guarigione attraverso la fede

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Messaggio Da XENA il Mer 28 Mag 2008 - 20:23

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Una guarigione istantanea Quando Dio interviene con potenzaBasile Diana, anni 43, nata a Piataci (Cosenza) il 25/10/40. Scolarità: terzo anno Segretaria di Azienda. Professione: Impiegata. La Sig.a Basile è sposata ed è madre di 3 figli.
I primi sintomi della malattia si sono manifestati nel 1972: disgrafia mano destra, tremori attitudinali (impossibilità a scrivere e mangiare) e cecità completa dell'occhio destro (nevrite ottica retrobulbare).
Novembre 1972: ricovero a Gallarate presso il Centro della Sclerosi Multipla Diretto dal Prof. Cazzullo dove viene confermata la diagnosi di Sclerosi Multipla.
La malattia provoca una assenza dal posto di lavoro per 18 mesi.
Visita Collegiale del Dr. Riva (Neurologo del CTO) e del Prof. Retta (Primario fisiatra del CTO) favorevoli alla sospensione di qualsiasi attività lavorativa per invalidità.
A seguito delle pressanti richieste della paziente per non essere completamente allontanata dall'attività lavorativa, la Sig.a Basile veniva reintegrata in servizio con mansioni ridotte (trasferimento dal reparto di Radiologia alla Segreteria Sanitaria). La paziente aveva difficoltà alla deambulazione e al raggiungimento del posto di lavoro (andatura a gambe divaricate, senza flessione del ginocchio destro). Praticamente impossibile era l'utilizzo della mano destra e dell'arto superiore destro per qualsiasi lavoro. Utilizzava l'arto superiore destro solo in estensione, come appoggio e per tale ragione probabilmente non si era verificata ipotrofia della muscolatura dell'arto.
Una grave forma di incontinenza urinaria si era manifestata già dal 1972 (incontinenza totale) con dermatosi perineale. La paziente era state precedentemente trattata, fino al 1976, con ACTH, Imuran e Decadron.
Dopo un viaggio a Lourdes nel 1976, pur persistendo l'amaurosi dell'occhio destro, si era verificato un miglioramento della situazione motoria. Tale miglioramento aveva indotto alla sospensione di ogni terapia fino all'Agosto del 1983. Dopo l'estate del 1983 le condizioni generali della paziente erano rapidamente peggiorate (incontinenza urinaria totale, perdita dell'equilibrio e del controllo motorio, tremori etc.)
Nel Gennaio 1984 le condizioni psico-fisiche della paziente erano ulteriormente scadute (grave crisi depressiva). Visita domiciliare del Dott. Caputo (Gallarate) che certificava l'avvenuto peggioramento e consigliava l'esecuzione di una eventuale terapia iperbarica (mai eseguita).
Un collega di lavoro della paziente, il Sig. Natalino Borghi (Infermiere Professionale del Day Hospital del CTO) invitava successivamente la Sig. Basile ad un pellegrinaggio a Medjugorje (Jugoslavia) organizzato da Don Giulio Giacometti della Parrocchia S. Nazaro di Milano.
La Sig.a Basile dichiara: «mi trovavo ai piedi degli scalini, presso l'altare della chiesa di Medjugorje, il giorno 23 Maggio 1984. La Sig.a Novella Baratta di Bologna (Via Calzolerie, 1) mi ha aiutato a salire i gradini, prendendomi per il braccio. Quando mi sono trovata là non volevo più entrare nella sagrestia con i veggenti. Ricordo che un signore in lingua francese mi diceva di non muovermi da quel punto. In quel momento la porta è stata aperta e sono entrata nella sagrestia. Mi sono inginocchiata dietro la porta, poi sono entrati i veggenti in attesa dell'apparizione. Quando questi ragazzi si sono inginocchiati contemporancamente, come spinti da una forza, ho sentito un rumore forte. Poi non ricordo più nulla (né preghiera, né osservazione). Ricordo soltanto una gioia indescrivibile e di aver rivisto (come in un film) alcuni episodi della mia vita che avevo completamente dimenticato.
Alla fine dell'apparizione ho seguito i veggenti che si recavano verso l'altare principale della chiesa di Medjugorje. Improvvisamente camminavo dritta come tutti e mi sono inginocchiata normalmente, ma non me ne accorgevo. La Sig.a Novella di Bologna mi è venuta incontro piangendo.
Il signore francese di circa 30 anni (forse era prete perché aveva il collare ecclesiatico) era emozionato e mi ha subito abbracciata.
Il Sig. Stefano Fumagalli, consulente tessile del Tribunale di Milano (Ab. Via Zuretti, 12) che viaggiava sul mio stesso pullman, mi è venuto incontro dicendo «lei non è più la stessa persona; dentro di me chiedevo un segno ed ora lei esce di lì così cambiata».
Gli altri pellegrini che viaggiavano sullo stesso pullman della Sig.a Basile hanno subito capito che era accaduto qualcosa di molto evidente. Hanno subito abbracciato la Sig.a Basile ed erano visibilmente emozionati. Rientrando in Hotel a Liubuskj in serata la Sig.a Basile notava di essere tornata perfettamente continente, mentre la dermatosi perineale era scomparsa.
Normale è tornata la possibilità di vedere con l'occhio destro (cecità dal 1972). Il giorno dopo (24/5/84) la sig.a Basile, insieme all'infermiere sig. Natalino Borghi ha percorso a piedi il tragitto Liubuskj-Medjugorje (circa 10 km.) a piedi nudi, in segno di ringraziamento (nessuna lesione) e nello stesso giorno (Giovedì) è salita sulla montagnetta delle tre croci (luogo delle prime apparizioni).
La fisioterapista Sig.a Caia del Centro Maggiolina (Via Timavo-Milano) che seguiva il caso della Sig.a Basile, quando l'ha rivista al rientro dalla Jugoslavia ha pianto per la commozione.
La Sig.a Basile ha detto: «Mentre questo accade, dentro nasce qualcosa che da la gioia... è difficile da spiegare con le parole. Se trovassi qualcuno con la mia stessa malattia di prima, piangerei perché è difficile comunicare che dentro bisogna essere veri, che non siamo fatti solo di carne, noi siamo di Dio, noi facciamo parte di Dio. E' difficile accettare noi stessi più della malattia. La sclerosi a placche mi ha colpito a 30 anni, nel fiore dell'età, con due bambini piccoli. Ero svuotata dentro.
Io direi a un altro con la stessa malattia: vai a Medjugorje. Io non avevo speranze ma dicevo: se Dio vuole così, mi accetto così. Dio però deve pensare ai miei figli. Mi faceva soffrire il pensiero che altri dovevano fare le cose che dovevo fare io.
In casa mia ora tutti sono felici, i figli e anche il marito che era praticamente ateo. Però ha detto: dobbiamo andare là a ringraziare».
Oggi, giovedì 5 Luglio 1984, la Sig.a Diana Basile è stata visitata dagli Oculisti degli Istituti Clinici di Perfezionamento di Milano e l'esame del visus ha confermato una normalità visiva (10/10) a carico dell'occhio destro (precedentemente affetto da cecità), mentre la capacità visiva dell'occhio sinistro sano è di 9/10.

Questa testimonianza è stata raccolta a Milano il 5 luglio 1984 dai medici Dr. L. Frigerio, Dr. A. Maggioni, Dr. G. Pifarotti e Dr. D. Maggioni presso gli Istituti Clinici di Perfezionamento di Milano ed è contenuta con ulteriori particolari nel "Dossier Scientifico su Medjugorje" a cura del Dr. G. Mattalia [Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link]

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Messaggio Da XENA il Gio 29 Mag 2008 - 16:52

UN CASO DI TUMORE CEREBRALEDr. Giacomo Mattalia

Mi chiamo Emanuela N.G. e cercherò di raccontare brevemente la mia storia, sperando possa essere utile alla commissione che si riunirà a Medjugorje. Ho quasi 35 anni, sono sposata e ho due figli: 5 e mezzo la prima e 14 mesi il secondo e sono medico.
Circa un anno fa sono stata operata per astrocitoma, manifestatosi improvvisamente al lobo temporale destro e poi sottoposta ad un ciclo di BCNU e ad un mese di telecobaltoterapia al massimo dosaggio possibile; contemporaneamente prendevo 8 mg. di Decadron al giorno, a circa metà terapia ho superato il morbillo. Terminata la cobaltoterapia ho sospeso il cortisone bruscamente, subendone qualche conseguenza in autunno. Per evitare crisi comiziali di tipo epilettico a causa della cicatrice nel lobo temporale, seguivo una terapia anticonvulsivante. Ad ottobre, il primo TAC di controllo: tutto bene salvo una cosa: pur seguendo le terapie prescritte, avevo fino a 15 crisi giornaliere di epilessia. A questo punto ho cominciato a pensare che le cure anziché darmi beneficio mi provocassero un effetto paradossale, e allora, in piena responsabilità e con l'aiuto di quel Dio e di quella Vergine Santissima che fin dai giorni dell'intervento avevo sempre sentito più vicino a me ho deciso di lasciare gradualmente Tegretol e Gardenal e, guarda caso, da novembre non ho più avuto una sola crisi anche trovandomi sotto stress fisico o emotivo, anche in iperventilazione forzata. Ma purtroppo mi aspettava una brutta sorpresa. Senza crisi e con segni neurologici modestissimi al TAC successivo di fine febbraio '85 ecco presentarsi una enorme recidiva giudicata inoperabile dal Prof. Geuna. Ancora una volta ho sentito che non era quello il momento di arrendersi. Subito, da Pavia, pur restando lo stesso parere diagnostico, si decise che avrei dovuto fare un ciclo di CCNU (5 capsule - 8 settimane di intervallo, altre 5 capsule) poi un nuovo controllo fino ad arrivare ad un possibile intervento. Feci come mi dissero. Mentre la mia famiglia si rivolgeva anche all'estero per un parere, spedendo tutta la documentazione, ecco che nacque in me il fortissimo desiderio di andare a Medjugorje, mentre avevo sempre detto che, salute permettendo, sarei andata a Lourdes per ringraziare d'aver superato bene l'intervento. Ed ecco che, deciso il viaggio a Medjugorje, arriva la prima buona notizia: dal Minnesota prof. LAWS scrive che potrebbe trattarsi di una radionecrosi tardiva dovuta alla cobaltoterapia. Da Parigi il prof. ISRAEL pone lo stesso dubbio e consiglia la risonanza magnetica nucleare per fare una diagnosi differenziale. Intanto vado a Medjugorje e prego e assisto all'apparizione della Madonna nella casa di Vicka e una scarica mi percorre la colonna vertebrale. Mentre il mio cervello da medico mi dice che non è logico, è come se una forza si fosse impadronita di me in quel momento; il giorno successivo salgo in cima al monte Krizevac in 33 minuti, mentre negli ultimi mesi mi costava molta fatica salire dislivelli anche modestissimi. Nel viaggio di andata in aereo al decollo e all'atterraggio avevo avuto un notevole mal di testa per via dell'edema, al ritorno sempre in aereo non sento più nulla, è come se la mia testa fosse più leggera, guarita. Continuo la terapia antiedemigena, poiché anche una radionecrosi provoca edema e basta. In marzo vado a Ginevra per la risonanza magnetica nucleare ed in effetti non c'è altro che radionecrosi, l'edema perilesionale è quasi scomparso, le strutture mediane che nel TAC di fine febbraio risultavano spostate sono in asse. Resta una piccolissima zona incerta che dovrò ricontrollare a luglio. Ora bisogna considerare che l'immagine del TAC è stata vista da otto fra radiologi, neurologi e neurochirurghi fra i quali alcuni luminari italiani e francesi, solo al nono, all'americano Dottor LAWS è venuta in mente l'altra possibilità ed io avevo già deciso di andare a Medjugorje per cui si potrebbe parlare di miracolo in embrione a livello diagnostico. Ma ci sono da considerare anche tante altre piccole cose: io sto bene, non ho crisi epilettiche, non ho segni neurologici e conduco una vita perfettamente normale; unico cambiamento, è entrata profondamente nel mio cuore una fede autentica, ingenua, se si vuole quale potevo avere da bambina. Quel Dio in cui credevo, ma che sentivo lontano da noi, vive in me ed io Lo prego attraverso la Sua Santissima Madre ogni giorno col S. Rosario e sono certa che a luglio la risposta sarà un'immagine senza più ombre anche se piccolissime.
Se serve unisco la fotocopia del referto del TAC.
Con molti ringraziamenti per aver letto la mia storia e sperando un giorno di conoscerla. In fede.

Emanuela N.G.

(N.d.r. : - La TAC cerebrale eseguita nel mese di luglio 1985 risultò normale).

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Messaggio Da grazia il Gio 29 Mag 2008 - 17:29

Che belli questi post, Xena!!! Quanto sono positivi !! Io lo so che i miracoli accadono!! Purtroppo non ci è dato sapere se saremo o meno toccati dalla misericordia di Dio che ci allontanerà il calice amaro , però dobbiamo sempre pregare... Ho perso l'abitudine di chiedere, e quando prego, lo faccio invocando solo il nome di Gesù. Egli sa ciò di cui ho bisogno e così mi affido , senza bisogno di perdermi nell'uso di parole ...
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guarigione attraverso la fede Empty X Grazia:chiedete e vi sarà dato ,cercate e troverete......

Messaggio Da petalo25 il Gio 29 Mag 2008 - 17:52

tratto da
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BUSSATE E VI SARÀ APERTO


(LC 11,5 – 13)





Dobbiamo
innanzitutto fare una annotazione di critica testuale: qui qualcuno ha voluto
fare un'aggiunta, anche perché la familiarità con il testo fa sì che l'autore
passasse tranquillamente da un testo all'altro certe immagini o certe parole.





Due
segnalazioni: la prima è relativa all'aggiunta che si è voluto porre proprio
nella preghiera del Padre nostro: qui Luca si augura venga il tuo regno. Ora il
Regno di Dio è stato considerato anche come spazio della presenza dello
Spirito. Per cui è venuto quasi automatico che al posto del regno si ponesse lo
Spirito Santo.





Per cui in
alcuni manoscritti, tra cui Gregorio di Nissa, si legge: "Venga il tuo
spirito, quello Santo, sopra di noi, e ci purifichi". Ed è interessante
perché al termine di questa pagina, v.13, si pone lo Spirito Santo, come
richiesta per eccellenza, al punto che così conclude la pagina: "Se voi
che siete cattivi...tanto più il Padre darà Spirito Santo a coloro che lo
chiedono".





Si suppone
che il dono per eccellenza che dovrà essere chiesto al Padre sarà il dono dello
Spirito, e Lc in Atti 2 non fa altro che costatare l'esaudimento della
preghiera di Gesù che ha chiesto per la sua comunità.





È il
racconto del miracolo della Pentecoste, e non sarebbe altro che l'esaudimento
del dono dello Spirito richiesto dalla comunità degli apostoli radunati con
Maria nel Cenacolo.





Il dono da richiedere per
eccellenza è proprio il dono dello Spirito.






Ma c'è
un'altra indicazione relativa al testo cui fare riferimento: la terza parte
11,9-13 si può dividere in due parti: 11,9-11a 11-11b-13.





Occorre
precisare: nella traduzione ufficiale della CEI il v.11 recita: "quale
padre tra voi se il figlio gli chiede un pane gli darà una pietra, o se gli
chiede un pesce gli darà una serpe?" nel testo critico non troviamo
un'espressione che a noi farebbe molto piacere per i riferimenti tematici
precedenti.





Non esiste
l'espressione, gli chiede un pane, gli darà una pietra: l'amanuense ha aggiunto
queste parole lasciandosi condizionare dal testo parallelo di Matteo.





Dovremmo
togliere queste parole dal vangelo di Lc e leggere: "Quale padre, se un
figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe".





Prendiamo
in mano la prima pagina della II parte: 11,5-8. C'è una parabola all'interno
del mondo ebraico, dove l'esercizio dell'ospitalità è particolarmente
importante: l'ospite è sacro, e tutto viene visto in funzione di
quest'accoglienza. Qui abbiamo sottolineata sia l'importanza dell'amicizia, sia
dell'ospitalità.






L'interrogativo di partenza è retorico: chi di voi non farebbe così. Che
significa lo fareste tutti, e allora ecco le conseguenze. Inizia con la
mancanza di pane: dev'essere importante mettere davanti all'ospite una
abbondanza di pane; forse qualche rimasuglio era rimasto in casa, ma ha bisogno
di fare bella figura davanti all'ospite: tre significa abbondante, una buona
provvista.





E viene
proprio a mezzanotte, il tempo meno opportuno, però anche quello in cui più
alta è la necessità del viandante, del pellegrino, perché più pericoloso da
parte del padrone di casa di aprire la porta.





Però
l'amore è così grande, l'amicizia è così intensa che si apre la porta anche a
mezzanotte. Ed è proprio partendo da questa generosità personale che ci si
aspetta che anche l'amico si comporti nello stesso modo. E' una fiducia molto
grande nei confronti dell'amico.





È quanto è
stato appena richiesto nel Padre nostro: perdona a noi i nostri peccati perchè
anche noi possiamo perdonarli agli altri. Ci si aspetta che anche l'amico si
muova secondo la nostra capacità di accoglienza e perdono.





Lc sembra
divertirsi a descrivere Dio come uno che apparentemente è duro di cuore,
insensibile alle necessità, perché vuol insistere sulla richiesta ripetuta,
quasi petulante. Cfr. Lc 18,1-8, ci da il commento al testo letto qui: è la
parabola del giudice iniquo e della vedova.





Lc ama
quindi presentare Dio con questa apparente durezza di cuore, insensibilità da
parte degli altri perché vuole essere richiesto, e con insistenza, addirittura
con petulanza, con vera e propria impudenza. Quasi sfrontatezza dell'amico, è
proprio importuno, propria a mezzanotte.





Ma è
proprio ciò che l'amico richiede, perché in lui questa sfrontatezza divenga
pungolo a vincere ogni inimicizia, e ad aprire il cuore ai bisogni dell'amico.





Dietro c'è
la necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai, cfr. 18, 1: il commento
all'episodio della vedova inopportuna.





Dunque la parabola insiste sulla
necessità di pregare sempre, con petulanza e quasi sfrontatezza.






Dietro c'è
un'altra indicazione di Luca, l'indicazione a rapportarsi con Dio con la stessa
fiducia e ingenuità del bambino. Solo il bimbo è così ingenuo da non capire che
certe cose in certi momenti non si debbono fare.





Il
rispetto dell'amico avrebbe dovuto suggerire di non disturbare l'amico nel
momento del sonno. Eppure la fiducia nell'amico è talmente grande da trattarlo
con la stessa intensità del bambino che quando ha bisogno non teme di
disturbare la mamma o il papà. Fin qui arriva la disponibilità di Dio nei
confronti dell'umanità.





La II
parte (terza della nostra pagina) non fa altro che sottolineare la dimensione
paterna e materna da parte di Dio che la parabola aveva già fatto intravedere.
Ci sono dei simboli quasi per sottolineare una corretta visione delle cose da
chiedere a Dio, perché Dio non da né ciò che è inutile per l'uomo, né ciò che è
nocivo. E non dobbiamo scandalizzarci se qualcosa che chiediamo non ci viene
dato: dobbiamo invece chiederci se ciò che abbiamo chiesto era veramente utile
o importante, o invece se non lo è.





Dio da ciò
che è buono, ciò che è utile, non ciò che non serve. Se chiedete correttamente,
il bene, la vita, certamente la otterrete: Chiedete e vi sarà dato, cercate e
troverete, bussate e vi sarà aperto: passivi divini. Da chi: dal padre.





Chiunque chiede trova, a chi bussa
sarà aperto. Apertura della porta vista nei versetti appena letti. E poi la
bellissima parabola del rapporto tra padre e figlio
.





Chi di
voi, che viene richiesto dal figlio come padre, se li chiede un pesce gli darà
una serpe. Se Dio viene riconosciuto come padre, e voi vi rapportate con lui
come figli che chiedono al padre, potete mai pensare che Dio riconosciuto come
padre non si comporti come qualsiasi padre di questo mondo riconosciuto come
tale da suo figlio.





Quale
padre non si intenerirebbe di fronte a questa parola: papà. Oppure se gli
chiedesse un uovo, gli darebbe uno scorpione. E' l'indicazione di prima, non
chiedere a Dio ciò che è dannoso per la vita, ma se chiedi ciò che è utile ti
verrà dato.





Il simbolo
del pesce è ampiamente conosciuto: Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore; ma
anche l'uovo ha un senso pregnante: indica la protogonia, la creazione del
mondo. E noi simboleggiamo nell'uovo a Pasqua la nascita della nuova vita.





Chiedete
quindi il simbolo di Cristo, chiedete la possibilità di vita nuova, ma non
chiedete il serpente o lo scorpione, perché quello vi farà male e non potrete
averlo.





In
particolare ancora chiedete lo Spirito: sappiate discernere che cosa dare e che
cosa non dare ai vostri figli. Se il bambino è privo di discernimento non può
esserlo il Padre che viene richiesto di un regalo da parte del proprio figlio.
Cosa chiede Gesù quando chiede l'esaudimento da parte del Padre.





Esaudire
una preghiera non significa dare qualsiasi cosa senza discernimento, così come
fa un papà umano così fa anche il padre vostro che è nei cieli. Non solo le
cose buone da dare, ma in Lc LA COSA BUONA da dare: cioè lo Spirito.





E la
garanzia è chiederlo: a coloro che lo chiedono sarà dato. Viene dato quindi a
chi riconosce di averne bisogno, a chi non lo riconosce non sarà data. C'è una
finezza spirituale notevole: il fanatismo religioso vorrebbe che venisse dato a
tutti senza distinzione, invece qui è offerto a tutti senza distinzione, ma
dato solo a chi lo sa riconoscere per quello che è, cioè dono dello Spirito.





Qui
possiamo riconoscere almeno una sfaccettatura del peccato contro lo Spirito:
non avere l'umiltà e la coscienza di chiederlo, di scoprire in noi la nostra
povertà che solo lo Spirito può colmare.





Teniamo
conto adesso di quella espressione aggiunta al testo dalla tradizione amanuense
e che è stata ricevuta da alcuni Padri e in particolare da Gregorio di Nissa:
venga lo Spirito tuo, quello Santo, e ci purifichi. Il dono dello Spirito che
chiediamo è un dono che ci permetta di eliminare le scorie, di eliminare la
negatività, di mettere alla prova come l'oro nel crogiolo l'autenticità della
nostra fede.





È qualcosa
di molto serio, non un dono che ci permetta di vivere spensierati: le dolcezze
di un rapporto tutto delicato: ma noi chiediamo il dono dello Spirito come dono
purificante.





È ciò che
chiediamo a Pentecoste, il dono di fuoco che purifica, e apre alla luce di Dio,
apre alla rivelazione del dono di Dio. Allora la comunità resa trasparente di
luce divina, può diventare luce per le genti.





È la luce
che attraverso Paolo illuminerà tutti i pagani, ma che adesso attraverso la
chiesa resa trasparente dall'azione purificatrice diviene luce per il mondo
intero.





Chiedendo
il dono dello Spirito noi in pratica chiediamo che la chiesa venga purificata
per divenire luce per tutta l'umanità, per il mondo intero.





Non siamo
dunque noi oggetto primario della richiesta: non chiediamo qualcosa per noi
stessi, ma chiediamo di essere strumento di espansione di Dio, di
manifestazione di Lui a tutte le genti. Chiediamo quindi il dono della
cattolicità: che il sangue di Cristo sia veramente versato per tutta l'umanità.





Qui inizia
il confronto personale, che ci provoca a purificare le nostre richieste, a non
chiedere ciò che è dannoso, che non è per noi, a chiedere sempre per l'amico,
per la chiesa che è comunità di persone che insieme camminano incontro al
Signore. Se questa non è stata la nostra preghiera, ma chiudere la preghiera
nel rapporto io-tu escludendo gli altri, Lc ci dice non solo che non otterremo,
ma che dobbiamo convertirci alla preghiera comunitaria.





S.
Cipriano. dice: "Mai un'oratio privata, semprer communis sit oratio".
Da qui la necessità di esplicitare anche formalmente nella comunità, per
imparare di nuovo a chiedere all'interno della comunità stessa, per farci
riedificare come comunità.
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Messaggio Da XENA il Gio 29 Mag 2008 - 19:15

grazia ha scritto:Che belli questi post, Xena!!! Quanto sono positivi !! Io lo so che i miracoli accadono!! Purtroppo non ci è dato sapere se saremo o meno toccati dalla misericordia di Dio che ci allontanerà il calice amaro , però dobbiamo sempre pregare... Ho perso l'abitudine di chiedere, e quando prego, lo faccio invocando solo il nome di Gesù. Egli sa ciò di cui ho bisogno e così mi affido , senza bisogno di perdermi nell'uso di parole ...

Si hai ragione Grazia ,non possiamo mai sapere se la grazia ci toccherà oppure no e allora perchè non chiedere? Dobbiamo farlo e pregare che ci sia concessa anche se sappiamo che non possiamo meritarla ,ma è la misericordia che ci viene in aiuto.
Bussate e vi sarà aperto chiedete e vi sara dato...non quello che vogliamo noi ma ciò che è meglio per la nostra anima .
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Messaggio Da petalo25 il Gio 29 Mag 2008 - 19:30

tratto da
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Luca 11:5-9 Poi disse
loro:<<Chi è fra voi che ha un amico, che va da lui a mezzanotte,
dicendogli: “Amico, prestami tre pani, perché un mio amico in viaggio è
arrivato da me, e io non ho cosa mettergli davanti”, e quello di dentro,
rispondendo, gli dice: “Non darmi fastidio, la porta è già chiusa e i miei
bambini sono a letto con me; non posso alzarmi per darteli”? Io vi dico che
anche se non si alzasse a darglieli perché gli è amico, nondimeno per la sua
insistenza si alzerà e gli darà tutti i pani di cui ha bisogno. Perciò vi dico:
Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto. Poiché
chiunque chiede riceve, chi cerca trova e sarà aperto a chi bussa.






È chiaro il nesso tra il contenuto della parabola e la
preghiera d’intercessione che, vero atto d’amore verso gli altri, non viene
fatta per i propri, ma per gli altrui bisogni.






Gesù vuole insegnarci che questo tipo di preghiera raggiunge lo scopo e viene esaudita se fatta
con perseveranza, tenacia e determinazione; le Sue parole: “Chiedete e vi sarà
dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto. Poiché chiunque chiede
riceve, chi cerca trova e sarà aperto a chi bussa” (Luca 11:9-10) costituiscono
per noi un grande incoraggiamento a perseverare in preghiera e a confidare in
Lui, che è sempre pronto a dare a chi chiede, a far trovare a chi cerca, ad
aprire a chi bussa alla sua porta.
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Messaggio Da grazia il Gio 29 Mag 2008 - 19:36

Molti anni or sono, parlo dei primi anni 80 frequentavo un gruppo di preghiera del Rinnovamento nello spirito, un gruppo carismatico...
In quegli incontri di preghiera, spesso si attingeva alla glossolalia, un modo di pregare spontaneo, in cui ci si lasciava trasportare dall'urgenza del nostro spirito bisognoso di esprimersi. Credo che ciò implicasse significati profondi del tutto diversi dalle parole che coscientemente avremmo potuto proferire... Infatti, spesso , al di là di una consapevolezza contingente, rappresentata da una nostra preoccupazione, ad esempio per la salute nostra o dei nostri cari, il nostro spirito conosca ogni altro più piccolo bisogno nascosto alla nostra stessa coscienza...
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