Novità per i tumori al seno

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Messaggio Da hugbert il Ven 11 Giu 2010 - 22:49

NOVITÀ PER I TUMORI AL SENO: UNICA DOSE DI RADIOTERAPIA DURANTE L'INTERVENTO

Stanno dando risultati positivi i primi test che permettono di fare la diagnosi di un tumore semplicemente con l'analisi del sangue. I dati preliminari, sui tumori di seno e prostata, sono stati presentati nel congresso della Società Americana di Oncologia Clinica (Asco) in corso a Chicago.

I test, messi a punto dall'azienda californiana Chronix Biomedical, riescono a riconoscere il tumore ad uno stadio precoce e si basano sulla possibilità di identificare delle «etichette molecolari» tipiche dei tumori sui frammenti di Dna rilasciati nel flusso sanguigno da cellule danneggiate o morenti. La sperimentazione è stata condotta su 575 persone (178 delle quali con il tumore del seno allo stadio iniziale, 197 con tumore della prostata avanzato e 200 individui sani) e sembra dimostrare una sensibilità molto elevata, superiore al 90% e confrontabile con gli attuali strumenti di diagnosi: la mammografia per il tumore del seno e il test del Psa (antigene specifico della prostata) per quello della prostata. Secondo i ricercatori che hanno messo a punto il test, i frammenti di materiale genetico spia del cancro provengono da poche zone critiche del Dna, specifiche per ogni forma di tumore: di questi «punti caldi» del genoma ne sono stati identificati 29 per il tumore del seno e 32 per quello della prostata.

Se i risultati presentati oggi saranno verificati da studi ulteriori, i test avranno tutte le carte in regola per diventare in futuro strumenti al servizio della diagnosi precoce e permetteranno di verificare l'andamento della terapia, di modulare i farmaci e di ridurre i costi sanitari.

Novità incoraggianti anche per la terapia del tumore al seno. Un'unica dose di radioterapia durante l'intervento chirurgico per asportare il tumore può evitare il trattamento radioterapico che solitamente segue l'intervento e dura alcune settimane. A dare avallo a questa tecnica sono i risultati del primo studio internazionale sulla radioterapia intraoperatoria mirata (TARGIT), sono i risultati dello studio condotto da Jayant Vaidya della University College London, presentati a Chicago e anticipati dalla rivista Lancet.

Partito nel 2000, allo studio hanno aderito 28 centri in 9 paesi tra cui l'Italia che vi partecipa dal 2004 con il Centro di Riferimento Oncologico (Cro) di Aviano, terzo per numero di pazienti arruolate (239 pazienti su un totale di 2.232). La dose di radio si somministra nella cavità chirurgica “immergendovi” un applicatore sferico. Quindi si spara solo sull'area tumorale, cioè il punto in cui si verifica il 90% delle recidive. In tal modo, la dose radioterapica, seppur alta, resta localizzata, minimizzandone gli effetti avversi. A parità di risultati clinici, la paziente ci guadagna: non deve fare radioterapia e quindi ne evita gli effetti collaterali fisici e psicologici accorciando il percorso di cura.

FONTE: ilmessaggero.it
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