KUDZU Pueraria Lobata

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KUDZU Pueraria Lobata

Messaggio Da XENA il Gio 25 Ago 2011 - 16:47

KUDZU
Pueraria Lobata






Indicazioni

Abuso di alcool, abuso di nicotina, disassuefazione al fumo, emicrania, ipertensione arteriosa, dolore e rigidità alla nuca e alle spalle, allergie, angina ...

Descrizione

Parte utilizzata :
Foglie

Kudzu è una pianta della famiglia delle leguminose (Fabaceae), facente parte della sottofamiglia delle Fabaceae (Glycininae). E’ diffusa in tutto l’Estremo Oriente, dalla Corea alla Cina, Giappone, Tailandia, Vietnam, Indonesia, Filippine, Isole Fiji, Nuova Caledonia fino alle Isole Salomone. Il suo nome deriva dal giapponese Kuzu, che significa "vite". Le sue radici sono possono raggiungere lunghezze impressionanti, fino a due metri, un diametro da 10 a 20 cm e un peso di 150 chilogrammi. La radice madre può generare fino a 30 propaggini dai fiori profumati e dal fogliame lanugginoso sulla parte inferiore delle foglie, che crescono in gruppi di tre su un lungo picciolo. Una volta ben radicata la pianta può crescere fino a 20 metri in una sola stagione, con una crescita di 30 cm al giorno. I suoi rami si intrecciano tra di loro, sostenendosi e permettendo alla pianta di arrampicarsi fino a 30 metri di altezza. La pianta del Kudzu cresce nei terreni più diversi, a condizione che in inverno la temperatura non scenda sotto i -15 ° C e in estate si mantenga regolarmente attorno a 27 ° C. Il Kudzu è conosciuto da oltre 1300 anni nella cucina asiatica e le sue radici carnose, grazie al loro alto contenuto di amido, vengono ridotte in polvere e utilizzate come legante. Le giovani foglie vengono consumate come insalata. Nel 1876 fu introdotta come pianta ornamentale occasione di una mostra a Philadelphia, negli Stati Uniti, e a partire dagli anni ‘30 venne impiegata per contrastare l'erosione del suolo. Attualmente vengono spesi oltre 500 milioni di dollari per contenere questa pianta fortemente invasiva.


Shocked

Il Kudzu contiene una serie di isoflavonoidi benefici, tra cui daidzeina (anti-infiammatorio e antibiotico), daidzin (sostanza che può prevenire il cancro) e genisteina (sostanza che si trova applicazione nella prevenzione della leucemia). Queste due sostanze inibiscono gli stati di dipendenza e attivano l’attività enzimatica dell’organismo, accelerando l’eliminazione di alcool e nicotina nel corpo. Contribuiscono dunque in modo significativo alla disintossicazione dell’organismo, limitando la sensazione di bisogno di sigarette. Le Università di Harvard e del North Carolina (USA) hanno effettuato studi approfonditi sulle proprietà della radice di Kudzu e hanno confermato totalmente la sua efficacia. In un viaggio di studio a Hong Kong il Dr. Wing Ming Keung (biochimico all'Università di Harvard) studiò oltre 300 casi di alcolismo cronico curati con l’utilizzo della radice di Kudzu. Lo studio dimostrò l’efficadia del Kudzu nella totalità dei casi: il bisogno di alcool risultò ridotto e le funzioni dell’organismo risultarono migliorate in modo significativo. Nessuno dei 300 pazienti osservati presentò effetti collaterali. Il Kudzu disintossica l’organismo con una velocità sorprendente. L’effetto della nicotina si svolge tramite i cosiddetti recettori della nicotina, in modo che, smettendo improvvisamente di fumare, i recettori della nicotina rimangono inattivi. Questo porta alla crisi di astinenza, con conseguenze irrequietezza, irritabilità e accresciuto bisogno di nicotina. Gli isoflavoni contenuti nelle foglie e nei baccelli della pianta di Kudzu occupano questi recettori, in sostituzione della nicotina, ciò che facilita la disassuefazione dalla dipendenza. I medici delle università sopra citate hanno individuale nella pianta del Kudzu una valida soluzione per la lotta contro la dipendenza da alcol e tabacco, a livello mondiale. La pianta del Kudzu aiuta a combattere la dipendenza dal tabacco senza l’utilizzo della nicotina, sia sottoforma cerotti, spray o gomma da masticare contenenti nicotina, che soddisfano il bisogno di nicotina nell’organismo. Il Kudzu abbassa la pressione arteriosa attiva la circolazione sanguigna sia a livello cerebrale che negli arti inferiori. Kudzu è una fonte unica di puerarin, un isoflavone che permette la produzione di serotonina. La serotonina inibisce il rilascio di dopamina e noradrenalina in specifiche regioni del cervello. Sono stati inoltre segnalati risultati di successo del suo utilizzo in casi di PMS.

Nella medicina tradizionale cinese, la pianta di Kudzu (cinese: 葛藤 - Ge-gen), fa parte delle 50 erbe fondamentali utilizzate per combattere gli acufeni, le vertigini e l'alcolismo. Uno studio condotto in Cina ha confermato il suo effetto nella cura dell’ emicrania (-75%) e dell'accumulo di piastrine nelle cellule del sangue. Secondo la medicina tradizionale cinese, il Kudzu è generalmente ritenuto sicuro per trattamenti a lungo termine, ma il suo utilizzo è sconsigliato durante la gravidanza e in persone che presentano un vuoto di yin con calore. Il vuoto di Yin con calore è caratterizzato da bassa pressione sanguigna (sia sistolica che diastolica) e battito cardiaco accelerato.

Le donne incinte e le madri che allattano devono consultare il loro medico sull’opportunità di utilizzare la pianta di Kudzu.

L’assunzione della pianta di Kudzu è raccomandabile quando:
• si vuole smettere di fumare
• se si hanno figli
• se problemi di salute impongono la necessità di smettere di fumare
• se avete deciso di non più spendere i vostri soldi in sigarette
• se i vostri familiari non sopportano più gli effetti negativi del fumo
• per ridurre lo stress

- per migliorare la capacità di concentrazione


Generalità Estratto secco ottenuto dalle radici di kudzu (Pueraria lobata).
Categoria Estrogeno-simile, antiossidante, antitumorale.
Principi Attivi Isoflavoni
Meccanismo d'azione Interazione con i recettori estrogeni.

“Scavenger” radicalico di specie ossigeno-reattive

Inibizione dell’enzima alcool-deidrogenasi (ADH)

Proprietà terapeutiche • Attività estrogena

• Prevenzione osteoporosi

• Attività antiossidante e ipocolesterolemizzante

• Attività antitumorale

• Attività antidipsotropica

Indicazioni Trattamento sindrome pre- e post-menopausa

Prevenzione osteoporosi

Trattamento e prevenzione patologie cardiache

Trattamento dell’abuso di alcol

Forme d'impiego Capsule e compresse
Dosaggi d'impiego consigliati 0,7 – 1 mg/kg/die, riferita agli isoflavoni.
Precauzioni d'impiego Sconsigliato l’uso nei seguenti casi:

• Donne: gravidanza e allattamento.

• Uomini: tumore alla prostata.

• Soggetti in terapia ormonale sostitutiva.

• Soggetti in terapia con antidepressivi.

Tossicità ed effetti collaterali Fenomeni di ipotiroidismo.
Ipersensibilità specifica verso i componenti.


GENERALITÀ
Gli isoflavoni sono una classe di bioflavonoidi molto ampia e distinta, costituita da composti fitoestrogeni che possiedono un’attività nei confronti degli estrogeni sia agonista che antagonista e dipendente dai livelli ormonali dei tessuti considerati.[1,2]

E’ nota da tempo la loro presenza in piante come il kudzu (Pueraria lobata) e la soia (Glycine maxima).[3]

Le concentrazioni quantitativamente più alte di fitoestrogeni sono state riscontrate nelle radici del kudzu;[4] l’utilizzo degli isoflavoni estratti da questa pianta può essere una valida alternativa all’impiego degli isoflavoni di soia, che recentemente è stata oggetto di diverse valutazioni concernenti gli organismi geneticamente modificati (OGM).

Il kudzu è un genere di vite perenne originaria delle zone asiatiche, e viene utilizzata da secoli nella medicina tradizionale cinese con il nome di Ge-gen per il trattamento di diverse patologie, fra cui ipertensione, angina pectoris, sordità, influenza, e l’abuso di alcool (attività antidipsotropica).[5,6]

Gli isoflavoni presenti nelle radici di kudzu sono la genisteina e la daidzeina, e i derivati glucosidici come la daidzina, la genistina e la puerarina;4,[7] essi esibiscono una serie di effetti biologici concernenti la regolazione della moltiplicazione cellulare e, quindi, possono avere un potenziale effetto nella prevenzione e trattamento di alcune forme neoplastiche. La genisteina, uno dei due isoflavoni principali, si è dimostrata essere sia un potenziale antiestrogeno che un inibitore di enzimi coinvolti nella carcinogenesi.2

MECCANISMO D’AZIONE

Attività estrogenica

Gli isoflavoni interagiscono con i recettori per gli estrogeni alfa (ER-alpha) e beta (ER-beta); studi recenti sembrano dimostrare che, grazie a questa interazione, essi avrebbero: a) un’azione antagonista nei confronti degli estrogeni endogeni, nei casi di livelli ematici ormonali normali; b) un’attività agonista recettoriale quando questi livelli risultano essere inferiori alla norma.[8]

La genisteina e la daidzeina agiscono anche da agonisti sui recettori estrogenici del tessuto osseo, contribuendo alla rimineralizzazione ossea e alla ricostituzione dei tessuti impedendone il riassorbimento.[9]

Attività antiossidante

Gli isoflavoni possiedono un’attività antiossidante, riconducibile alla capacità di agire come “scavenger” di radicali liberi coinvolti nel processo di perossidazione lipidica;[10] la genisteina, inoltre, inibisce la formazione dell’anione superossido da parte della xantina-ossidasi, ed incrementa l’attività di diversi enzimi antiossidanti, come la superossido-dismutasi e la glutatione-perossidasi.[11]

Attività antidipsotropica

L’inibizione dell’aldeide-deidrogenasi mitocondriale (ADH) e degli isoenzimi appartenenti alla classe I alcool-deidrogenasi conferisce agli isoflavoni un’attività antidipsotropica, determinando un aumento della biodisponibilità dell’etanolo assunto gli alcolici.[12,13]

Attività antitumorale

Sono stati proposti diversi meccanismi d’azione per quanto riguarda l’attività antitumorale dei complessi isoflavonici.[14] In particolare, la genisteina interviene in diversi processi di regolazione della proliferazione cellulare, quali la “up-regulation” dell’apoptosi, l’inibizione dell’angiogenesi, l’inibizione della DNA-topoisomerasi II e della tirosina protein-chinasi.[15]

APPLICAZIONI TERAPEUTICHE

· Sintomatologia menopausale. I fitoestrogeni si legano ai recettori ER-beta, grazie alla loro struttura molto simile agli estrogeni endogeni umani. Si possono utilizzare in terapie combinate con estrogeni sintetici per contrastare molti sintomi della menopausa, come sudorazione eccessiva, nervosismo e insonnia, imputabili alle variazioni dei livelli ormonali. Gli isoflavoni, quindi, costituiscono una nuova ed importante classe di composti denominata “modulatori selettivi dei recettori estrogeni”, attualmente in sviluppo per il trattamento dei sintomi post-menopausali nelle donne.

· Osteoporosi. Alcune forme patologiche croniche, sviluppate da molte donne in menopausa, sono strettamente correlate alle quantità di estrogeni circolanti. La genisteina agisce come agonista sui recettori estrogenici del tessuto osseo e interviene nei processi di riassorbimento del calcio a livello intestinale. L’assunzione di isoflavoni può essere quindi considerata un trattamento coadiuvante nella prevenzione e trattamento dell’osteoporosi, legata alla loro capacità di inibire il processo di riassorbimento del tessuto osseo.

· Trattamento dei tumori estrogeno-dipendenti. Nel corso dell’età riproduttiva della donna, uno dei fattori di rischio per lo sviluppo del tumore al seno e di altri tumori dipendenti dagli ormoni, come quello alle ovaie e quello all’endometrio, sembra poter essere la sovraesposizione agli estrogeni umani. Grandi quantità di estrogeni sono in grado di legarsi ai cosiddetti ER-beta sulle cellule della mammella, delle ovaie e dell’endometrio e possono essere causa della divisione e replicazione incontrollata delle cellule. E’ stato dimostrato che, una dieta a base di isoflavoni riduce significativamente il rischio di tumore del seno, grazie alla loro debole azione agonista, inferiore quindi a quella degli estrogeni fisiologici, con i suddetti recettori estrogeni.1

Proprietà non correlate all’attività estrogena

· Attività antiossidante e ipocolesterolemizzante. Studi in vitro hanno confermato la capacità degli isoflavoni di contrastare i danni indotti dai radicali liberi sul DNA in linfociti umani.[16] Altri studi hanno inoltre valutato la capacità degli isoflavoni di interagire con la lipoperossidazione indotta dall’anione superossido, e di agire come “scavengers” di radicali liberi.[17] Le attività antiossidante ed ipocolesterolemizzante sono strettamente correlate, in quanto la genisteina e la daidzeina, contenute negli isoflavoni, disattivano i radicali liberi che possono degradare il colesterolo-LDL (Low Density Lipoprotein) ed altre cellule coinvolte nello sviluppo di malattie cardiache. Esse sono perciò importanti nelle terapie preventive di patologie cardio-vascolari riconducibili a livelli alterati di colesterolo endogeno.[18]

· Attività antidipsotropica. Gli isoflavoni presenti nelle radici di kudzu sono impiegati da almeno due secoli per la terapia delle sindromi da abuso di alcolici. Studi recenti hanno dimostrato che il trattamento con daidzeina riduce notevolmente l’assorbimento dell’alcool a livello dell’apparato gastro-intestinale,5,[19] attraverso l’inibizione selettiva dell’enzima aldeide deidrogenasi mitocondriale. Questo comporta una maggiore biodisponibilità dell’etanolo plasmatico, sopprimendo l’assunzione volontaria di alcolici da parte di soggetti affetti da alcolismo cronico.12

FARMACOCINETICA

Gli isoflavoni assunti per via orale vengono assorbiti come tali a livello intestinale molto rapidamente; le forme agliconiche sono maggiormente biodisponibili rispetto alle forme glicosidiche, e raggiungono picchi di concentrazione plasmatici entro 2 ore dalla somministrazione. Vengono successivamente metabolizzati a glucuronidi ed escreti per via biliare.[20]

DOSAGGI D’IMPIEGO

Una formulazione standard di isoflavoni contiene principalmente daidzina e genistina, e piccole quantità dei rispettivi agliconi daidzeina e genisteina. La posologia media consigliata, riferita alla quantità di isoflavoni, è compresa tra 0.7 e 1 mg/kg/die.

PRECAUZIONI D’IMPIEGO

E’ opportuno evitare l’assunzione di isoflavoni da parte dei bambini, di donne in gravidanza, di soggetti in terapia ormonale sostitutiva o in terapia con antidepressivi. Donne affette da tumori positivi ai recettori estrogeni e uomini affetti da tumore alla prostata possono assumere queste sostanze solamente sotto stretto controllo medico.

EFFETTI COLLATERALI E CONTROINDICAZIONI

Ipersensibilità individuale alla sostanza. L’impiego degli isoflavoni è sconsigliato in caso di patologie della tiroide preesistenti, gravidanza e allattamento.

Questa scheda informativa è stata redatta con la collaborazione scientifica di Stefano Manfredini, Professore Ordinario di Chimica Farmaceutica, Università di Ferrara. E’ vietata la riproduzione totale o parziale del testo e delle immagini senza una dichiarazione scritta di POLICHIMICA.

Le informazioni contenute nella seguente nota informativa sono allo stato attuale delle nostre conoscenze accurate e corrette. Esse vengono tuttavia offerte senza alcuna garanzia riguardo a possibili errori. In particolare non si assumono responsabilità per ciò che attiene alla loro applicazione

SCHEDA TECNICA ESTRATTO SECCO KUDZU

IDENTIFICAZIONE:


Nome latino
Radix Puerariae

Specie della pianta
Pueraria Lobata

Parte utilizzata
Radice




SPECIFICHE:


Aspetto
Polvere fine

Colore
Marrone

Sapore e odore
Caratteristico, amaro

Identificazione(TLC, IR)
Reazione positiva

Rapporto D/E
15:1

Solventi d’estrazione
Etanolo ed acqua

Mesh size
80 mesh

Titolo (HPLC):


Isoflavoni totali
Min. 40.0%

Puerarina
Min. 35%

Daidzeina e Daidzina
Min. 5.0%

pH
3.5-5.0

Umidità
Max. 5.0%

Ceneri solforiche
Max. 3.0%

Metalli pesanti
Max. 20 ppm

Arsenico
Max. 2.0 ppm

Pesticidi residui
Negativo

Eccipienti usati
Nessuno

Coloranti naturali o artificiali aggiunti
Nessuno

Analisi microbiologiche:


Conteggio totale al piatto
< 1000/g

Lieviti
< 100 cfu/g

Muffe
< 100 cfu/g

Salmonella
Negativo

E.Coli
Negativo


STOCCAGGIO: conservare in luogo fresco, asciutto e al riparo dalla luce.


Bibliografia
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[1] Tham DM, Gardner CD, Haskell WL. Clinical review 97: Potential health benefits of dietary phytoestrogens: a review of the clinical, epidemiological, and mechanistic evidence. J Clin Endocrinol Metab, 83(7):2223-35, 1998.

[2] Molteni A, Brizio-Molteni L, Persky V. In vitro hormonal effects of soybean isoflavones. J Nutr, 125(3 Suppl):751S-756S, 1995.

[3] Kaufman PB, Duke JA, Brielmann H, Boik J, Hoyt JE. A comparative survey of leguminous plants as sources of the isoflavones, genistein and daidzein: implications for human nutrition and health. J Altern Complement Med, 3(1):7-12, 1997.

[4] Mazur W, Adlercreutz H. Natural and anthropogenic environmental oestrogens: the scientidic bases for risk assessment. Naturally occurred oestrogens in food. Pure and Appl. Chem., 70(9):1759-1776, 1998.

[5] Qicheng F. Some current study and research approaches relating to the use of plants in the traditional Chinese medicine. J Ethnopharmacol, 2(1):57-63, 1980.

[6] Keung WM, Vallee BL. Kudzu root: an ancient Chinese source of modern antidipsotropic agents. Phytochemistry, 47(4):499-506, 1998.

[7] Rong, H, Stevens JF, et al. Identification of isoflavones in the roots of Pueraria lobata. Planta Medica, 64(7):620-627 1998.

[8] Kuiper GG, Lemmen JG, Carlsson B, Corton JC, Safe SH, van der Saag PT, van der Burg B, Gustafsson JA. Interaction of estrogenic chemicals and phytoestrogens with estrogen receptor beta. Endocrinology, 139(10):4252-63, 1998.

[9] Kurzer MS, Xu X. Dietary phytoestrogens. Annu Rev Nutr, 17:353-81, 1997.

[10] Sato T, Kawamoto A, Tamura A, Tatsumi Y, Fujii T. Mechanism of antioxidant action of pueraria glycoside (PG)-1 (an isoflavonoid) and mangiferin (a xanthonoid). Chem Pharm Bull (Tokyo), 40(3):721-4, 1992.

[1] Guerra MC, Speroni E, Broccoli M, Cangini M, Pasini P, Minghett A, Crespi-Perellino N, Mirasoli M, Cantelli-Forti G, Paolini M. Comparison between chinese medical herb Pueraria lobata crude extract and its main isoflavone puerarin antioxidant properties and effects on rat liver CYP-catalysed drug metabolism. Life Sci, 67(24):2997-3006, 2000.

[12] Lin RC, Guthrie S, Xie CY, Mai K, Lee DY, Lumeng L, Li TK. Isoflavonoid compounds extracted from Pueraria lobata suppress alcohol preference in a pharmacogenetic rat model of alcoholism. Alcohol Clin Exp Res, 20(4):659-63, 1996.

[13] Keung WM. Biochemical studies of a new class of alcohol dehydrogenase inhibitors from Radix puerariae. Alcohol Clin Exp Res, 17(6):1254-60, 1993.

[14] Miyazawa M, Sakano K, Nakamura S, Kosaka H. Antimutagenic activity of isoflavone from Pueraria lobata. J Agric Food Chem, 49(1):336-41, 2001.

[15] Peterson TG, Coward L, Kirk M, Falany CN, Barnes S. The role of metabolism in mammary epithelial cell growth inhibition by the isoflavones genistein and biochanin A. Carcinogenesis, Sep;17(9):1861-9, 1996.

[16] Sierens J, Hartley JA, Campbell MJ, Leathem AJ, Woodside JV. Effect of phytoestrogen and antioxidant supplementation on oxidative DNA damage assessed using the comet assay. Mutat Res, 485(2):169-76, 2001.

[17] Miyase, Toshio; Sano, Mitsuaki; Yoshino, Kyoji; Nonaka, Kazuhiko Antioxidants from Lespedeza homoloba (II) Phytochemistry 52(2):311-9, 1999.

[18] Potter SM. Soy protein and serum lipids. Curr Opin Lipidol, 7(4):260-4, 1996.

[19] Carai MA, Agabio R, Bombardelli E, Bourov II, Gessa GL, Lobina C, Morazzoni P, Pani M, Reali R, Vacca G, Colombo G. Potential use of medicinal plants in the treatment of alcoholism. Fitoterapia, 71 Suppl 1:S38-S42, 2000.

[20] Yasuda T, Kano Y, Saito K, Ohsawa K. Urinary and biliary metabolites of daidzin and daidzein in rats. Biol Pharm Bull, 17(10):1369-74, 1994.

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