Fitoterapia : precauzioni d'uso delle piante officinali

Vedere l'argomento precedente Vedere l'argomento seguente Andare in basso

Fitoterapia : precauzioni d'uso delle piante officinali

Messaggio Da hugbert il Sab 20 Feb 2010 - 12:00

FITOTERAPIA: PRECAUZIONI D'USO DELLE PIANTE OFFICINALI Interferenze tra le piante officinali, interazioni tra piante e farmaci, controindicazioni in presenza di alcune patologie - Prima parte: Achillea, Aglio, Aloe, Frangula, Rabarbaro, Senna, Cascara -------------------------------------------------------------------------------- Affrontiamo questo mese un argomento che costituisce molto spesso l'oggetto delle vostre richieste, quando ci scrivete per avere una consulenza (che, vi ricordo, è assolutamente gratuita): le eventuali controindicazioni che alcune erbe officinali possono avere nei confronti del nostro organismo, specie in presenza di alcune particolari patologie, le possibili interferenze tra piante officinali diverse, o tra le erbe medicinali e i farmaci di sintesi, compresa la pillola anticoncezionale. Voglio ricordare che i primi farmaci ideati dall'uomo per mantenere la salute sono proprio quelli di origine vegetale, costituenti gli apprezzati rimedi naturali della medicina popolare empirica, molti dei quali hanno avuto la conferma della scienza alla luce dei moderni studi sulla fitoterapia. Le giuste conoscenze scientifiche per un uso razionale dei rimedi fitoterapici sono indispensabili per un impiego corretto e consapevole delle erbe officinali, conoscenze che costituiscono il necessario bagaglio culturale del moderno erborista, preparato e aggiornato. Molti ritengono che la fitoterapia sia assolutamente innocua, ma questo non è sempre vero. Abbiamo infatti sottolineato che le erbe officinali sono dei veri e propri farmaci naturali, poiché contengono delle molecole che interagiscono con il nostro organismo, quando le utilizziamo sia per uso interno che per uso esterno. E' pur vero che le piante officinali sono molto più "maneggevoli" rispetto ai farmaci di sintesi, e che raramente hanno gravi effetti collaterali indesiderati: questo avviene perché le erbe medicinali contengono un complesso di numerosi principi attivi, definito "totum vegetale", proprio a significare che tutte le sostanze attive sono reciprocamente importanti, e che proprio dal loro equilibrio dipende l'azione farmacologica di ogni pianta medicinale. L'insieme dei principi attivi è definito fitocomplesso. Esso ha un'importanza fondamentale per le proprietà terapeutiche di ogni pianta medicinale: queste possono essere diverse da quelle di uno o più dei suoi costituenti presi singolarmente, ed esprimono quindi la risultante finale dell'interazione fra le loro singole proprietà. Proprio il fatto che l'azione medicinale derivi da un mix di numerose sostanze fa sì che le proprietà terapeutiche delle piante medicinali siano in generale più delicate, in quanto l'azione di ogni molecola è esaltata ma allo stesso tempo moderata dall'azione delle altre presenti nel fitocomplesso. Questo può apparire una contraddizione, ma non lo è: infatti in una pianta troviamo diverse molecole che agiscono in sinergia fra loro, potenziandosi vicendevolmente, ma nello stesso tempo ve ne sono altre che hanno un effetto tampone e mitigano gli eventuali effetti nocivi. Nel caso dei farmaci di sintesi invece, il concetto che regola la farmacologia mette l'accento sul principio attivo isolato e sulle sue potenzialità terapeutiche, ascrivibili quindi ad una sola molecola, somministrata con l'aiuto di eccipienti inerti. Questo rende l'azione del farmaco tradizionale molto più potente e veloce, ma ne esalta anche gli effetti negativi, le controindicazioni e gli effetti collaterali, quindi è bene ricorrere ad essi solo in caso di effettiva e inderogabile necessità, che naturalmente deve essere valutata dal medico. E' bene quindi, quando possibile, nelle patologie di lieve o media entità, utilizzare la fitoterapia, che è il più delle volte priva di effetti nocivi. Nelle patologie più gravi è possibile talvolta affiancare alla terapia farmacologica di sintesi anche la fitoterapia; ciò può consentire di ridurre il dosaggio e la durata della somministrazione del farmaco, e di ridurre al minimo gli effetti collaterali indesiderati. La conoscenza della composizione qualitativa e quantitativa delle piante officinali permette di indagarne anche i meccanismi di azione, rendendo ancora più mirata e sicura la fitoterapia moderna. Alla luce di queste considerazioni prendiamo ora in esame alcune piante officinali, per metterne in evidenza le eventuali controindicazioni e le precauzioni d'uso. Poiché la materia è molto vasta, dividerò l'argomento in vari "capitoli", che saranno completati nel corso dei prossimi mesi. Achillea (Achillea millefolium) Questa pianta è tradizionalmente impiegata come amaro-tonico, stomachico, antispasmodico, emmenagogo, per la sua azione antiflogistica e spasmolitica sulla mucosa gastrica e intestinale, per la capacità di migliorare la secrezione dei succhi gastrici e della bile, e come stimolante delle mestruazioni, oltre che come calmante in quelle dolorose; da non dimenticare l'uso esterno per le proprietà astringenti, decongestionanti, analgesiche, riepitelizzanti, antiemorragiche, che ne fanno un buon rimedio per uso locale in caso di emorroidi, ragadi, ulcere e ferite torpide. Poiché l'Achillea appartiene alla famiglia delle Asteracee, può provocare, nei soggetti particolarmente sensibili o allergici alle piante di questa famiglia, dermatite allergica. Per quanto riguarda le possibili interazioni, bisogna porre attenzione alla sua attività sulla coagulazione del sangue, in particolare per le persone che assumono farmaci anticoagulanti, di cui potrebbe alterare l'azione. In caso di uso per facilitare le mestruazioni, se assenti per cause varie, l'uso dell'Achillea non pregiudica un'eventuale gravidanza ignorata. Aglio (Allium sativum) L'Aglio è dotato di numerose azioni medicamentose, prima fra tutte l'azione ipotensiva (abbassa la pressione sanguigna), ma esso possiede anche una discreta azione coleretica, colagoga e stimolante la secrezione gastrica, oltre ad una valida attività batteriostatica e battericida che si esplica a livello polmonare e cutaneo; è anche antiparassitario (ossiuri) a livello intestinale, ha attività ipoglicemizzante, antitrombotica e antiaggregante piastrinica. Proprio quest'ultima attività ne inibisce l'uso a persone in trattamento con farmaci anticoagulanti, dei quali può potenziare l'azione, rendendo non più gestibile il dosaggio del farmaco stesso. Poiché allunga il tempo di coagulazione del sangue, è bene sospenderne l'uso alcuni giorni prima di un intervento chirurgico. L'Aglio inoltre può essere dannoso nelle persone con disturbi gastrici. E' buona norma sospendere l'assunzione di Aglio anche durante la gravidanza e l'allattamento. Aloe (Aloe ferox e Aloe barbadensis o Aloe vera) Frangula (Rhamnus frangula) Rabarbaro (Rheum officinale) Senna (Cassia angustifolia) Cascara (Cascara sagrada) Spino cervino (Rhamnus catharticus) In questo contesto analizziamo insieme tutte queste specie, poiché intendiamo riferirci al grande gruppo delle droghe antrachinoniche (vi ricordo che tradizionalmente il termine "droga" si riferisce alle parti di pianta contenenti i principi attivi che esplicano l'azione terapeutica, mentre l'accezione negativa legata a questo termine è nata solo in tempi moderni). I componenti principali delle droghe antrachinoniche sono sostanze derivate dall'antracene, termine che ha dato loro il nome; essi sono responsabili dell'azione lassativa e purgante di queste piante. Il meccanismo di azione dei lassativi antrachinonici si esplica a livello del colon (il grosso intestino chiamato intestino crasso), con un'azione congestizia e irritante sulle terminazioni nervose delle pareti intestinali, che provoca un aumento della peristalsi, della produzione di muco, e diminuisce contemporaneamente il riassorbimento di acqua. Questo meccanismo determina un aumento di volume del contenuto intestinale, che causa una distensione della parete determinando come conseguenza l'aumento della peristalsi, che produrrà così l'evacuazione. Gli effetti lassativi si manifestano dopo 8-12 ore dall'assunzione, che solitamente è consigliata la sera, prima di coricarsi, in modo che l'effetto si manifesti al mattino, al risveglio. A seconda del dosaggio utilizzato, si possono avere solo effetti lassativi, oppure effetti più drastici purganti. Vorrei aprire una breve parentesi per specificare, a proposito dell'Aloe vera (Aloe barbadensis), che gli effetti lassativi sono determinati solo dalle sostanze estratte dalla cuticola della foglia, mentre il gel fogliare interno, utilizzato per produrre il succo di Aloe vera, dalle numerose proprietà salutari (di cui si parla ampiamente nell'articolo di dicembre 2002), non possiede alcun effetto lassativo, proprio perché ricavato eliminando la cuticola esterna della foglia, contenente aloina, la sostanza responsabile dell'azione lassativa. Perciò il succo di Aloe privato dell'aloina, come pure il puro gel fogliare, utilizzabile per uso esterno, NON esplicano effetti lassativi, quindi NON hanno le controindicazioni che fra breve andremo ad esporre; solo in caso di un'eventuale allergia alle Liliacee è bene evitare l'uso del gel per uso locale. L'azione irritante tipica delle droghe antrachinoniche ne sconsiglia l'uso in presenza di emorroidi, processi infiammatori a carico degli organi del piccolo bacino come l'appendicite, diverticoli intestinali, fistole perianali, durante le mestruazioni, specie se si presentano dolorose, in pazienti portatori del morbo di Crohn o di rettocolite ulcerosa, in età pediatrica, durante la gravidanza e l'allattamento (passa nel latte materno). In tutti questi casi esistono altri rimedi efficaci, ma più delicati sull'intestino e sull'intero organismo. Un uso troppo prolungato di lassativi antrachinonici provoca perdita di potassio, fatto che deve essere tenuto presente quando si assumono diuretici o farmaci che regolano il ritmo cardiaco. Bisogna anche tener presente che l'uso di alti dosaggi di antrachinoni provoca una diminuzione del tempo di transito intestinale: questo può ridurre l'assorbimento di farmaci, eventualmente assunti per via orale (attenzione alla pillola anticoncezionale!). Il dosaggio quindi deve essere il più basso possibile, tale da determinare una funzione pressoché fisiologica, senza causare crampi e dolori addominali. E' bene inoltre assumere i lassativi in momenti diversi rispetto ai farmaci, per non interferire sul loro assorbimento e quindi sulla loro efficacia. A mio parere, è consigliabile non utilizzare le droghe antrachinoniche da sole, ma è preferibile associarle ad altre piante officinali che ne esaltino la funzione con meccanismi diversi, in modo da ridurre al minimo il dosaggio necessario a produrre l'effetto desiderato. Personalmente le accompagno a piante che producono mucillagini, e ad altre che stimolano la funzione biliare del fegato, non dimenticando di associare piante carminative, per ridurre la produzione di gas intestinali e quindi il famigerato e tanto diffuso gonfiore addominale. In questo modo si ottiene il risultato voluto con un impiego minimo di droghe antrachinoniche, evitando e allontanando nel tempo l'assuefazione e il conseguente aumento del dosaggio, specie se si fa un uso saltuario di tisane lassative, ad esempio un paio di volte la settimana, anche se costante nel tempo. L'impiego prolungato di lassativi a contenuto antrachinonico può provocare una pseudomelanosi del colon, per cui la mucosa intestinale assume un colore bruno (dal greco melanos = nero, scuro), ma si è compreso che questo fenomeno è reversibile con la sospensione dell'assunzione. In definitiva, l'uso di queste piante lassative è utilissimo in caso di stipsi, anche severa, ma esse non devono essere utilizzate continuativamente, poiché possono provocare, col tempo, una certa assuefazione, che rende necessario aumentare progressivamente il dosaggio. Meglio utilizzarle saltuariamente e per brevi periodi, per superare momenti di disagio, ma provvedere a modificare le abitudini errate, come un'alimentazione povera di fibre e di un'adeguata quantità di liquidi, oltre ad una vita troppo sedentaria. Con questo gruppo terminiamo la prima puntata di questo ciclo dedicato alle precauzioni legate all'utilizzo dei rimedi fitoterapici. Il mese prossimo proseguiremo prendendo in esame un'altra serie di piante officinali.
fonte
Dott.ssa Marina Multineddu

www.lerboristeria.com
avatar
hugbert
Nuovo Iscritto
Nuovo Iscritto

Maschile
Numero di messaggi : 70
Età : 51
Località : sabina
Data d'iscrizione : 05.02.10

Tornare in alto Andare in basso

Re: Fitoterapia : precauzioni d'uso delle piante officinali

Messaggio Da mara il Sab 20 Feb 2010 - 13:12

A me l'aloe aiutava proprio ad andare in bagno nel periodo che facevo chemio.....frullavo tutta la foglia!
Quando non lo prendevo sentivo la differenza,ero piu debole e piu depressa!

mara
Utente Senior
Utente Senior

Femminile
Numero di messaggi : 5443
Età : 45
Località : san mauro
Data d'iscrizione : 18.05.08

Tornare in alto Andare in basso

Re: Fitoterapia : precauzioni d'uso delle piante officinali

Messaggio Da hugbert il Sab 20 Feb 2010 - 23:33


Arancio amaro (Citrus aurantium, var. amara)
Di questa pianta sono utilizzate le foglie, i fiori e la scorza dei frutti immaturi, detta pericarpo. I fiori contengono un olio essenziale, detto essenza di Nèroli, largamente impiegato in profumeria, al quale la tradizione popolare attribuisce proprietà antispasmodiche e sedative. Le foglie sono utilizzate come aromatizzanti, carminative, diaforetiche e febbrifughe.
E' però sulla scorza dei frutti immaturi che in questo contesto voglio soffermare l'attenzione: a questa parte della pianta dell'Arancio amaro si attribuiscono effetti dimagranti dovuti alla presenza di una sostanza, la sinefrina, il cui uso ha suscitato un certo allarmismo per la possibilità che si manifestino effetti collaterali a carico del sistema cardiovascolare. L'evidenza scientifica mitiga comunque questo allarmismo, poiché la sinefrina è presente nel Citrus aurantium var. amara in una forma, la l-sinefrina, farmacologicamente più blanda della forma d-sinefrina in cui si può presentare questa molecola.
Dall'esame della letteratura sull'argomento, dal 1965 ad oggi, non sono emersi studi che evidenzino effetti tossici associabili all'uso di questa pianta, tuttavia si è ritenuto opportuno regolamentare l'uso del pericarpo dei frutti immaturi dell'Arancio amaro, in particolare per le preparazioni in compresse, in cui si potrebbe trovare una concentrazione di sinefrina più alta rispetto all'uso estemporaneo costituito dall'infuso, dal decotto o dalla tisana che contenga queste scorze, dove la concentrazione della sinefrina non desta alcuna preoccupazione. Per la maggiore sicurezza del consumatore quindi i preparati a base di scorze dei frutti immaturi di Citrus aurantium var. amara, devono riportare le diciture di legge che invitano alla precauzione in particolari casi, come la gravidanza, l'allattamento, l'infanzia, e in presenza di cardiovasculopatie e/o ipertensione, diciture che devono considerarsi comunque eminentemente precauzionali.
Questo fatto va rimarcato, perché è la dimostrazione che l'uso, se corretto, delle piante officinali non porta alcun danno, e sottolineo l'uso corretto, che deve spingere chi decide di affidarsi alla fitoterapia a scegliere sempre persone preparate, con cultura universitaria, che possano dare tutti i consigli utili sia sull'uso delle piante officinali, sia sul dosaggio, e naturalmente sulle eventuali controindicazioni.

Peperoncino (Capsicum annuum e C. frutescens)
Varie sono le specie di Peperoncino, ma le farmacopee europee riconoscono come dotati di proprietà officinali solamente il Capsicum annuum e il Capsicum frutescens. Il Peperoncino contiene una sostanza, la capsaicina, responsabile del sapore piccante, che ne fa un condimento tanto apprezzato e ricercato per molte preparazioni culinarie. La concentrazione di capsaicina è molto bassa nel peperone, che infatti ha un sapore più dolce, mentre è molto più alta nelle varietà più piccanti.
Il Capsicum è utilizzato come revulsivo nel trattamento dei dolori articolari, nei geloni, nelle nevralgie; viene anche adoperato per contrastare la caduta dei capelli in lozioni a bassa concentrazione, poiché stimola la circolazione sanguigna locale, facilitando l'apporto di nutrimento alle radici dei capelli.
L'uso esterno non è esente da effetti secondari, poiché un'applicazione cutanea troppo prolungata o una concentrazione eccessiva di capsaicina possono provocare reazioni cutanee dolorose con senso di bruciore, anche molto intenso, talvolta quasi insopportabile.
Per via interna, il Peperoncino è usato come condimento e in questo caso, se il contenuto di capsaicina è modesto, favorisce le funzioni digestive, poiché stimola la secrezione gastrica di acido cloridrico, mentre se è troppo elevato manifesta un'azione inibente sulla secrezione stessa. L'uso eccessivo quindi può causare perdita di appetito, ma anche gastrite cronica e gastroenterite. Un dosaggio molto elevato può risultare tossico, ma esso è difficile da raggiungere nel consumo abituale, proprio per il sapore piccante della capsaicina, che ne limita l'uso.
Il colore rosso del peperoncino è dovuto alla presenza di numerosi pigmenti carotenoidi (capsantina) e a questo proposito va segnalato che nel 2003 la Francia ha notificato la presenza di un colorante cancerogeno in peperoncini provenienti dall'India, tanto che la Commissione dell'Unione Europea ha vietato l'importazione di peperoncini e suoi derivati, se non accompagnati da un certificato di conformità.
E' bene quindi rivolgersi ad un fornitore di fiducia, sempre che non ci sia la possibilità di coltivare da sé queste piante, che oltretutto sono molto ornamentali e crescono bene anche sui balconi.

Boldo (Pneumus boldus)
Carciofo (Cynara scolymus)
Curcuma (Curcuma domestica)
Tarassaco (Taraxacum officinale)
Ho raggruppato queste specie officinali in questo ambito, poiché le precauzioni d'uso sono comuni a tutte, e riguardano le proprietà colagoghe e coleretiche che esplicano a livello del fegato, in quanto fluidificano la bile e ne aumentano la secrezione.
Questa caratteristica le rende adatte in caso di turbe digestive imputabili ad una origine epatica, poiché queste piante, oltre a migliorare la qualità e la quantità di bile prodotta dal fegato, normalizzano anche le contrazioni della cistifellea, che diventano più armoniche e facilitano così il flusso verso il duodeno della bile stessa che, vi ricordo, contribuisce alla digestione dei grassi: essi infatti sono emulsionati dalla bile in goccioline finissime, meglio aggredite dagli enzimi digestivi.
Queste piante, oltre ad un'azione disintossicante molto spiccata, che ne fa ottimi depurativi generali per l'organismo, esercitano anche una funzione blandamente lassativa, e diuretica e drenante, poiché stimolano gli organi emuntori, in particolare fegato e reni, che sono facilitati nel loro lavoro di "spazzini".
Fra queste piante, il Tarassaco possiede proprietà diuretiche più accentuate, mentre il Carciofo agisce positivamente sul metabolismo lipidico, aiutando a ridurre la produzione di colesterolo e di trigliceridi endogeni, mentre aumenta la loro escrezione.
Quali sono dunque le controindicazioni di queste piante, che sono invece per molti versi utilissime e salutari? Se somministrate a individui che presentano calcoli biliari nella cistifellea, può esservi il rischio di scatenare una colica, se questi calcoli sono posizionati in modo da ostruire i dotti escretori della bile. La bile infatti sarà prodotta in quantità più abbondante e più fluida, ma non potrà fluire nei canalicoli deputati a questo scopo, se essi sono ostruiti da uno o più calcoli: si manifesteranno forti contrazioni delle vie biliari escretrici, che cercheranno di scaricare la bile dal serbatoio costituito dalla cistifellea, la quale, essendo troppo piena, tenderà in tutti i modi a vuotarsi, scatenando così la colica. E' bene quindi, se si sono già avuti episodi di coliche biliari, evitare di assumere queste piante.
Diverso è il caso di chi invece ha la bile densa e la cistifellea parzialmente riempita da un deposito che è definito fango biliare: in questo caso assumere queste piante, inizialmente con cautela per arrivare gradualmente al dosaggio pieno, favorisce la pulizia della cistifellea, migliora la digestione e, col tempo, si potrebbe anche prevenire la formazione di calcoli. In questi casi è preferibile iniziare con il Carciofo, che ha un'azione più delicata che è definita "anfocoleretica", cioè regolatrice del flusso biliare; in seguito, quando la cistifellea è già parzialmente svuotata, si può passare ad esempio al Tarassaco, che ha un'azione più decisa.
Il Boldo può potenziare l'azione dei lassativi antrachinonici (si veda l'articolo del mese scorso), non va assunto in gravidanza e durante l'allattamento.
Il Carciofo è sconsigliato alle donne che allattano, perché sembra che freni la lattazione (come d'altronde fa anche la Salvia). Come alimento, il Carciofo, di cui si consumano i capolini, cioè le infiorescenze (mentre a scopo medicinale si utilizzano le foglie caulinari), va consumato subito dopo la cottura, perché diversamente si possono formare sostanze tossiche.
Ricordo che chi ha problemi di ostruzione delle vie biliari deve porre attenzione anche a non consumare il Curry, che contiene il 28% di Curcuma.
Il Tarassaco è sconsigliato in caso di gastrite e ulcera, poiché potrebbe determinare disturbi gastrici da iperacidità; inoltre bisogna evitare l'assunzione di Tarassaco, o di altre piante diuretiche, se si stanno già assumendo farmaci diuretici, poiché potrebbe essere possibile un loro potenziamento indesiderato.

Echinacea (Echinacea angustifolia, E. pallida, E. purpurea)
L'uso medicinale di queste piante dai bei fiori colorati si deve agli Indiani del Nord America, che la consideravano estremamente valida per curare le ferite, e nel trattamento di varie affezioni. Moderni studi confermano le sue proprietà: per uso interno, come stimolante delle difese immunitarie nella profilassi e nel trattamento delle malattie da raffreddamento; per uso esterno, nelle affezioni cutanee di tipo infiammatorio.
Si ritiene che la sua azione consista nell'aumentare le difese endogene e, specie per quanto riguarda l'Echinacea purpurea, sia un coadiuvante nel trattamento delle affezioni delle vie respiratorie, ma anche delle basse vie urinarie. Vi sono studi clinici che dimostrano che il trattamento a dosaggi adeguati con l'estratto di pianta fresca di Echinacea species riduce la durata del disturbo, sia per ciò che concerne la sintomatologia oggettiva, come l'ingrossamento dei linfonodi, che quelli soggettivi, come cefalea, lacrimazione, naso gocciolante (rinorrea) eccetera.
Nella pratica clinica si è constatato che è utile iniziare con un dosaggio di attacco di 50 gocce ogni mezz'ora per tre volte, proseguendo poi per svariati giorni con 50 gocce 3-4 volte al giorno; successivamente si riduce ad un dosaggio inferiore di prevenzione fino a 15 giorni, dosaggio preventivo che è utile ripetere ogni mese, durante il periodo invernale. Naturalmente è superfluo sottolineare che l'uso di preparati a base di Echinacea non esclude qualunque eventuale terapia farmacologica necessaria a giudizio del medico.
L'uso esterno di questa pianta è correlato alla sua capacità antinfiammatoria, antisettica e decongestionante, oltre che riepitelizzante e cicatrizzante. E' infatti utilizzata per il trattamento di ulcere, ustioni, dermatiti, afte. Se ne fa anche un uso cosmetico per pelli secche, arrossate (couperose), screpolate, rilassate, e nell'acne come dermopurificante e cicatrizzante.
Ma veniamo alle controindicazioni: le preparazioni ad uso interno a base delle tre specie di Echinacea sono considerate sicure e ben tollerate, ai dosaggi consigliati. Il suo utilizzo è però sconsigliato in caso di malattie autoimmuni progressive, come collagenopatie, sclerosi multipla, artrite reumatoide, lupus, eccetera, proprio per evitare di interferire con un sistema immuntario già alterato e compromesso.
Alcuni testi riportano che l'Echinacea è sconsigliata in gravidanza, ma la Commissione Europea afferma che non vi sono effetti sulla gravidanza, e alcuni studi clinici lo dimostrerebbero. Non sono disponibili studi concernenti l'associazione con farmaci.
avatar
hugbert
Nuovo Iscritto
Nuovo Iscritto

Maschile
Numero di messaggi : 70
Età : 51
Località : sabina
Data d'iscrizione : 05.02.10

Tornare in alto Andare in basso

Re: Fitoterapia : precauzioni d'uso delle piante officinali

Messaggio Da hugbert il Sab 20 Feb 2010 - 23:55

Finocchio (Foeniculum vulgare)
I frutti del Finocchio selvatico sono chiamati impropriamente semi, ma il piccolo errore botanico è entrato e si è radicato talmente nell'uso popolare, che ormai anche gli addetti ai lavori utilizzano questa denominazione. Seguiremo perciò anche noi questa consuetudine.
I semi di Finocchio sono utilizzati nel meteorismo, nelle dispepsie, negli spasmi addominali, nelle coliche gassose sia degli adulti che dei bambini. Le sue proprietà aromatiche e stimolanti esplicano un benefico effetto sull'apparato gastroenterico: ne migliorano la tonicità, aumentano la secrezione salivare, gastrica e biliare.
Queste proprietà ne suggeriscono l'abbinamento con le droghe antrachinoniche lassative (sottolineo ancora una volta che la definizione di droga si riferisce alle parti di pianta contenenti i principi attivi; l'accezione negativa del termine è nata solo in tempi recenti), proprio per mitigare l'atonia intestinale che esse possono produrre, se utilizzate troppo di frequente.
Ricordo anche l'uso come galattogogo, ovvero stimolante la secrezione lattea nella madre che allatta, spesso associato a Galega, Fieno greco e Anice. Una proprietà generalmente poco ricordata è quella secretolitica, cioè fluidificante delle secrezioni bronchiali, che suggerisce l'uso dei semi di Finocchio in caso di infiammazione dell'apparato respiratorio come espettorante.

Le controindicazioni del Finocchio sono legate soprattutto all'uso dell'olio essenziale, che può risultare irritante per un apparato gastroenterico già infiammato. Sempre l'olio essenziale può provocare in soggetti allergici reazioni a carico della pelle o delle vie respiratorie; in special modo nei bambini potrebbe causare laringospasmo, difficoltà respiratorie e stati di agitazione. Poiché il Finocchio sembra possedere attività estrogenica, andrebbe evitato l'uso dell'olio essenziale in gravidanza, mentre non crea problemi a piccole dosi, come ad esempio una tisana col 10% di semi di Finocchio.

Alga Bruna o Quercia marina (Fucus vesiculosus)
Fra le alghe che entrano a far parte dell'alimentazione umana o della fitoterapia, l'Alga bruna è sicuramente la più utilizzata. La droga è costituita dal tallo disseccato e sminuzzato del Fucus vesiculosus, alga bruna che può crescere fino ad un metro di lunghezza, vive fissata alle rocce ed è abbondante sulle coste della Manica e dell'Atlantico, dal nord ai tropici. E' dotata di numerose vescicole piene d'aria che ne facilitano il galleggiamento e permettono all'alga di fluttuare nell'acqua del mare, senza adagiarsi sul fondo, caratteristica che le ha dato il nome di "vesiculosus".
Come tutte le alghe, è ricca di iodio organico e di mucillagini (alginati), che le conferiscono blande proprietà lassative, ma soprattutto un'attività tonificante metabolica. Proprio quest'ultima proprietà ne consiglia un utile impiego come dimagrante, specie all'inizio di una dieta, in quanto favorisce la funzionalità tiroidea, facilita il ricambio generale e spesso agisce come stimolo del processo di dimagrimento.
E' particolarmente indicato l'utilizzo di alghe a scopo dimagrante in caso di modesta ipofunzionalità tiroidea e ritenzione idrosalina, poiché l'apporto di iodio organico è spesso in grado di regolare la funzionalità della tiroide.

E' in ogni caso sempre opportuno, prima di somministrare il Fucus, valutare la funzionalità tiroidea per accertare che non vi siano importanti alterazioni, onde evitare indebite e pericolose interferenze. E' superfluo ribadire che naturalmente l'utilizzo del Fucus, o di altre alghe ricche di iodio, è interdetto agli ipertiroidei e a tutti i soggetti che siano in trattamento con farmaci tiroidei, per una possibile interazione con essi.
L'uso del Fucus è controindicato anche durante la gravidanza e l'allattamento, anche per l'utilizzo esterno sotto forma di fanghi o creme.
Dosaggi eccessivi possono provocare agitazione, insonnia e palpitazioni.

Ginkgo (Ginkgo biloba)
Il Ginkgo è un albero maestoso dalle antichissime origini, che può raggiungere i 30-40 metri di altezza; è originario della Cina e del Giappone dove è coltivato da tempi remoti nei giardini dei templi, poiché è ritenuto sacro. E' considerato un vero fossile vivente ed è forse la pianta più antica di cui si sia fatto un uso medicinale: infatti il Ginkgo è menzionato in un trattato medico cinese, che si fa risalire al 2800 a.C.
Le foglie del Ginkgo biloba contengono diversi principi attivi, che si sono rivelati utili nelle turbe vascolari, particolarmente quelle a carico della circolazione cerebrale, poiché agiscono come inibitori dell'aggregazione piastrinica ed eritrocitaria, e soprattutto con un'importante azione vasoregolatrice: il Ginkgo infatti è un vasodilatatore arteriolare, mentre agisce come vasocostrittore venoso; rinforza inoltre la resistenza capillare, diminuisce la permeabilità delle pareti vasali, quindi aiuta a prevenire la formazione di edemi.
Il Ginkgo costituisce perciò un ottimo rimedio in tutte le alterazioni del microcircolo e i disturbi vascolari in genere, in special modo per i disturbi legati alla terza età. Infatti esso è impiegato in particolare nel trattamento dei sintomi legati all'insufficienza circolatoria cerebrale, negli acufeni di origine circolatoria, nelle vertigini di origine vestibolare (il vestibolo è una struttura dell'orecchio interno, sede della sensibilità spaziale e dell'equilibrio), nella cefalea specie se di origine vasomotoria. E' utile anche in presenza di turbe psicocomportamentali dell'anziano, quali perdita di memoria e umore depresso.
Il Ginkgo è ricco in flavonoidi, quindi oltre ad agire sull'apparato vascolare è anche un ottimo antiossidante contro i radicali liberi. Migliora l'utilizzazione del glucosio e dell'ossigeno, poiché accresce il flusso sanguigno cerebrale. A questo proposito esistono diversi studi clinici che hanno messo in luce un significativo aumento delle funzioni cognitive, con aumentata vigilanza, che ha determinato un miglioramento della qualità della vita, in anziani trattati per diversi mesi con preparati a base di Ginkgo biloba.
Si segnala anche un'azione antiasmatica del Ginkgo, oltre che una riduzione delle crisi acute nel morbo di Reynaud (che comporta spasmi delle arteriole, con conseguenti crisi ischemiche, soprattutto delle mani e dei piedi).

Le controindicazioni che riguardano questa pianta sono da mettere in relazione soprattutto alla sua azione fluidificante del sangue, poiché la somministrazione di Ginkgo in concomitanza a farmaci anticoagulanti potrebbe potenziare l'effetto di questi ultimi, rendendone ingestibile la posologia. Quindi è assolutamente sconsigliata l'assunzione di Ginkgo biloba a coloro che sono in terapia con farmaci antiaggreganti piastrinici e anticoagulanti.
E' d'obbligo anche una grande cautela con l'utilizzo di alcune piante che possono influenzare la coagulazione, come l'Aglio, il Salice, l'Olmaria, l'Achillea. Se ne sconsiglia l'uso anche durante la gravidanza e l'allattamento.
avatar
hugbert
Nuovo Iscritto
Nuovo Iscritto

Maschile
Numero di messaggi : 70
Età : 51
Località : sabina
Data d'iscrizione : 05.02.10

Tornare in alto Andare in basso

Re: Fitoterapia : precauzioni d'uso delle piante officinali

Messaggio Da hugbert il Dom 21 Feb 2010 - 11:41

Liquirizia (Glycyrrhiza glabra)
La Liquirizia è una pianta erbacea perenne spontanea in Italia nelle regioni meridionali, soprattutto nelle zone costiere. La droga (ricordo che il termine droga si riferisce alle parti di pianta contenenti i principi attivi; l'accezione negativa del termine è nata solo in tempi recenti) è costituita dalla radice che contiene numerosi principi attivi, il più importante dei quali è la glicirrizina, la cui concentrazione è massima nella corteccia della stessa radice; infatti la radice mondata ne perde fino al 30-40%.
La Liquirizia è conosciuta come aromatizzante ed addolcente, poiché ha un potere dolcificante superiore di 50-60 volte rispetto al saccarosio (lo zucchero comune): infatti è spesso utilizzata come correttivo del sapore nell'industria alimentare, ma anche in erboristeria nella composizione delle tisane, per nascondere il sapore non proprio gradevole di alcune piante.
La Liquirizia è un valido aiuto come calmante della tosse per le sue proprietà espettoranti e secretolitiche delle secrezioni catarrali. Possiede inoltre proprietà antispasmodiche, antivirali e antimicrobiche, in virtù del suo contenuto in saponine e isoflavonoidi.

Le principali proprietà medicinali attribuite alla Liquirizia riguardano però il trattamento delle patologie a carico dello stomaco come gastrite e ulcera, delle quali favorisce la cicatrizzazione, e il suo uso risulta essere molto valido anche nella prevenzione. L'azione antinfiammatoria e cicatrizzante della Liquirizia sulla mucosa gastrica è documentata sia dal punto di vista soggettivo, con la remissione della sintomatologia, che da quello oggettivo, con gli esami diagnostici. Apprezzabile è anche l'uso nelle digestioni lente, nell'aerofagia, nel meteorismo, caratteristiche che, insieme alle proprietà antispasmodiche, ne fanno un valido supporto alle droghe antrachinoniche, delle quali riduce gli effetti collaterali, nelle tisane lassative.
La Liquirizia è adoperata anche per preparazioni ad uso esterno, in preparati cosmetici destinati a risolvere o attenuare affezioni irritative della pelle o delle mucose, come dermatiti, eczema, psoriasi, o per pelli aride e sensibili, anche dei bambini, e nei prodotti lenitivi doposole.

Le controindicazioni della Liquirizia sono correlate al meccanismo di azione della glicirrizina, che agisce potenziando nell'organismo la concentrazione degli ormoni steroidei endogeni, dei quali riduce la degradazione. Un consumo eccessivo e prolungato di Liquirizia può aumentare in particolare la concentrazione dell'ormone aldosterone, causando iperaldosteronismo, che provoca ritenzione di acqua e di sodio, perdita di potassio, con conseguente aumento della pressione arteriosa e possibilità di formazione di edemi. L'uso di Liquirizia, specie continuo o eccessivo, è quindi controindicato in caso di ipertensione, nell'insufficienza renale, in gravidanza, durante l'assunzione di farmaci corticoidi. E' consigliabile cautela anche quando si assumano contraccettivi orali, o farmaci che favoriscono la perdita di potassio, come i diuretici, dei quali potrebbe potenziare l'azione.
L'assunzione di 10 grammi di radici di Liquirizia al giorno, pari a circa 1 grammo di glicirrizina, se protratta a lungo, può portare all'instaurarsi delle reazioni avverse appena descritte. In concomitanza con trattamenti fitoterapici contenenti liquirizia, è consigliabile assumere cibi ricchi di potassio, come banane, patate, albicocche secche.
La Liquirizia deve essere utilizzata realizzando l'infuso delle radici sminuzzate, evitando il decotto, che farebbe passare nell'acqua un principio amaro.

Artiglio del diavolo (Harpagophytum procumbens)
L'Artiglio del diavolo è una pianta erbacea originaria della Namibia, il cui nome popolare fa riferimento alla forma dei frutti, che sono provvisti di uncini, così come il nome del genere, Harpago, che in greco significa "rampino".
Le popolazioni indigene utilizzano questa pianta come amaro-tonico nei disturbi digestivi, e per favorire il parto, applicandola fresca sull'addome. Gli studi di farmacologia su questa pianta, effettuati già nel 1958, hanno messo in evidenza le sue proprietà antiartritiche e antiartrosiche, proprietà confermate poi nei successivi studi del 1981. Anche studi clinici più recenti, del 1999, hanno riconosciuto le proprietà antinfiammatorie, analgesiche, antireumatiche dell'Artiglio del diavolo sull'apparato osteoarticolare.

Oggi questa pianta è principalmente utilizzata in caso di reumatismo cronico, artrite reumatoide, osteoartrosi comunque localizzata (coxartrosi, gonartrosi, artrosi cervicale).
I migliori risultati si ottengono facendo uso della pianta "in toto", piuttosto che del suo principio attivo fondamentale isolato, l'arpagoside, per il reciproco potenziamento d'azione delle varie sostanze attive contenute nella pianta, come avviene per la maggior parte delle piante officinali.

Per la sua azione amaro-tonica è consigliabile assumere l'Artiglio del diavolo a stomaco pieno, se si hanno infiammazioni della mucosa dello stomaco e, come tutti gli amari, va evitato in caso di ulcera. Altre controindicazioni riguardano l'azione ossitocica (cioè che favorisce le contrazioni uterine), che conferma l'uso popolare in caso di parti difficoltosi, per cui è controindicato in gravidanza. La pianta deve essere utilizzata con cautela in caso di assunzione di farmaci cortisonici e antinfiammatori non steroidei (FANS), per un possibile aumento della gastrolesività: meglio evitare l'assunzione contemporanea, riservando l'uso dell'Artiglio del diavolo ai periodi di sospensione dei farmaci antinfiammatori di sintesi. Raramente, in alcuni soggetti ipersensibili, o a causa di dosaggio eccessivo, può dar luogo a diarrea. L'uso è sconsigliato anche in caso di assunzione di farmaci anticoagulanti.
In generale la possibile tossicità di questa pianta è considerata molto bassa.

Iperico (Hypericum perforatum)
L'Iperico, chiamato anche Erba di San Giovanni, è una pianta erbacea assai diffusa nelle nostre campagne; le sue foglie presentano in controluce numerose piccole chiazze traslucide, corrispondenti a ghiandole, che le fanno sembrare attraversate da numerosi forellini, da cui il nome perforatum.
L'Iperico è una pianta molto interessante e piuttosto importante nel panorama fitoterapico, poiché possiede un fitocomplesso ricco e composito, che giustifica le numerose proprietà medicinali che le sono attribuite e riconosciute, sia per l'uso esterno che per quello interno. I principi attivi caratterizzanti sono, fra gli altri, l'ipericina, l'iperforina e i flavonoidi.

L'uso esterno prevede l'utilizzo come vulnerario per piaghe da decubito non infette, ferite, ulcerazioni, bruciature, eritemi da pannolino. E' interessante anche l'uso cosmetico, per la sua azione protettrice utilizzata per i prodotti solari, poiché l'olio di Iperico agisce come filtro verso i raggi solari, ed ha anche un'azione vasoprotettrice che riduce il rischio di eritema, mentre l'ipericina accelera la maturazione della melanina, facilitando quindi l'abbronzatura. L'olio di Iperico è anche un valido antiarrossante per pelli delicate, eudermico e tonificante per pelli senescenti; manifesta un'azione anestetica locale, riduce le reazioni infiammatorie e favorisce la riepitelizzazione dell'epidermide. All'iperforina sono riconosciute proprietà antibatteriche e antifungine.

Ma è l'uso interno che ha suscitato in questi anni grande interesse, per la valenza terapeutica manifestata dall'Iperico nelle forme depressive di media e lieve entità, e nelle forme ansiose depressive. Il meccanismo d'azione sarebbe da ricercare nell'attività dell'Iperico sui neurotrasmettitori, attività che conferisce alla pianta proprietà ansiolitiche, riequilibranti del tono dell'umore, antispasmodiche, sedative del sistema nervoso centrale, e soprattutto antidepressive.
Anche in questo caso, gli studi clinici effettuati dimostrano chiaramente che l'azione della pianta "in toto" è di gran lunga superiore alla somma delle azioni dei principi attivi isolati. L'Iperico trova quindi un ideale campo di applicazione nel trattamento delle turbe depressive moderate o lievi, nei disturbi dell'umore (anche del periodo premestruale), nei disturbi ossessivo-compulsivi, nel trattamento delle paure infantili, e dell'enuresi notturna dei bambini.
L'Iperico possiede anche un'attività antivirale, verso alcuni virus in particolare, ed esercita anche un'azione coleretica ed epatoprotettrice, che può essere utilizzata nei disturbi epatici.
Un'altra attività interessante è quella legata alle proprietà cicatrizzanti e lenitive dell'olio di Iperico, che può essere sfruttata nel trattamento della gastrite e dell'ulcera gastrica (ricordiamo che all'iperforina è riconosciuta anche un'attività antibatterica), attraverso l'ingestione di due cucchiaini d'olio al giorno, lontano dai pasti, suddivisi in due somministrazioni.

Gli studi più recenti hanno evidenziato che l'uso dell'Iperico non comporta particolari reazioni avverse o effetti collaterali, ma il suo utilizzo deve essere rigorosamente vietato in concomitanza con l'uso dei farmaci antidepressivi di sintesi, per la possibile interferenza con essi. Paradossalmente l'Iperico diminuisce la disponibilità di detti farmaci, riducendone di fatto l'azione, anziché potenziarla, come ci si aspetterebbe (mentre con altri farmaci, sempre antidepressivi, l'azione è potenziata in modo incontrollabile). Questo avviene poiché la pianta accelera l'attività di alcuni enzimi, che aumentano il metabolismo e l'eliminazione di diversi farmaci da parte dell'organismo, rendendoli di fatto meno attivi.
Anche la pillola anticoncezionale è da annoverare tra i farmaci la cui disponibilità è alterata dall'Iperico, per cui è buona norma evitare l'associazione, specie a dosaggi importanti, anche se in letteratura non sono segnalati casi di gravidanze indesiderate, causate dall'assunzione di Iperico contemporaneamente alla pillola anticoncezionale.
L'Iperico per uso interno può avere anche un'azione fotosensibilizzante, per cui è buona norma evitare l'esposizione prolungata ai raggi solari, specie in piena estate (o alle lampade abbronzanti), anche se si è visto che la fotosensibilizzazione si manifesta a dosi molto più elevate (30 volte) rispetto a quelle che sono normalmente utilizzate. Chi ha la pelle molto chiara comunque deve osservare una certa prudenza.
Non vi sono sufficienti studi sull'uso dell'Iperico in gravidanza e allattamento, per cui ne è sconsigliato l'uso, senza il consiglio del medico.
avatar
hugbert
Nuovo Iscritto
Nuovo Iscritto

Maschile
Numero di messaggi : 70
Età : 51
Località : sabina
Data d'iscrizione : 05.02.10

Tornare in alto Andare in basso

Re: Fitoterapia : precauzioni d'uso delle piante officinali

Messaggio Da hugbert il Dom 21 Feb 2010 - 11:57

Lino (Linum usitatissimum)
Psillio (Plantago psyllium)
Ispaghul (Plantago ovata)
Discutiamo di queste tre piante officinali mettendole in relazione fra loro, poiché l'utilizzo è molto simile, come simili sono le proprietà attribuite ai loro semi, che costituiscono la droga, ovvero la parte di pianta contenente i principi attivi.
Il Lino è conosciuto da tempi antichissimi, poiché era utilizzato già in epoca preistorica per le sue fibre, che costituiscono un ottimo filato, dal quale si ricava un tessuto molto pregiato, ancora oggi apprezzatissimo. Già anticamente erano utilizzati anche i semi, sia a scopo curativo che a scopo alimentare; essi infatti hanno un buon contenuto calorico e oggi sappiamo che sono ricchi di acidi grassi essenziali, sostanze indispensabili per la fisiologia e il benessere del corpo umano. A scopo curativo erano utilizzati già dagli antichi medici che seguivano la dottrina di Ippocrate, per i disturbi intestinali e per la tosse, sia per uso esterno che per uso interno.

Per uso esterno penso che molti avranno utilizzato, su consiglio della nonna, o ne avranno sentito raccontare, i cataplasmi di semi di Lino in caso di tosse e catarro bronchiale, oppure di foruncolosi, o ascessi, che sono fatti "maturare" con i cataplasmi, accelerandone la guarigione.
Per uso interno i semi di Lino sono utilizzati anche oggi per risolvere la stitichezza in modo delicato, specie nelle persone con l'intestino irritato, talvolta per abuso di lassativi drastici, o nei casi di colon irritabile, o quando vi siano ragadi o emorroidi. I semi di Lino infatti, come anche quelli di Psillio e di Ispaghul, sono ricchi di mucillagini, che agiscono da lassativo meccanico.
E' facile rendersi conto di questo: basta mettere un cucchiaio di semi di una qualunque di queste tre piante in un bicchiere di acqua, lasciarli macerare per qualche ora, e si vede che essi si rigonfiano formando una sostanza mucillaginosa che li avvolge. La mucillagine che si forma con l'acqua, se ingeriamo i semi macerati, agisce da lubrificante e da lassativo meccanico, perché idrata e aumenta la massa fecale; ciò provoca uno stimolo fisiologico di distensione delle pareti intestinali, che rispondono aumentando la contrazione armonica (peristalsi), che favorisce il procedere del contenuto intestinale e lo svuotamento. Questo stimolo è molto delicato, a differenza di quello prodotto dalle piante lassative antrachinoniche, più drastiche e irritanti, e quindi non provoca assuefazione.
Perciò, quando la funzione intestinale è carente, oltre a migliorare l'apporto di fibre alimentari fornite dalla verdura, dalla frutta, dai cereali integrali, e ad incrementare l'apporto di liquidi nella giornata, può essere consigliabile un trattamento sintomatico con i semi di queste piante, adoperandole naturalmente con la necessaria quantità di acqua, per evitare di ottenere l'effetto opposto.
Se c'è un'irritazione intestinale è sempre bene utilizzare i semi solo dopo la loro macerazione in acqua per alcune ore; diversamente è possibile ingerirli tal quali, ad esempio con lo yogurt, bevendo subito dopo un paio di bicchieri di acqua.
Le mucillagini prodotte dalla macerazione svolgono anche una funzione emolliente a addolcente sulle mucose intestinali che, se sono infiammate, traggono beneficio dall'azione lenitiva delle mucillagini, sia del Lino che dello Psillio e dell'Ispaghul (così come della Malva, che non esaminiamo in questo contesto, poiché non presenta controindicazioni di sorta).

Sembrerebbe quindi che queste piante officinali possano essere utilizzate sempre e comunque: invece vi sono casi in cui il loro uso è sconsigliato, se non addirittura vietato. Quando infatti vi è il sospetto di un'occlusione intestinale, o vi sono dolori addominali la cui causa non sia nota, l'uso dei semi di Lino o delle altre piante in oggetto è assolutamente controindicato, per evitare eventuali complicazioni.
Bisogna anche tenere presente che le mucillagini, se assunte contemporaneamente a farmaci o ad integratori minerali o vitaminici, possono ridurne l'assorbimento; quindi è bene aspettare almeno un'ora dopo la loro assunzione prima di ingerire i semi mucillaginosi, rispettando i dosaggi, che non devono essere mai eccessivi, per evitare squilibri idrici e salini.
Talvolta, all'inizio del trattamento, si possono verificare gonfiori addominali, che scompaiono col proseguire dell'assunzione, specie se si ingeriscono adeguate quantità di acqua.

Melissa (Melissa officinalis)
La Melissa è conosciuta anche con il nome di Citronella, Cedronella o anche Erba Limona, per il gradevole profumo di limone che emana quando è fresca, profumo che perde con l'essiccazione.
Come molte piante, è conosciuta e utilizzata fin dall'antichità per le sue proprietà sedative, antispasmodiche, digestive, carminative, che ne fanno un valido rimedio, confermato anche dai moderni studi, contro l'ansia, specialmente in caso di nevrosi gastrica, che si manifesta con disturbi di origine psicosomatica a carico dello stomaco e dell'intestino.
La Melissa è utile anche nei disturbi del sonno, sia degli adulti che dei bambini, quando è necessaria un'azione rilassante generale, con difficoltà di addormentamento. La sua azione tranquillizzante può essere utilizzata anche durante le diete dimagranti, specie nei soggetti a tendenza bulimica originata da turbe nervose, e in quelle forme di ansia con somatizzazione a livello gastrico, come gastriti nervose. La Melissa riduce infatti la produzione di succo gastrico, mentre aumenta la secrezione di mucina, che ha una funzione protettiva nei confronti della mucosa gastrica. E' un valido aiuto contro dispepsia, nausea, flatulenza, vomito gravidico, per le sue proprietà eupeptiche, aromatiche, stomachiche, spasmolitiche e carminative, e anche perché favorisce la produzione della bile da parte del fegato. L'azione spasmolitica sulla muscolatura liscia può essere utilizzata anche in caso di lievi coliche intestinali, o nella dismenorrea.
L'azione sedativa della Melissa è utile anche in caso di tachicardia (battito del cuore accelerato) che non abbia cause patologiche, poiché esercita un'azione leggermente ipotensiva e bradicardizzante (rallenta il battito cardiaco).

Il dosaggio della Melissa deve essere valutato e personalizzato, poiché un dosaggio troppo elevato potrebbe manifestare un effetto-paradosso con ansia e agitazione, specie se si utilizza l'olio essenziale (che va usato con cautela, come tutti gli oli essenziali).
La Melissa è controindicata quando vi siano disturbi tiroidei, specie in caso di ipotiroidismo che potrebbe essere accentuato, o in caso di terapia con ormoni tiroidei, per una possibile interferenza con essi.
L'olio essenziale di Melissa è sconsigliato, per precauzione, nei soggetti affetti da glaucoma: in alcuni studi su animali ha provocato un aumento della pressione endoculare, quindi, finché non ci saranno altri studi in merito, è bene evitare di utilizzarlo in presenza di questa patologia oculare.

Menta (Mentha piperita)
La Menta piperita è una pianta erbacea perenne; si riproduce facilmente per via vegetativa tramite gli stoloni, poiché raramente produce semi. La parte interessante dal punto di vista dei principi attivi è la parte aerea, cioè le foglie e le sommità fiorite, che contengono diversi oli essenziali, fra i quali il più noto è il mentolo, che conferiscono a questa pianta il profumo caratteristico, il sapore e soprattutto le proprietà officinali.
La sinergia del fitocomplesso conferisce alla Menta proprietà rilassanti sulla muscolatura liscia, principalmente a livello di stomaco e intestino: infatti è da sempre conosciuta e utilizzata come rimedio per i disturbi dell'apparato gastrointestinale, per le sue proprietà antispasmodiche, carminative, coleretiche, eupeptiche e stomachiche. La Menta ha anche un'azione tonificante e corroborante sul sistema nervoso centrale, che ne fa anche un buon tonico e stimolante contro l'affaticamento fisico.
La Menta piperita è quindi utilizzata in caso di atonia digestiva, specie se è associata ad altre piante dalle proprietà simili, come la Melissa o il Finocchio. E' utile anche per combattere la nausea causata dalla cattiva digestione, specie se dipendente dall'alterata motilità delle vie di escrezione della bile (discinesie biliari), oppure quella causata dalla gravidanza. L'olio essenziale di Menta piperita è utilizzato anche come antinfiammatorio delle vie aeree superiori; infatti è possibile adoperarlo per suffumigi in caso di raffreddore e sinusite, ed essendo anche un buon antisettico bronchiale può risultare utile in caso di tosse.
Applicato localmente sulla pelle, produce una sensazione di freddo, determinando un'azione anestetica che può essere sfruttata in quelle affezioni della pelle che causano prurito o bruciore, sotto forma di talco mentolato, oppure di linimenti o unguenti emollienti.

Le controindicazioni della Menta riguardano la sua capacità di rilassare il cardias (sfintere che separa lo stomaco dall'esofago), per cui la Menta piperita è sconsigliata in caso di ernia iatale, poiché favorisce le eruttazioni; è controindicata anche in presenza di ulcera gastro-duodenale, perché stimola la secrezione gastrica; inoltre la sua azione coleretica ne sconsiglia l'uso in caso di calcoli biliari, che potrebbero essere mobilizzati provocando una colica.
L'uso prolungato può provocare insonnia per l'azione stimolante sul sistema nervoso centrale, per cui è da evitare l'uso come aromatizzante nelle tisane contro l'insonnia.
L'uso di prodotti al mentolo deve essere evitato in età pediatrica, poiché può provocare spasmi della glottide, con blocco del respiro nei casi più gravi.
avatar
hugbert
Nuovo Iscritto
Nuovo Iscritto

Maschile
Numero di messaggi : 70
Età : 51
Località : sabina
Data d'iscrizione : 05.02.10

Tornare in alto Andare in basso

Re: Fitoterapia : precauzioni d'uso delle piante officinali

Messaggio Da hugbert il Dom 21 Feb 2010 - 12:02

Ginseng (Panax ginseng)
Il Ginseng è una pianta erbacea perenne con una radice a fittone di colore che va dal giallo chiaro al bianco, la cui forma ricorda il corpo umano: infatti il nome Ginseng deriva dal cinese "Jen-sen" = "pianta-uomo". Il nome Panax deriva dal greco e significa rimedio per tutte le malattie (Panacea era la dea greca capace di guarire tutti i mali), e questo ci fa capire quale importanza avesse questa pianta nell'antica medicina orientale, per la quale il Ginseng era considerato un elisir di lunga vita.
La droga, ossia la parte di pianta che contiene i principi attivi (ribadisco che l'accezione negativa del nome droga è nata solo in tempi recenti) è costituita proprio dalla radice. Il Ginseng cresce soprattutto in Corea e in Cina, ma il Ginseng coreano è considerato il migliore del mondo per la sua ricchezza in principi attivi, costituiti da diverse e numerose sostanze; fra queste le più caratterizzati sono i ginsenosidi.
I moderni studi hanno confermato le proprietà attribuite al Ginseng come energetico, rivitalizzante e tonico generale dell'organismo, sia in senso fisico che psichico. Il Ginseng è considerato la pianta adattogena per eccellenza: il termine adattogeno, coniato da due medici russi, indica la capacità di una sostanza di interagire con i processi fisiologici dell'organismo, in modo da mantenere un equilibrio soddisfacente; questo comporta un aumento della resistenza fisica contro gli stress ambientali e un incremento delle difese immunitarie, che può aiutare anche a prevenire l'insorgenza di malattie. Ciò significa che il Ginseng, per la sua attività immunomodulante ed equilibrante, non è un rimedio contro particolari malattie, ma agisce aumentando le capacità di difesa dell'organismo e riesce in tal modo a ridurre la predisposizione alle malattie in genere. Sembra che il meccanismo di questa azione equilibrante sia dovuta alla composizione ormonosimile dei ginsenosidi, che andrebbero a costituire un serbatoio di sostanze di base, cui il nostro organismo attinge per sintetizzare quegli ormoni di cui abbia una momentanea carenza.
Ai ginsenosidi sono attribuite proprietà estrogeniche e afrodisiache, utili anche come coadiuvanti in caso di impotenza di origine endocrina e psichica, oltre ad agire sulla concentrazione di alcuni neurotrasmettitori, che influenzano le facoltà mentali e comportamentali in senso positivo. Il Ginseng quindi ha un effetto tonificante non solo fisico, in quanto aumenta l'attività, la resistenza e le performance fisiche, come negli atleti dei quali migliora le capacità di coordinazione neuro-motoria, ma ha anche un'azione tonica sulla memoria, poiché aumenta le capacità cognitive, il livello di vigilanza, la capacità di ritenzione mnemonica, la fluidità nell'eloquio.
Il Ginseng è utile anche per riequilibrare una pressione arteriosa troppo bassa, ad esempio in estate in cui il caldo può provocare una vasodilatazione periferica, con conseguente calo pressorio. Ha inoltre un'azione ipolipemizzante e ipoglicemizzante (riduce i grassi e gli zuccheri nel sangue), antiossidante contro i radicali liberi, stimolante ed equilibrante della funzione cardiaca e circolatoria.
Non è un caso quindi che in oriente il Ginseng sia utilizzato, fin da tempi remoti, per migliorare lo stato di salute e di benessere soprattutto negli anziani, nei quali contribuisce a rallentare il processo di invecchiamento, specie se precoce. Anche durante la menopausa il Ginseng può migliorare il tono dell'umore e dare una sensazione di benessere e di maggior energia, che si traduce in una vita più attiva e piena.
Il Ginseng è utilizzato anche per uso esterno in preparati cosmetici quali creme rivitalizzanti e antietà, per le sue proprietà tonificanti e rassodanti della pelle, della quale migliora il microcircolo sottoepidermico.
Il dosaggio del Ginseng deve essere adattato alla singola persona, poiché esiste una tollerabilità individuale correlata anche allo stato fisico generale di ciascuno; inoltre è consigliabile effettuare periodi di assunzione di uno-due mesi, alternati a periodi di sospensione. Dosi eccessive di Ginseng possono provocare tachicardia (battito del cuore accelerato), specie in soggetti più sensibili, per cui è importante valutare il dosaggio e la durata dell'assunzione.
In soggetti predisposti potrebbe provocare nervosismo, agitazione, insonnia, soprattutto se la somministrazione avviene la sera: l'orario migliore per assumere il Ginseng infatti è il mattino e nel primo pomeriggio, ma non deve essere mai somministrato la sera, a meno che non si richieda specificamente un aumento della vigilanza e dell'energia nelle ore serali o notturne, ad esempio in quelle persone che effettuano turni di lavoro serali o notturni.
L'uso di Ginseng è precluso nell'infanzia e prima della pubertà, nelle donne durante la gravidanza e l'allattamento, a chi abbia subito mastectomia, e alle giovani donne che abbiano cicli mestruali molto abbondanti. Sconsigliato anche ai diabetici per la possibile interferenza con la terapia, che potrebbe venire alterata dalla leggera azione ipoglicemizzante di questa pianta. Il Ginseng deve essere evitato anche in caso di ipertensione non compensata dalla terapia farmacologica e in presenza di patologie cardiache o vascolari.

Salvia (Salvia officinalis)
La Salvia è un arbusto cespuglioso e sempreverde che cresce in tutto il bacino del Mediterraneo, specie in luoghi aridi e calcarei. Le foglie hanno un colore verde polveroso caratteristico, e tutta la pianta sprigiona un forte odore canforato penetrante, dovuto all'olio essenziale che la Salvia contiene.
La Salvia è utilizzata come pianta aromatica in cucina e, come spesso accade in questi casi, ciò è giustificato non solo per il gustoso aroma che conferisce ai cibi, ma anche da alcune sue proprietà officinali: come vedremo infatti è molto utile per facilitare la digestione.
Le proprietà attribuite e riconosciute alla Salvia sono diverse. E' un buon emmenagogo ormonale, poiché è capace di regolarizzare il flusso mestruale e attenuare le eventuali manifestazioni dolorose; la sua azione ormonale di tipo estrogenico è utile anche per contrastare i disturbi della menopausa.
Ha proprietà antiidrotiche, in quanto riduce l'eccessiva sudorazione di mani e ascelle, e può giovare anche in caso di sudori notturni dei convalescenti; a questo scopo viene utilizzata per fare bagni, maniluvi, pediluvi, a seconda della necessità; ma anche l'uso interno sotto forma di tisana, di tintura idroalcolica, o di olio essenziale (da utilizzare con cautela! Ma di questo parleremo fra poco) è attivo contro l'eccessiva sudorazione e il beneficio dato da alcune somministrazioni può durare anche qualche giorno.
Un'altra azione riconosciuta alla Salvia è quella di bloccare la secrezione lattea, azione che può essere utilizzata per svezzare i bimbi già grandicelli che faticano a lasciare il seno materno, poiché se non trovano più il latte è facile che si disaffezionino.
La Salvia ha proprietà ipoglicemizzanti, antispasmodiche, eupeptiche, colagoghe e coleretiche, stimolanti generali, anticatarrali, e per questo è indicata come coadiuvante in caso di diabete, digestione lenta, dispepsia atonica, senso di astenia, catarri bronchiali.
Le sue proprietà antinfiammatorie ne fanno un ottimo rimedio come astringente, antisettico e lenitivo per le infiammazioni delle gengive e delle mucose di tutta la bocca, inclusa la lingua, e della gola; a questo scopo viene utilizzata sotto forma di infusi o collutori per sciacqui e gargarismi.
E' previsto anche un utilizzo cosmetico come dermopurificante, deodorante, stimolante e rassodante, in preparazioni che vengono impiegate per la cura della pelle e dei capelli grassi, per la pelle rilassata, nell'igiene dentaria.
La tossicità della Salvia è da imputare soprattutto all'utilizzo improprio del suo olio essenziale che, come d'altronde tutti gli oli essenziali, va utilizzato con cautela, a dosi strettamente controllate e per periodi brevi. Si conosce infatti una reazione da intossicazione neurotossica acuta per alti dosaggi di olio essenziale; ma anche l'uso protratto a dosi normali può dare luogo a manifestazioni neurotossiche. L'uso dell'olio essenziale e degli estratti alcolici sono sconsigliati durante la gravidanza e l'allattamento (in quest'ultimo caso anche per il rischio di bloccare la lattazione). L'uso medicinale della Salvia è sconsigliato anche in caso di insufficienza renale. La tossicità della Salvia si può manifestare anche con l'uso di preparati ad uso locale, come creme, oli da massaggio, per l'elevata lipofilia (affinità con i grassi, nei quali si scioglie completamente) degli oli essenziali, che vengono assorbiti attraverso la pelle o le mucose.

Partenio (Tanacetum partenium)
Il Partenio è una pianta erbacea simile nell'aspetto alla comune Camomilla e al Crisantemo, e come queste appartiene alle Compositae (o Asteracee), famiglia di piante ricchissima di specie officinali. Botanicamente il Partenio oggi è classificato come Tanacetum parthenium, ma è conosciuto anche con il nome di Chrysanthemum parthenium.
Del Partenio abbiamo parlato nell'articolo del Febbraio 2006, ma riportiamo di seguito le caratteristiche più importanti.
L'utilizzo a scopo medicinale del Partenio è antichissimo. Questa pianta era conosciuta ed utilizzata soprattutto per alleviare i dolori mestruali, come rivela la sua etimologia: il nome della specie parthènion deriva dal greco pàrthenos, che significa fanciulla, vergine. Ma già nell'Inghilterra del XVII secolo c'era chi riconosceva alla pianta una buona efficacia "per tutti i dolori del capo", anticipando i risultati degli studi più recenti che dimostrano l'attività del Partenio contro l'emicrania, ed evidenziano come il Partenio contribuisca a migliorare la sindrome emicranica, anche se non la guarisce: infatti a fine trattamento il problema si ripresenta. I benefici della pianta quindi necessitano di un'assunzione costante, per cui si consiglia a chi soffre di emicrania un uso preventivo per periodi abbastanza lunghi. Tuttavia, poiché ancora non ci sono studi sufficienti sull'innocuità a lungo termine, l'assunzione non può essere effettuata per un tempo indefinito, ma è consigliabile effettuare dei cicli di assunzione intervallati da sospensione del trattamento.
Recenti ricerche, per la maggior parte anglosassoni, hanno evidenziato una notevole attività nei confronti delle emicranie definite vasomotorie, nelle quali si ha un'alternanza di stimoli sui vasi sanguigni, che determina una vasocostrizione e una successiva vasodilatazione. Questo fenomeno provoca una deformazione delle pareti dei vasi stessi, che vanno così a premere sulle terminazioni nervose vicine, innescando il dolore.
Gli elementi della pianta che contengono i principi attivi sono le parti aeree, in particolar modo le foglie. Le sostanze principali contenute nel Partenio sono i Flavonoidi, i Sesquiterpeni, i Polifenoli e fra questi il più importante per l'attività medicinale della pianta è il Partenolide. Queste sostanze hanno la capacità di ridurre la contrazione della muscolatura liscia e la sua eccitabilità, spiegando perché la pianta agisca sia a livello dell'apparato ginecologico, sia sui vasi sanguigni: infatti sia le pareti uterine che quelle dei vasi sono formate da muscolatura liscia, che è proprio quella che risponde all'azione di questa pianta. Sono quindi spiegati e confermati sia l'utilizzo antico che quello più moderno del Partenio, che è utile quindi sia per la dismenorrea che contro l'emicrania.
Negli studi condotti sull'emicrania sono state evidenziate anche proprietà ipotensive, antispasmodiche a livello del tratto digestivo, sempre per l'azione del Partenio sulla muscolatura liscia. Si avrebbe anche come conseguenza un blando effetto tranquillante che faciliterebbe il sonno, se la pianta è assunta la sera. La sua azione antinfiammatoria ha anche un buon effetto lenitivo a livello dei dolori articolari, inclusi quelli derivanti dall'artrite reumatoide.
Per la sua azione emmenagoga ne è sconsigliato l'uso in gravidanza, allattamento e nell'infanzia. Anche l'usanza di masticare le foglie fresche è da sconsigliare, poiché può provocare ulcerazioni della mucosa della bocca e irritazione gastrica; è necessaria cautela anche in caso di gastrite, ulcera, colite ulcerosa, malattia di Crohn, e durante terapie anticoagulanti. La somministrazione della pianta è inoltre controindicata in quei soggetti che presentano allergie alle piante della famiglia delle Asteracee. Si deve evitare anche la contemporanea assunzione di Partenio in associazione a terapie antinfiammatorie di sintesi.

Uncaria (Uncaria tomentosa)
L'Uncaria è una liana che può raggiungere i 20 metri di lunghezza. Cresce nelle zone più impervie della foresta Amazzonica, dove gli indios peruviani la chiamano "uña de gato", cioè unghia di gatto, alludendo con questo nome alle spine a forma di gancio che la pianta produce per attaccarsi agli alberi, sui quali si appoggia per crescere verso l'alto, alla ricerca della luce. La droga è rappresentata dalla corteccia del fusto che i "curanderos" peruviani utilizzano ancora oggi per curare le malattie degenerative di varia natura, come infiammazioni e dolori osteoarticolari, per le ferite profonde, come antivirale e nel periodo post-partum. I moderni studi hanno confermato le proprietà antireumatiche, antinfiammatorie, cicatrizzanti, immunostimolanti e antivirali dell'Uncaria, in particolare per l'apparato scheletrico, essendo questa pianta attiva per contrastare il dolore provocato dai reumatismi in genere e in particolare nell'artrite reumatoide. L'Uncaria è quindi utilizzata in caso di malattie infiammatorie croniche come le malattie reumatiche e articolari, per aumentare le difese immunitarie e quindi come prevenzione contro le malattie infettive, specie se di natura virale, come quelle a carico dell'apparato respiratorio. L'uso dell'Uncaria è sconsigliato durante l'infanzia, la gravidanza e l'allattamento, perché sembra che possa avere un'azione sulla muscolatura uterina e sulla lattazione. Benché sia utilizzata contro l'artrite reumatoide, l'Uncaria è sconsigliata per le altre malattie definite autoimmuni, come la sclerosi multipla. Alti dosaggi potrebbero provocare diarrea, anche se alle dosi normalmente consigliate la pianta è ben tollerata e sicura.
avatar
hugbert
Nuovo Iscritto
Nuovo Iscritto

Maschile
Numero di messaggi : 70
Età : 51
Località : sabina
Data d'iscrizione : 05.02.10

Tornare in alto Andare in basso

Re: Fitoterapia : precauzioni d'uso delle piante officinali

Messaggio Da hugbert il Dom 21 Feb 2010 - 12:45

FITOTERAPIA: PRECAUZIONI D'USO DELLE PIANTE OFFICINALI
settima parte: patologie e condizioni particolari - riepilogo




Completiamo l'argomento sulle precauzioni d'uso e le controindicazioni che le piante officinali possono avere in talune occasioni, affrontandolo però da un punto di vista opposto rispetto a quello analizzato finora: anziché esaminare le singole piante officinali per metterne in evidenza le controindicazioni, ora prendiamo in considerazione alcune situazioni, come la gravidanza, l'allattamento, l'infanzia, alcune malattie dell'apparato digerente, l'uso di certi farmaci, e valutiamo quali sono le piante officinali controindicate, o da utilizzare con cautela.
In questo modo crediamo di facilitare il compito a quelle persone che desiderano informarsi sulla fitoterapia in particolari circostanze. Questa esigenza infatti è molto sentita, come testimoniano le numerose richieste di consulenza in tal senso.
Non pretendiamo naturalmente di esaurire l'argomento, ma intendiamo solo porre l'accento su alcune piante officinali di uso comune, e per le quali vi siano conoscenze certe, avallate da ricerche scientifiche serie.

PATOLOGIE E CONDIZIONI PARTICOLARI


Gravidanza-allattamento-infanzia
Enumeriamo sinteticamente alcune piante sconsigliate, o di cui va fatto un uso moderato, durante la gravidanza e/o l'allattamento e nella prima infanzia. Esse sono: Aloe (ma il gel fogliare di Aloe vera senza aloina non ha questa limitazione), Boldo, Cascara, Spino cervino, Senna, Frangula, Rabarbaro, Artiglio del diavolo, Aglio, Carciofo, Iperico, Salvia, Salice, Olmaria, Ginkgo, Arancio amaro, Ginseng, Finocchio, Fucus, Liquirizia, Partenio, Uncaria.
Ricordiamo di seguito brevemente le cause per cui queste piante sono da evitare.
Sappiamo ormai che bisogna evitare i lassativi antrachinonici, quelli cioè che stimolano le contrazioni della muscolatura liscia dell'intestino (peristalsi), contrazioni che possono essere trasmesse anche alla muscolatura uterina e che possono compromettere il buon esito della gravidanza, o provocare danni al feto.
Le sostanze lassative possono anche passare nel latte e provocare coliche nel bambino, che oltretutto si abituerebbe così ai lassativi drastici già in tenerissima età.
L'Artiglio del diavolo, pianta antinfiammatoria utile per le infiammazioni dell'apparato osteoarticolare, non deve essere utilizzato in gravidanza per la sua azione ossitocica: stimola cioè le contrazioni uterine, che potrebbero compromettere il buon andamento della gravidanza.
L'Aglio, così come altre piante che influenzano la coagulazione del sangue come Salice, Olmaria, Ginkgo, sono sconsigliate in gravidanza e allattamento, per l'attività antiaggregante piastrinica. Durante l'allattamento, inoltre, l'Aglio può conferire al latte materno un sapore e un odore poco graditi al neonato.
A questo proposito va segnalato che il Carciofo e la Salvia hanno un'azione antigalattògena, inibiscono cioè la secrezione lattea, per cui si devono sicuramente evitare durante l'allattamento.
Altra pianta che è meglio evitare in questi delicati periodi è l'Arancio amaro, in particolare le scorze dei piccoli frutti immaturi che contengono sinefrina; questa sostanza è utilizzata a scopo dimagrante poiché ha la capacità di stimolare il metabolismo, ma in taluni casi e ad alti dosaggi potrebbe dare problemi a carico dell'apparato cardiovascolare.
L'Iperico, ottima pianta utile contro la melanconia e la depressione media o lieve, è sconsigliato in gravidanza, allattamento e infanzia, poiché non vi sono sufficienti studi al riguardo.
Per la sua azione estrogenica, il Finocchio deve essere usato con cautela in gravidanza, e solo sotto forma di infuso a basso dosaggio; ad es. 10% di semi di Finocchio in una tisana sono consentiti, mentre è assolutamente da evitare l'olio essenziale, per l'alta concentrazione di principi attivi. In particolare l'olio essenziale di Finocchio, come d'altronde quello di Menta e in genere tutti gli oli essenziali, non si devono utilizzare nell'infanzia, poiché potrebbero scatenare reazioni allergiche con laringospasmo e soffocamento. Durante l'allattamento l'infuso di Finocchio è consigliato per la nutrice, perché favorisce la lattazione e attraverso il latte riduce le coliche gassose del neonato.
Il Fucus (Alga bruna), alga marina ricca di iodio utile per chi vuole perdere peso, non può essere utilizzata né in gravidanza, né durante l'allattamento e l'infanzia, neppure per uso esterno, perché potrebbe interferire con la funzione tiroidea di madre e bambino.
Il Ginseng ha un'azione estrogenica, quindi non deve essere utilizzato né in gravidanza, né in allattamento, e neppure nei bambini e ragazzi prima dell'adolescenza.
Questo vale anche per il Partenio, che è un emmenagogo (favorisce la comparsa delle mestruazioni).
La Liquirizia deve essere utilizzata in piccole quantità e per periodi brevi, per evitare aumenti della pressione arteriosa, ma un uso moderato e discontinuo è consentito, poiché è un ottimo digestivo e antiacido.
Infine l'Uncaria è da evitare perché potrebbe influire sulla muscolatura uterina e sulla lattazione.

Gastrite, ulcera, ernia iatale
Le erbe officinali controindicate in presenza di queste patologie sono Tarassaco, Genziana, Menta, Aglio, Peperoncino, olio essenziale di Finocchio, Artiglio del diavolo.
Alcune, come Tarassaco, Genziana e Menta stimolano la produzione di succhi gastrici, quindi potrebbero causare iperacidità. La Menta inoltre ha la capacità di rilassare il cardias, il muscolo circolare che separa l'esofago dallo stomaco, e in questo modo sono favorite le eruttazioni, già indotte dall'ernia iatale.
Altre, come Peperoncino, olio essenziale di Finocchio (non l'infuso dei frutti), Artiglio del diavolo, possono essere irritanti per la mucosa gastrica, specie ad alti dosaggi.
L'Artiglio del diavolo ai normali dosaggi generalmente è ben tollerato, anche per lunghi periodi, specie se assunto a stomaco pieno; si sconsiglia però di utilizzarlo a dosaggi eccessivi, o contemporaneamente a farmaci antinfiammatori, dei quali potrebbe accentuare la gastrolesività.

Calcoli biliari
Il Boldo, la Curcuma, il Tarassaco e la Menta stimolano la secrezione della bile, e questo può comportare il rischio di provocare una colica biliare in quei soggetti che abbiano calcoli nella cistifellea. Infatti l'aumentata produzione di bile potrebbe mobilizzare qualche calcolo verso il dotto escretore, ostruendolo e causando così la colica.

Cardiopatie e vasculopatie
L'Arancio amaro, i cui piccoli frutti immaturi contengono sinefrina, sostanza utilizzata a scopo dimagrante poiché stimola il metabolismo, sono controindicati in caso di disturbi cardiaci o problemi all'apparato vascolare (arterie e vene), specie ad alti dosaggi.
Il Ginseng è sconsigliato in caso di cardiopatie, poiché in soggetti sensibili potrebbe indurre tachicardìa (battito cardiaco accelerato), nervosismo e agitazione.

Ipertensione
Liquirizia, Eleuterococco e Ginseng sono piante che non bisogna assumere in caso di ipertensione non compensata da un'adeguata terapia farmacologica, poiché il loro uso eccessivo e continuo, o a dosaggi non personalizzati, potrebbe accentuare la patologia ipertensiva.
Bisogna sottolineare che la Liquirizia si può assumere in piccole quantità e in modo discontinuo, e che il dosaggio di Eleuterococco e Ginseng si deve adattare ad ogni singola persona, perché la loro tollerabilità è molto variabile.

Insonnia
Ginseng, Eleuterococco e Menta sono piante stimolanti ed energizzanti, quindi non si devono assumere la sera, poiché potrebbero provocare insonnia, o aggravare un'insonnia già conclamata.

Malattie autoimmuni
Poiché l'Echinacea e l'Uncaria stimolano il sistema immunitario, non si devono utilizzare in presenza di malattie autoimmuni come la sclerosi multipla.
Al contrario l'Uncaria trova indicazione proprio per alleviare i dolori causati dall'artrite reumatoide, che pure è una malattia autoimmune.

Malattie a carico della tiroide
Se vi è una patologia a carico della tiroide, specie se richiede l'uso di farmaci, è assolutamente sconsigliato l'uso di Fucus (Alga bruna) che, con il suo contenuto di iodio, potrebbe interferire con il dosaggio dei farmaci stessi.
Anche la Melissa sembra interferire con una funzione tiroidea alterata, quindi è da evitare.

Glaucoma
Alcuni studi effettuati su animali hanno evidenziato un aumento della pressione endoculare provocato dall'olio essenziale di Melissa, per cui se ne sconsiglia l'utilizzo in caso di glaucoma, in attesa di studi sull'uomo.

Infiammazioni dell'apparato intestinale da cause sconosciute
Le piante contenenti mucillagini come Lino, Psillio, Ispaghul, Glucomannano, che hanno una blanda azione lassativa, sono assolutamente da evitare in caso di sospetta occlusione intestinale, infiammazione, o dolore addominale la cui causa sia sconosciuta, per evitare eventuali complicazioni.


ASSUNZIONE DI FARMACI



Pillola anticoncezionale.
L'Iperico diminuisce la disponibilità della pillola anticoncezionale, rendendola di fatto meno efficace, anche se non si conoscono in letteratura casi di gravidanze indesiderate causate da questa associazione. E' bene comunque evitare di assumerlo ad alti dosaggi.
Anche un abuso di lassativi antrachinonici, che può provocare un transito intestinale troppo accelerato, può di fatto ridurre l'assorbimento di questo medicinale, come di altri farmaci; quindi bisogna tenerne conto.
Le piante mucillaginose, come Lino, Psillio, Ispaghul, si devono assumere a distanza di alcune ore dalla pillola anticoncezionale, ma anche da altri farmaci, poiché anch'esse possono ridurne l'assorbimento, se assunte contemporaneamente.

Farmaci diuretici
Le piante diuretiche, come ad esempio il Tarassaco, possono potenziare l'azione dei farmaci diuretici, quindi è bene evitarne l'assunzione contemporanea.

Farmaci anticoagulanti
Achillea, Aglio, Ginkgo, Olmaria, Salice, Artiglio del diavolo, hanno in comune la capacità di fluidificare il sangue, quindi non devono essere mai associati a farmaci anticoagulanti, per evitare di potenziarne l'azione in modo incontrollabile.

Farmaci antidepressivi
L'Iperico è la pianta più utilizzata per migliorare il tono dell'umore, in caso di depressioni medie o lievi, ma non deve essere assolutamente associato a farmaci antidepressivi, dei quali potrebbe alterare l'azione.

Concludiamo così questo ciclo di articoli, pur rendendoci conto che il tema è vastissimo e si potrebbero prendere ancora in esame altre piante officinali o situazioni. Non escludiamo di riprendere in seguito l'argomento, anche tenendo in considerazione suggerimenti, richieste o curiosità che ci perverranno da parte vostra.

fonte
Dott.ssa Marina Multineddu



www.lerboristeria.com
avatar
hugbert
Nuovo Iscritto
Nuovo Iscritto

Maschile
Numero di messaggi : 70
Età : 51
Località : sabina
Data d'iscrizione : 05.02.10

Tornare in alto Andare in basso

Re: Fitoterapia : precauzioni d'uso delle piante officinali

Messaggio Da Contenuto sponsorizzato


Contenuto sponsorizzato


Tornare in alto Andare in basso

Vedere l'argomento precedente Vedere l'argomento seguente Tornare in alto

- Argomenti simili

 
Permessi di questa sezione del forum:
Non puoi rispondere agli argomenti in questo forum