mediaset nella telecronaca diretta del
funerale di Raimondo Vianello. Del grande attore
scomparso, per sua fortuna, non c’era traccia, essendo già ben chiuso
nella sua bara. In compenso imperversava dappertutto un altro comico,
anzi un guitto tragicomico con le gote avvizzite e impiastricciate di
fard fucsia e il capino spennellato di polenta arancione, che officiava
la cerimonia, dirigeva le pompe funebri, smistava il traffico delle
préfiche, abbassava il cofano del carro, salutava la folla come Gerry
Scotti
, poi nella chiesetta sbaciucchiava a favore di
telecamera la povera vedova pietrificata in carrozzella e cercava di
farla ridere con qualche battuta all’orecchio, chiamava i battimani
associandosi ai cori da stadio "Raimondo Raimondo" sollecitati da Pippo
Baudo
: era il presidente del Consiglio.

Sul pratone di Milano2, un maxischermo da concerto rock ingigantiva
quelle immagini raccapriccianti esponendole al "bell’applauso" di una
folla di curiosi armata di telefonini e videocamere per immortalare la
sfilata dei "vip", come sulla banchina di Porto Rotondo e nel dehors
del Billionaire a Ferragosto. Infatti, in quel festival di
botulini e siliconi, incedeva persino Lele Mora (Luciano
Moggi
, altro magister elegantiarum, era passato il
giorno prima in una pausa del suo processo). Ho sperato con tutto il
cuore che al grande Raimondo, impegnato nell’ultimo viaggio, sia stata
risparmiata la vista di quello spettacolo sguaiato, volgare, fasullo:
l’esatto contrario della sua vita garbata, elegante, ironica e
autoironica. L’estremo oltraggio.

Vianello era, politicamente, un berlusconiano. Ma, antropologicamente e
artisticamente, era l’antitesi vivente del berlusconismo. Infatti han
dovuto aspettare che morisse per coinvolgerlo, ormai impotente e
incolpevole, in una baracconata invereconda che ricorda il feroce
episodio de "I nuovi mostri" firmato da Scola, in cui Sordi,
guitto di provincia, recita l’elogio funebre del capocomico al
cimitero, sul bordo della tomba, rievocandone le battute più grasse e
pecorecce mentre tutt’intorno si applaude e si sghignazza. Gli storici
del futuro che tenteranno di interpretare l’Italia di oggi non potranno
prescindere da quelle immagini, perché difficilmente troveranno miglior
reperto del nostro tempo: l’epoca dei senza pudore e dei senza vergogna.
Una bara sequestrata da un anziano miliardario squilibrato, malamente
pittato da giovanotto, che si crede Napoleone e monopolizza la scena con
la stessa congenita volgarità con cui, proprio un anno fa, passeggiava
sui cadaveri dell’Aquila accarezzando bambini, baciando vecchie,
promettendo case e dentiere nuove per tutti.

Una povera vedova incerottata e distrutta dalla malattia e dal dolore
esposta alle telecamere e ai megascreen mentre mormora
“Raimondo, io sono qua” senza neppure il diritto di farlo sottovoce, in
penombra, lontano da microfoni, occhi e orecchi invadenti, pronti a
trasformare tutto in "gossip". E, tutt’intorno, nessuno che notasse lo
scempio. Nemmeno un consigliere che suggerisse al capo un po’ di
raccoglimento, di compostezza, di silenzio, o gli spiegasse che ai
funerali non c’è niente da ridere nè da applaudire. Men che meno ai
funerali di Vianello, al quale bastava e avanzava il bellissimo
necrologio bianco dettato dalla sua Sandra. "Berlusconi – scrisse un
giorno Montanelli – è talmente vanesio che ai matrimoni
vorrebbe essere la sposa e ai funerali il morto".

Infatti, anche per evitare di ritrovarselo cianciante alle sue esequie,
il vecchio Indro lasciò detto nelle sue ultime volontà: "Non sono
gradite né cerimonie religiose, né commemorazioni civili". Forse
Berlusconi non se n’è accorto, ma ieri ha seppellito sguaiatamente
l’ultimo berlusconiano elegante e ironico rimasto in circolazione. Se lo
capisse, se ne preoccuperebbe più che per il divorzio da Fini.
Ma, se lo capisse, non sarebbe Berlusconi.

Da il Fatto Quotidiano del 18 aprile

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