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Messaggio Da XENA il Gio 21 Feb 2008 - 11:29

avevo piazzato quest'articolo nella sezione di religione ,ma non è stato letto molto ;
siccome lo ritengo un testo importante -ache solo a scopo informativo- lo posto qui con la speranza sia letto e considerato di più.

CHE STUPORE SCOPRIRE, NELLA MACELLERIA DELLA CRONACA E DELLA STORIA… 17.02.2008

Un nuovo “orgoglio cattolico”? Se ne sente parlare qua e là sui giornali. E di conseguenza prende vigore un nuovo anticlericalismo. Ma non c’è orgoglio. Semmai stupore e commozione. Guardiamo i santi che hanno toccato il cuore della nostra generazione: Karol Wojtyla, padre Pio, Madre Teresa, don Giussani, padre Kolbe, il cardinal Van Thuan, fratel Ettore.
Troviamo nel loro sguardo solo una sconfinata passione e compassione per tutti gli esseri umani. La Chiesa è questo. E’ strana. Vede tutto, pur avendo la luce negli occhi. O forse per questo.

L’Onu e tanti altri organismi denunciano i drammi del mondo, ma la Chiesa è già lì, silenziosa, a prendersi cura delle vittime. Solo la Chiesa c’è sempre a caricarsi sulle spalle i più infelici. E solo la Chiesa riesce a guardare in faccia tutto l’orrore del mondo (senza censurare niente).

In questi giorni un convegno delle Nazioni Unite ha rivelato che le mafie internazionali hanno impiantato un nuovo businnes che supera i 32 miliardi di dollari (quasi raggiunge quello della droga): è il commercio di esseri umani. Circa 27 milioni di schiavi, soprattutto donne e bambini, usati come oggetti di consumo non più solo nei paesi del Terzo Mondo: almeno 600 mila persone sarebbero vendute ogni anno in Europa. E quasi la metà viene schiavizzato sui marciapiedi delle nostre città. Alla luce del sole. C’è poi un commercio più sanguinario. Si può “ordinare” un rene o un fegato o un cuore o un occhio. Che viene “prelevato” nei paesi del terzo mondo, da un poveretto, talora provocando la morte del donatore-vittima (e resta il giallo dei bambini che spariscono a centinaia). Un rene viene rubato o pagato al massimo 2 mila dollari, mentre viene rivenduto a 40 mila.

E’ un orrore, gestito dalle mafie internazionali, dalle dimensioni spaventose. L’ha tradotto in numeri – a Vienna, in questi giorni – l’Unigift, l’organizzazione delle Nazioni Unite che si occupa del traffico mondiale di esseri umani. Si è scoperto che dei 66 mila trapianti di rene effettuati nel mondo l’anno scorso, circa il 10 per cento sarebbero illegali. Ma la cifra dovrebbe essere molto più alta perché in tanti paesi questo turpe mercato non è illegale. In Cina – secondo dati dell’Organizzazione mondiale della sanità riferiti ieri da Avvenire – nel 2006 sarebbero stati effettuati 11 mila trapianti con organi espiantati da condannati a morte (8 mila trapianti di rene, 3 mila di fegato e 200 di cuore).

Queste finestre sull’orrore normalmente non vengono aperte. Non si vuol vedere, non si vuol sapere in che mondo viviamo. Meglio intontirsi facendosi abbacinare da ore di televisione dell’irrealtà. Del resto la geografia dell’orrore, col quale conviviamo spensieratamente, è molto più vasta.

Ci sono pure 850 milioni di persone che vivono al limite della sopravvivenza. E 30 mila esseri umani che ogni giorno muoiono di fame. Con i tantissimi bambini che muoiono nel Terzo Mondo per cause banali come la dissenteria e il morbillo che da noi si curano con pochi spiccioli. Negli ultimi 50 anni ammonterebbe a mezzo miliardo il totale degli creature umane morte per fame. In Corea del Nord, a causa del regime comunista, ne sono morti a milioni in pochi mesi senza che i mass media e i governi se ne curassero molto. Davanti al mare di vittime del comunismo, all’orrore di tirannie di questo genere (oggi comuniste o islamiche), dove i diritti umani vengono quotidianamente calpestati, le nostre classi dirigenti appaiono assolutamente impari. Balbettanti. Spesso cinicamente indifferenti o affaccendati in traffici commerciali. E gli intellettuali? Hegel spiegava che la storia è una macelleria. Prendeva atto. Spesso gli intellettuali hanno portato pure il loro contributo a ideologie macellaie. C’è infine nel mondo l’orrore rappresentato dai 50 milioni di aborti l’anno contabilizzati dall’Oms (negli ultimi 30 anni più di 1 miliardo di vite innocenti spazzate via). Un genocidio censurato di bimbi e di donne. Oltretutto in Cina si tratta di aborto obbligatorio che spesso viene accompagnato da inusitate violenze sulle mamme che si rifiutano. Ma non se ne parla. Si elude.

Marcel Proust nel Temps retrouvé notava: “Da tempo non si rendevano più conto di ciò che poteva avere di morale o di immorale la vita che conducevano, perché era quella del loro ambiente. La nostra epoca senza dubbio, per chi ne leggerà la storia tra duemila anni, sembrerà immergere certe coscienze tenere e pure in un ambiente vitale che apparirà allora come mostruosamente pernicioso e dove esse si trovavano a loro agio”. La tragedia resta incompresa. Neanche l’enormità dei numeri sembra essere colta. Perché – come diceva il cinico Stalin – dieci morti sono una tragedia, cento morti un orrore e un milione di morti solo una statistica. Del resto tutto è organizzato da noi per distrarre dall’orrore, per evitare lo sguardo della Medusa che potrebbe impietrirti.

Solo la Chiesa non distoglie lo sguardo e vede tutto. Solo la Chiesa c’è. Sempre. Dappertutto. Come può. Pietosa, eroica, inerme, spesso con poveri mezzi, ma con un amore senza confini. C’è da venti secoli, a chinarsi su tutte le miserie del mondo. L’unica luce nelle tenebre del mondo. C’è oggi in ognuno di questi inferni. Non come crocerossina della storia (non è un’agenzia umanitaria). Ma perché è il misterioso Corpo di Gesù nei secoli. E’ lui il Buon Samaritano che si china su quell’uomo riverso per terra, mezzo morto. E’ Gesù che lo soccorre, lo cura, se lo mette sulle spalle, lo porta al sicuro e paga per lui.

La tragedia più grande è proprio non accorgersi di questo Dio presente, misericordioso, che è venuto per noi. E questa cecità provoca la tragedia davvero universale, quella di chi soffre nell’anima, perché è la nostra condizione umana che è ammalata e derelitta in sé. Bisognosa dell’unico Medico che sa guarirla. Ma quello di cui tutti – anche laici, agnostici o atei – devono accorgersi è almeno lo spettacolo che, in tutto il mondo, i cristiani sono oggi “per gli uomini e per gli angeli”. Come fece, nelle tenebre del paganesimo nazista e della Seconda guerra mondiale, il grande scienziato esule Albert Einstein, che scrisse su “Time Magazine” nel dicembre 1940: “Essendo un amante della libertà, quando avvenne la rivoluzione in Germania (il nazismo, nda) guardai con fiducia alle università sapendo che queste si erano sempre vantate della loro devozione alla causa della verità. Ma le università vennero zittite. Allora guardai ai grandi editori dei quotidiani che in ardenti editoriali proclamavano il loro amore per la libertà. Ma anche loro, come le università, vennero ridotti al silenzio, soffocati nell’arco di poche settimane. Soltanto la Chiesa si oppose pienamente alla campagna di Hitler mirante a sopprimere la verità. Non avevo mai avuto in precedenza un interesse particolare per la Chiesa, ma ora sento verso di essa una grande ammirazione, poiché la Chiesa sola ha avuto il coraggio e la perseveranza di difendere la verità intellettuale e la libertà morale. Devo dunque confessare: ciò che un tempo disprezzavo, ora io lodo incondizionatamente”.

Sigmund Freud in due lettere al figlio del 1938 espresse sentimenti analoghi. Di solito oggi non si ha questa lealtà. Se non raramente. Domina una sorda ostilità. Un odio pregiudiziale. Non si perdona alla Chiesa neanche la più piccola imperfezione degli uomini di Chiesa. Non si ammette che essi abbiano i difetti dei figli di questo mondo. Il mondo pretende dai cristiani tutta la perfezione che esso non ha. E così, involontariamente, rende il più grande omaggio alla Chiesa. Perché svela che solo lei non è cosa di questo mondo e le si può chiedere la perfezione, l’amore totale e assoluto. Che noi cristiani non abbiamo, ma che ha Lui, Gesù di Nazaret.

Antonio Socci

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drammi del mondo Empty genocidio censurato

Messaggio Da XENA il Gio 21 Feb 2008 - 18:24

di Antonio Socci

E’ quello dell’aborto, che in trent’anni ha fatto oltre un miliardo di vittime, venti volte quelle della Seconda guerra mondiale. Pubblichiamo una parte del primo capitolo del libro di Antonio Socci “Il genocidio censurato”.

[Da "il Foglio", 11 marzo 2006]

Tutta la violenza di un secolo. E’ quanto promette di contabilizzare il titolo di un libro di Marcello Flores che la Feltrinelli ha pubblicato nel 2005. Parla del Novecento appena concluso e somma tutte le vittime delle guerre, dei genocidi, dei totalitarismi, dei fondamentalismi e dei razzismi. Alla fine l’autore calcola che “le persone uccise in atti di violenza di massa siano state tra i cento e i centocinquanta milioni (qualcuno propone addirittura la cifra di duecento)”. Cifre “in ogni caso agghiaccianti” che, osserva Flores, “giustificano il fatto che il XX secolo sia stato considerato uno dei più violenti nella storia dell’umanità”. L’autore poi indica la Seconda guerra mondiale, “con i suoi cinquanta milioni di morti” come “l’evento più violento e distruttivo del XX secolo e forse della storia umana”.
Ma siamo sicuri di questa ricostruzione? A prima vista sembrerebbe obiettiva ed esauriente. Anche dal punto di vista politico, perché Flores somma, giustamente, i crimini commessi dai regimi comunisti e quelli nazifascisti: “I tre quarti almeno delle morti del XX secolo […] sono frutto della violenza di massa dei governi totalitari”.

Nessuno solleva obiezioni di fronte a questo quadro. A tutti sembra attendibile. E già questo dice quale gigantesca rimozione esista tuttora nelle nostre menti, nelle nostre coscienze, nel nostro sistema informativo e culturale, in tutta la nostra civiltà. Nessuno infatti penserebbe che da questo spaventoso computo sia rimasta fuori la più immane delle stragi, quella che da sola totalizza un numero di vittime enormemente superiore alla somma delle altre.
E non perché nessuno sia a conoscenza di tale “fatto”: anzi, tutti lo conoscono, è una soppressione di vite umane addirittura autorizzata e finanziata dagli stati. Ma questo fenomeno – nonostante le sue colossali dimensioni, il più vasto olocausto della storia umana – è totalmente e sistematicamente rimosso da tutta la società contemporanea: un miliardo di vittime. Ripeto: un miliardo di vite umane soppresse. Parlo dell’aborto.

Come si arriva a un computo così inaudito?
Sono certo che il lettore sospetterà trattarsi di un’esagerazione, di una cifra a effetto.
Non è così.
Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (dati del 1997) ogni anno sarebbero praticati 53 milioni di aborti, ovvero abbiamo annualmente un numero di vittime innocenti pari a quelle provocate dall’intera Seconda guerra mondiale (1939- 1945) che è considerata “l’evento più distruttivo della storia umana”. Da quanti anni si verifica questa ecatombe? Se si ricorda che da più di trent’anni l’aborto è stato introdotto nei paesi democratici, e molto prima è stato legalizzato dall’Unione Sovietica, dalla Germania nazista e poi dagli altri paesi dell’Est – cosa che dimostra come l’aborto sia uno dei frutti avvelenati delle ideologie totalitarie del Novecento – si supera facilmente il miliardo di vittime. […] Più di un miliardo di esseri umani indifesi soppressi è una tragedia umanitaria, storica, morale, sociale di cui stentiamo perfino a renderci conto, tanto siamo immersi nella rimozione collettiva. Sembrano davvero scritte per noi – come notò Luigi Lombardi Vallauri – le parole del “Temps retrouvé” di Marcel Proust: “Da tempo non si rendevano più conto di ciò che poteva avere di morale o di immorale la vita che conducevano, perché era quella del loro ambiente. La nostra epoca senza dubbio, per chi ne leggerà la storia tra duemila anni, sembrerà immergere certe coscienze tenere e pure in un ambiente vitale che apparirà allora come mostruosamente pernicioso e dove esse si trovavano a loro agio”.

E’ ciò che fa del nostro un tempo assolutamente tragico.
Si dirà che l’aborto era praticato anche nei secoli precedenti. Sì, ma non in dimensioni così gigantesche. Inoltre erano perpetrate anche altre crudeli pratiche (guerre, stupri, infanticidi, massacri di civili, sacrifici umani, schiavismo), ma a nessuno è venuto in mente di legalizzare quelle pratiche e renderle assistite e pagate dagli stati, così moltiplicando oltretutto il numero delle vittime mentre si sono moltiplicate al contempo le “armi” farmaco-tecnologiche di distruzione legale della vita innocente. Il fatto nuovo, l’assoluta novità storica, colta bene da Luigi Lombardi Vallauri, è questa: se la pratica dell’aborto è da tempo diffusa, l’abortismo come teoria, come ideologia, “sembra essere un fatto circoscritto alla civiltà occidentale moderna”.
Insomma è accaduto qualcosa di inedito e orribile, la nostra generazione credeva di essersi liberata dalle vecchie ideologie e senza accorgersene si è trovata immersa in una nuova (e ancor più mortifera) ideologia. Infatti l’aborto, nel XX secolo, è diventato addirittura un “diritto” rivendicato politicamente, giustificato filosoficamente e codificato nelle leggi. Questa è la novità, l’enorme e inquietante novità. Non volersene rendere conto significa non voler vedere. Perché c’è un’immane differenza fra il fenomeno individuale e nascosto dell’aborto dei tempi passati e l’organizzazione seriale da parte degli stati della soppressione di centinaia di milioni di vite umane innocenti con potenti strutture tecnologiche e un apparato ideologico e mediatico che pretende di rivendicare quello sterminio addirittura come uno dei fondamentali “diritti dell’uomo”.
Una cosa simile non si era mai vista prima.
Del resto non solo l’aborto è, oggi, un “diritto” garantito dalle leggi, ma in certi paesi è addirittura obbligatorio. Per legge.
In Cina dai primi anni Ottanta è entrato in vigore il programma di controllo delle nascite che impone il limite di un solo figlio per famiglia. “Chi viola queste regole” scrive Bernardo Cervellera “rischia multe salatissime, aborto forzato, infanticidio, distruzione della casa o requisizione dei beni”.

Gli effetti sono stati giganteschi: “Lo Stato si vanta dei successi raggiunti: 300 milioni di nascite in meno in 21 anni”. Trecento milioni. E quando improvvisamente un bambino “non permesso” riesce a scampare all’aborto e a nascere, le contromisure sono quelle raccontate dal Times di Londra il 24 agosto 2000. Un flash di vita cinese a Caidian (Hubei): “Alla donna ancora incinta, di nome Liu, gli impiegati dell’Ufficio per il controllo della popolazione avevano intimato di abortire. La donna aveva già violato altre volte la politica del figlio unico (era incinta per la quarta volta). I medici della clinica a cui la donna era stata costretta a ricorrere hanno iniettato una soluzione salina nel feto per distruggere il sistema nervoso del nascituro. Ma il bambino è nato sano. I funzionari governativi hanno ordinato al padre di ucciderlo, ma questi si è rifiutato. Essi hanno atteso il ritorno a casa della famiglia e, preso il piccolo, lo hanno affogato”.

Che atteggiamento hanno assunto le Nazioni Unite e la loro agenzia per la questione demografica, l’ Unfpa (United Nations Fund for Population Activities) di fronte alla ferocia di questo genocidio?
Se i fatti (e soprattutto i misfatti) cinesi erano tristemente noti, “meno noto” osserva Eugenia Roccella “è quanto l’Unfpa sia stata complice di questa spaventosa politica demografica. Nel 1978 l’agenzia delle Nazioni Unite aveva firmato un memorandum d’intesa con la Cina. Una firma di questo tipo implica la condivisione di obiettivi di fondo e il convolgimento in forme di cooperazione. L’Unfpa ha infatti fortemente contribuito a finanziare la politica coercitiva cinese, le ha garantito supporti tecnici e ha collaborato fornendo le proprie competenze, per esempio nell’organizzazione e nell’analisi dei dati. Ma, peggio di tutto, non ha mai denunciato i responsabili di questa gigantesca violazione dei diritti umani, anzi li ha coperti fin quando è stato possibile”.

Le dichiarazioni – addirittura di elogio – che sono state fatte da certe autorità internazionali in proposito sono agghiaccianti. E “bisogna anche ammettere” aggiunge la Roccella “che tutto ciò è avvenuto con la confortante complicità dell’Onu, che nel 1983 decide di assegnare il premio per la popolazione a Qian Xinzhong, ministro per la Pianificazione familiare. Il segretario dell’Onu, Perez de Cuellar, alla consegna del premio esprime il suo apprezzamento per la capacità dimostrata dai cinesi di organizzare politiche di controllo della fertilità “su larga scala”. E bisogna anche registrare l’appoggio di alcuni ambientalisti, per esempio David Bellamy che nell’introduzione a “The Gaia’s Atlas of Planet management”, scrive che i cinesi “sono consapevoli dei limiti del loro ambiente e hanno usato tale consapevolezza per pianificare una misura sostenibile della popolazione”. Oppure del Wwf che ritiene la Cina un esempio per la capacità di “persuasione” nel “cambiare l’atteggiamento verso la gravidanza”. [...]

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Messaggio Da ANTONIO55 il Gio 21 Feb 2008 - 19:29

Quanta tristezza nel leggere il primo articolo di Socci e rileggere (già sul suo sito lo aveva pubblicato) il secondo.
Che dire se non rimanere costernati ed impotenti di fronte a tanta barbarie.
Questi articoli sembrano quasi voler dare ragione agli atei che continuano a farfugliare che il nostro Dio non è mai esistito, altrimenti non avrebbe permesso simili mostruosità.
Negli ultimi 3.000 anni di storia l'uomo è stato capace di scatenare 15.000 guerre.
E quando sembrava che regnasse la pace, in verità si stava semplicemente preparando ad un'altra guerra.
In una società dove regna incontrastato il dio denaro e la corsa al potere in tutte le sue espressioni, il nostro Dio sembra spodestato e reso impotente.
Non sono in grado di dare una benchè minima spiegazione di tanto orrore.
Eppure sono convinto che l'uomo è stato creato con altri intenti che non sono quelli che abbiamo davanti agli occhi.
Forse sono veramente vicini i tempi della catastrofe ultima per l'umanità, perchè oltre questo non capisco dove possiamo arrivare.
Nel nostro piccolo possiamo solo cercare di migliorare noi stessi, sperando di contagiare con il nostro esempio più anime possibili e sperare in un miracolo.
Salute a tutti
Antonio
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