stalker: tutte le sottospecie

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stalker: tutte le sottospecie

Messaggio Da XENA il Gio 4 Nov 2010 - 11:01

Chi sono gli stalker? Chi c’è dietro questi comportamenti di stalking? È possibile tracciare un identikit dello stalker? All’estero, da anni, si studia il fenomeno e sono stati tracciati diversi profili in base alla casistica. È importante capire anche in Italia quali possibili profili si possono tracciare, capire chi sono, che caratteristiche hanno, come li possiamo classificare per comprendere anche al meglio le strategie da adottare.La classificazione che viene qui riportata è un adattamento alla realtà italiana di quella di Sheridan e Boon (2003), basata sia sulla relazione vittima-autore sia sulle caratteristiche dell’attore.

1) Gli ex, rancorosi Soprattutto uomini (dai 20 fino ai 60-65 anni). Odio e risentimento verso la ex.Temperamento focoso e ostile, anche in presenza di altre persone, anche forze dell’ordine.La relazione era spesso caratterizzata da maltrattamenti, violenza verbale, gelosia eccessiva, limitazione della libertà.Minacce esplicite, in particolar modo se riferite a recriminazioni o a motivi di contenzioso. Diffamazione della vittima con amici e parenti.In presenza di figli, recriminazioni su affidamento dei figli, mantenimento, incontri con i figli (per imporre un controllo sulla vita dell’altra persona e limitarne la libertà).Nuove relazioni incrementano gelosia, aggressività, atti persecutori in genere. Gli atti persecutori possono avere origine sia da fatti fortuiti (es. inseguire la vittima dopo averla incontrata casualmente) o premeditati (es. aspettare seduti in macchina fuori dall’abitazione della vittima, inviare continui sms, telefonate o mail).Gli ex alternano atteggiamenti positivi di riconquista e corteggiamento a vere e proprie minacce, ingiurie, aggressioni sia verbali sia fisiche e danneggiamento a oggetti e proprietà della vittima.Aggressione verbale e/o fisica e danneggiamento a beni e proprietà nei confronti di terze persone (parenti, amici) che sostengono o aiutano la vittima.

2) Infatuato, amore delusionale Lo stalker conosce appena la sua vittima.Oggetto delle attenzioni è “persona amata” non una persona da “punire”. La persona desiderata pervade i pensieri e la fantasia.Il mondo e le cose che accadono sono lette in funzione della persona desiderata.Il desiderio è e rimane romantico e positivo, ma quando non viene corrisposto si può manifestare anche con rabbia.Lo stalker è convinto della reciprocità della sua infatuazione, si lancia. Desiderio intenso (manifestato anche con rababbia).La persona desiderata viene rintracciata e approcciata con trucchi non malevoli (es. un biglietto per due lasciato sotto il tergicristalli, farsi trovare in un posto pretendendo che l’incontro sia casuale, fare domande ad amici o colleghi su qualsiasi aspetto relativo alla vita della persona desiderata).L’autore di queste condotte è spesso un adolescente o un giovane adulto con scarse competenze sociali e non molto attraente.Lo stalker non è disposto a ragionare su quello che vuole la vittima.Lo stalker si costruisce una sua realtà per cui lui (o lei) e la vittima hanno una relazione reciproca e consensuale. Solitamente bassi livelli di pericolosità e di rischio di escalation.

3) Stalking di fissazione/sadico-alto rischioLo stalker tende ad essere incoerente anche se permane la sua fissazione sulla vittima. La vittima è a elevato rischio di subire violenza fisica e/o sessuale.È probabile che l’autore di queste condotte sia già noto alle forze dell’ordine e agli operatori sanitari per un probabile disturbo di personalità di tipo borderline con episodi di schizofrenia. Sono frequenti i casi in cui il soggetto ha già avuto problemi di violenza sessuale e fisica, fra cui anche la messa in atto di condotte vessatorie.Il comportamento di stalking si caratterizza per il continuo bombardamento di telefonate, lettere, mail, visite sul posto di lavoro.Non esiste un modello comportamentale coerente, i tempi e i luoghi dove agisce lo stalker sono dei più variegati e imprevedibili.I contenuti del materiale inviato dallo stalker e delle sue conversazioni sono velatamente osceni e di natura sessuale. Lo stalker si pone come obiettivo quello di una relazione intima di natura sessuale con la vittima con il continuo riferimento al fatto che fra i due c’è già stata una relazione e che la vittima mostra interesse nei confronti dello stalker.Le vittime possono essere indistintamente uomini o donne; solitamente appartengono a una classe sociale medio-alta e con una certa frequenza possono essere: professionisti (medici, professori universitari), persone famose, persone non necessariamente famose, personaggi locali attraenti.

4) Stalking per vendetta, per un “torto subito”Clienti, pazienti, lavoratori, persone che si sentono di aver subito un’ingiustizia solitamente da un professionista (professioni di aiuto-medici, psicologi, ma anche datori di lavoro).Cercano di essere ripagati dell’ingiustizia percepita.Si presentano sul posto di lavoro della vittima di stalking, pretendendo di essere ascoltati, chiamano in continuazione.



Anna Costanza Baldry(Criminologa)



Le moleslestie nel mondo

Sui banchi di scuola nascono i primi amori ed è qui che gli inglesi tra cinque e quindici anni impareranno a coltivarli, i ragazzi senza ricorrere alla violenza, le ragazze a non subirla. Per iniziativa del governo britannico tra qualche mese la prevenzione della violenza sulle donne entrerà a far parte dei programmi didattici ma passa già per una campagna di sensibilizzazione indirizzata agli adolescenti e, da aprile, per l’attivazione della prima linea telefonica dedicata alle vittime dello stalking. Il reato, introdotto dalla Gran Bretagna per prima in Europa nel 1997 con il Protection from harassement act, secondo associazioni in prima linea nella lotta al fenomeno tra cui Protection against stalking e Network for surviving stalking, non sarebbe ancora efficacemente perseguito. A deluderle, più recentemente lo scorso gennaio, il caso di Claire Waxman: sette anni di molestie assillanti le hanno provocato disturbi alimentari, un aborto e l’hanno indotta a cinque traslochi. Il suo stalker, Elliot Fogel, è stato condannato a 16 settimane di detenzione – che probabilmente si ridurranno a sei – benché la legge preveda fino a cinque anni, una pena di fatto raramente comminata. C’è sfiducia anche tra le vittime: delle poco più di duemila intervistate nel 2009 da Network for surviving stalking nel più esteso sondaggio effettuato nel Regno Unito, poco più della metà si è rivolta alla polizia, il 77% di loro solo dopo almeno cento episodi (appostamenti, telefonate mute, sms o altre molestie). L’esigenza di poliziotti più esperti, manifestata dall’80% del campione, potrà essere soddisfatta dalla pubblicazione da parte della Npia, l’agenzia nazionale per l’ottimizzazione dell’attività di polizia, di una guida pratica alle indagini su stalking e molestie e, sempre nel 2009, dall’adozione da parte delle forze di polizia del modello Dash, un questionario da sottoporre alla vittima e utile a valutare il livello di rischio. Da uno studio del Modena group on stalking – circuito di esperti impegnati in progetti di ricerca nell’ambito del programma comunitario Daphne – nel 2007 circa due terzi dei Paesi europei erano sprovvisti di una normativa specifica e punivano i comportamenti tipici dello stalker solo se riconducibili ad altre fattispecie criminose. Tra questi Spagna e Francia potrebbero essere presto accomunate dall’uso della sorveglianza elettronica a protezione delle donne minacciate dal proprio ex compagno. Nadine Morano, ministro della Famiglia in Francia, si è interessata all’adozione del braccialetto elettronico sul modello spagnolo e intende sperimentarlo in patria entro il 2010, l’anno che, per decisione del primo ministro François Fillon, ha come “grande causa nazionale” la lotta all alla violenza sulle donne. La sorveglianza elettronica a protezione delle donne dalla violenza si fa strada anche negli Stati Uniti dove lo stalking, considerato un reato in tutti i cinquanta Stati, in un anno colpisce quasi tre milioni e mezzo di persone. La sua diffusione emerge da un’indagine di vittimizzazione del Dipartimento di giustizia resa pubblica nel gennaio del 2009. La ricerca, la più ampia finora condotta sullo stalking a livello nazionale, conferma che sono le donne le più colpite, in particolare tra 18 e 24 anni; che una su sette è costretta a cambiare domicilio e che il 60% delle vittime non sporge denuncia alla polizia. La gran parte conosce l’identità dello stalker ma poche riescono a dimostrarlo in tribunale e la tecnologia del gps, oltre a proteggere, potrebbe costituire un efficace mezzo di prova. Nel Massachusetts una legge la impone a chi trasgredisce l’ordine di tenersi lontano dai luoghi frequentati dalla vittima e in modo analogo hanno legiferato altri Stati. Secondo fonti citate dal New York Times, sono circa cinquemila i molestatori violenti e recidivi tracciati elettronicamente in tutto il Paese, non senza difficoltà per la mancanza di fondi necessari alla formazione di giudici e poliziotti.



Loredana Lutta



FONTE: http://www.poliziadistato.it/poliziamoderna/

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