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Messaggio Da XENA il Dom 7 Mar 2010 - 13:46

La Ricerca Italiana promette risultati nell'ambito delle malattie degenerative dell'osso con un prodotto riparatore che và a ricostruire il danno.


L’osso torna nuovo con un’iniezione


L’Imcb-Cnr di Napoli e Finceramica, spin-off dell’Istec-Cnr di Faenza, hanno brevettato un materiale composito iniettabile, utilizzabile per il trattamento delle fratture e delle patologie del sistema scheletrico




Perfezionato dall’Istituto per i materiali compositi e biomedici del Consiglio nazionale delle ricerche (Imcb-Cnr) di Napoli un nuovo materiale composito, utilizzabile come sostituto osseo per il trattamento delle fratture da traumi e delle patologie del sistema scheletrico, dalla perdita di sostanza ossea all’osteoporosi. Il brevetto è stato depositato con Finceramica Faenza S.p.a., società nata come spin-off dall’Istituto della scienza e tecnologia dei materiali ceramici del Cnr (Istec-Cnr) di Faenza, che si occuperà del potenziale sfruttamento industriale.

“Il dispositivo, costituito da un polimero sintetico e materiale bioceramico riassorbibile”, spiega Luigi Ambrosio dell’Imcb-Cnr di Napoli, “è iniettabile mediante tecniche chirurgiche o vie d’accesso anatomiche mini invasive. La solidificazione avviene in pochi minuti, compatibilmente con i tempi della chirurgia, colmando il difetto osseo e stimolando la rigenerazione. Una volta riassorbito, infatti, il materiale promuove il processo di rigenerazione del tessuto osseo, come dimostrato da studi preclinici effettuati presso gli Istituti Ortopedici Rizzoli di Bologna, riparando così fratture che presentano tempi lunghi di recupero o riempiendo cavità dovute a interventi chirurgici particolarmente demolitivi”.

Inoltre, specifica il ricercatore, “tale materiale si differenzia dagli attuali cementi ossei perché fornisce migliori proprietà meccaniche ed evita lo sviluppo di calore durante la fase di indurimento e i conseguenti danni ai tessuti circostanti”. La similarità chimico-fisica con la fase minerale dell'osso, unita ad un alto grado di purezza delle materie prime impiegate, “rende questo materiale altamente biocompatibile, evitando effetti collaterali come allergie, nonché osteo-conduttivo e osteo-promozionale, cioè capace di integrarsi pienamente con il tessuto nativo”.

Il risultato è frutto di un approccio multidisciplinare: “Un’équipe di chimici, fisici, ingegneri, biologi, medici e chirurghi ha collaborato per realizzare un materiale biomimetico, in grado di replicare sia la composizione chimica sia l’architettura tridimensionale dell’osso naturale, garantendo così il ripristino strutturale del difetto e il recupero funzionale degli apparati”.

Il campo di applicabilità, chiarisce Ambrosio, “riguarda tutte le patologie che coinvolgono il sistema scheletrico: dalle più comuni legate al fattore età, quali osteoporosi, artrosi e artriti, alle più gravi, quali sarcomi e cisti ossee”.

Il brevetto, del quale Finceramica S.p.a. ha ottenuto il potenziale sfruttamento industriale, ora affronterà la fase della realizzazione dei prototipi, dalle sperimentazioni pre-cliniche su soggetti umani all’industrializzazione.



Roma, 2 marzo 2010







La scheda:

Chi: Istituto per i materiali compositi e biomedici del Consiglio nazionale delle ricerche (Imcb-Cnr) di Napoli

Che cosa: brevetto di un nuovo materiale composito iniettabile, utilizzabile come sostituto osseo

Per informazioni: Luigi Ambrosio, Imcb-Cnr, tel. 081/7682513; ambrosio@unina.it











Il gel a base ceramica ripara ossa


Un nuovo materiale brevettato da un italiano è in grado di rigenerare l'osso. E' una ceramica in polvere fusa che va a ricostruire le parti di tessuto mancanti. Speranze per nuove terapie contro l'osteoartrosi
Ceramica riparativa malattie degenerative ossa Ossa



Spalla, tibia e femore. Una frattura si può curare con un’iniezione nell’osso. Il nuovo materiale è di ceramica e si può usare anche come sostituto per le patologie del sistema scheletrico, per la perdita di sostanza ossea legata all’osteoporosi. Bisognerà aspettare un paio d’anni perché arrivi sul mercato. Il composto è stato scoperto brevettato da Luigi Ambrosio del Cnr di Napoli.

“Il dispositivo, costituito da un polimero sintetico e materiale bioceramico riassorbibile”, spiega Luigi Ambrosio dell’Imcb-Cnr di Napoli, “è iniettabile mediante tecniche chirurgiche o vie d’accesso anatomiche mini invasive. La solidificazione avviene in pochi minuti, compatibilmente con i tempi della chirurgia, colmando il difetto osseo e stimolando la rigenerazione. Una volta riassorbito, infatti, il materiale promuove il processo di rigenerazione del tessuto osseo, come dimostrato da studi preclinici effettuati presso gli istituti ortopedici Rizzoli di Bologna, riparando così fratture che presentano tempi lunghi di recupero o riempiendo cavità dovute a interventi chirurgici particolarmente demolitivi”.

Il materiale ha anche una particolarità, si differenzia dagli attuali cementi ossei perché fornisce migliori proprietà meccaniche ed evita lo sviluppo di calore durante la fase di indurimento e i conseguenti danni ai tessuti circostanti. “La similarità chimico-fisica con la fase minerale dell'osso, unita ad un alto grado di purezza delle materie prime impiegate, rende questo materiale altamente biocompatibile, evitando effetti collaterali come allergie, nonché osteo-conduttivo e osteo-promozionale, cioè capace di integrarsi pienamente con il tessuto nativo”.

Il campo di applicabilità, chiarisce Ambrosio, “riguarda tutte le patologie che coinvolgono il sistema scheletrico: dalle più comuni legate al fattore età, quali osteoporosi, artrosi e artriti, alle più gravi, quali sarcomi e cisti ossee”. Al progetto hanno lavorato chimici, fisici, ingegneri, biologi, medici e chirurghi ha collaborato per realizzare un materiale biomimetico, in grado di replicare sia la composizione chimica sia l’architettura tridimensionale dell’osso naturale, garantendo così il ripristino strutturale del difetto e il recupero funzionale degli apparati.


[ da La repubblica ]

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Messaggio Da XENA il Dom 7 Mar 2010 - 16:59

RICERCA


Scoperta del Cnr: un’iniezione per
far tornare nuove le ossa fratturate



Brevettato il materiale creato all’Imcb di Napoli per
il trattamento delle patologie del sistema scheletrico


Ceramica riparativa malattie degenerative ossa Fratture--190x130



NAPOLI - Parlare di osso liquido sarebbe troppo, ma un materiale iniettabile per il trattamento delle fratture e delle patologie del sistema scheletrico renderebbe molto più rapida e molto meno invasiva la cura delle lesioni ossee e creerebbe la prospettiva di nuove possibilità terapeutiche. Una prospettiva resa concreta dallo studio sviluppato dall’Istituto per i materiali compositi e biomedici del Cnr di Napoli. Lo stesso Imcb e Finceramica, società nata come spin-off dell’Istituto della scienza e tecnologia dei materiali ceramici (Istec) del Cnr di Faenza, hanno brevettato il nuovo materiale.
«Questo sistema è costituito da una fase solida, cioè fosfati di calcio, e una liquida, anzi gelatinosa, che vengono mescolate», spiega il direttore dell’Imcb Luigi Ambrosio: «C’è quindi la possibilità di iniettare il materiale mediante tecniche chirurgiche mini-invasive o attraverso vie d’accesso anatomiche». Insomma, si potranno evitare i tagli necessari oggi per l’utilizzo dei cementi ossei. Il nuovo materiale, aggiunge Ambrosio, «si differenzia anche perché fornisce migliori proprietà meccaniche e non sviluppa calore durante la fase di indurimento, dunque non produce i conseguenti danni ai tessuti circostanti. La cosa interessante è che questi fosfati in presenza di liquidi continuano l’azione di indurimento e sono attivi, inviano un segnale alle cellule e favoriscono una più rapida riparazione, in alcuni casi anche la rigenerazione dell’osso. Poi, con il tempo si degradano, lasciando spazio all’osso che si riforma. E ancora: nel gel si possono inserire farmaci, per esempio antibiotici o biomolecole, come fattori di crescita e con funzione terapeutica».
La ricerca è partita cinque anni fa a Napoli, all’Imcb appunto. Finceramica spa ha finanziato lo studio e poi il brevetto, registrato in Europa e già inviato nel Stati Uniti. Un investimento consistente, che rivela grande fiducia nel progetto. Per realizzare il nuovo materiale biomimetico, in grado di replicare sia la composizione chimica sia l’architettura tridimensionale dell’osso naturale, e garantire ripristino strutturale e recupero funzionale, con Ambrosio lavorano l’ingegnere Vincenzo Guarino e un’équipe di chimici, fisici, biologi, medici e chirurghi. Gli studi pre-clinici sono stati effettuati a Bologna, all’Istituto ortopedico Rizzoli, sotto il coordinamento del professore Roberto Giardino. E hanno dato risultati molto positivi.
Ma quanto tempo occorrerà perché basti un’iniezione (ad hoc, naturalmente) per riparare fratture che oggi richiedono tempi lunghi di recupero o per riempire cavità dovute a interventi chirurgici demolitivi? «La fase clinica richiede uno studio multidisciplinare e multicentrico: probabilmente la sperimentazione sarà effettuata anche in altri paesi europei per favorire il successivo impiego all’estero. Credo che occorrano tre-cinque anni». La sperimentazione dovrà confermare che il nuovo materiale possa essere utilizzato anche contro malattie tipiche della terza età come osteoporosi, artrosi e artriti, o addirittura sarcomi e cisti ossee. Visto che agisce riempiendo i vuoti, il suo impiego non è infatti limitato come le protesi, che spesso non possono essere impiantate in mancanza di solidi punti «d’appoggio», proprio quelli che vengono a mancare. È già certo, invece, che la semplicità d’uso ridurrà drasticamente i costi delle terapie.

Angelo Lomonaco
03 marzo 2010©️ RIPRODUZIONE RISERVATA

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