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Messaggio Da XENA il Sab 5 Gen 2008 - 13:41

Posto quest'intervista ai lettori del nostro forum:


Intervista esclusiva al Fisico Antonino Zichichi
di Bruno Volpe - Petrus



CITTA’ DEL VATICANO - La compatibilità tra scienza e fede è uno dei punti fermi del Magistero di Benedetto XVI. Il Papa, infatti, sin dal suo insediamento nell’aprile del 2005, ha sempre affermato che queste due categorie, al contrario di quello che vorrebbero far credere alcuni, non sono assolutamente ‘nemiche’ e in contrasto tra loro ma, anzi, possono e devono camminare insieme, lungo la stessa strada. Una tesi che il fisico italiano Antonino Zichichi, tra gli scienziati più famosi al mondo, intervistato in esclusiva da ‘Petrus’, sottoscrive in pieno e senza esitazioni.
Professore, Lei ha la stessa convinzione del Santo Padre: scienza e fede non sono ‘avversarie’…
“Esatto. E mi consenta di dire che ammiro molto il Papa per il modo convincente con cui lo va ripetendo ai fedeli e al mondo intero, malgrado molti ‘critici’ facciano orecchie da mercante”.
Dunque, l’uomo di scienza Zichichi ha la stessa visione dell’uomo di fede Benedetto XVI…
“Guardi, non potrebbe essere altrimenti: non esiste nessuna battaglia tra scienza e fede. Basti pensare che l’inventore, il padre della scienza moderna, è proprio quel Galileo Galilei che, in malafede, si vuol far passare per ateo ma che, invece, era credente”.
Eppure, gli atei alla Piergiorgio Odifreddi scrivono libri e vanno in televisione per diffondere il loro concetto di scienza onnipotente che pretende di spiegare razionalemnte tutto ciò che ci circonda…
“L’arroganza intellettuale di certi scienziati ormai è inostenibile ed è giunta al limite del tollerabile. Alcuni, poi, amano definirsi scienziati, anche se nella loro vita non hanno mai scoperto o inventato nulla di nuovo. Ecco, davanti a simili personaggi respingo con ancora più forza la logica secondo la quale la scienza sia nemica della fede”.
Fatto sta che, purtroppo, molti scienziati continuano ad affermare che Dio non esiste.
“A questi signori dico: provatemi che Dio non c’è. Veda, l’ateismo è un atto di fede nel nulla cosmico. Noi non siamo figli del caso, né per caso siamo venuti al mondo. Negare il trascendente significa ammazzare la logica. Ateismo e scientismo, in più, sono contraddittori: mirano a spiegare e dimostrare tutto ben sapendo che ciò non sarà mai possibile”.
Professore, gli atei e gli scienziati potrebbero risponderLe ribaltando la domanda: siano i credenti a provare l’esistenza di Dio.
“Ma noi cattolici non dobbiamo provare niente a nessuno. Le grandi acquisizioni della scienza, l’intelligenza superiore, il meccanismo perfetto sono la dimostrazione più evidente della presenza di Dio. Perchè l’origine di tutto il mondo è divina e Dio stesso è tutto”.
Non c’è che dire, c’è piena sintonia tra Lei e il Papa…
“Certamente. Benedetto XVI, con molto buon senso, da tempo porta avanti una pacifica battaglia per far capire che la fede non è nemica della scienza e della ragione. Le due categorie, infatti, possono coabitare proprio partendo dal presupposto che esistono delle realtà trascendenti che, per loro natura divina, non possono avere dimostrazione scientifica”.
Per dirla in parole povere, non siamo figli del caso…
“Dire che siamo figli del caso, significa bestemmiare. La natura è una creazione divina ed armoniosa, figlia di una mente superiore. Riporre cieca ed assoluta fiducia nella scienza equivale ad un dogma al contrario. Certi atei e scienziati accusano i cattolici di dogmatismo, e non si rendono conto che hanno fatto della scienza un dogma, una verità di fede. Si tratta di un’assurdità! Indubbiamente è necessario coltivare le scoperte e il progresso, ma guardando sempre a Dio, al trascendente”.
Professor Zichichi, in conclusione: chi ha fede, ma anche chi ne è privo, come deve adoperare la scienza?
“Rispondo in maniera sintetica ma, spero, chiara: i progressi della tecnologia devono essere al servizio dell’uomo e non contro l’uomo”.
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Messaggio Da . il Sab 5 Gen 2008 - 19:13

Condivido appieno il discorso di Zichichi e del Papa!
La scienza deve mettersi al servizio dell'uomo e non viceversa!
Dio ci dona il sapere e la conoscenza affinche' la usiamo con cuore e cervello!

.
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Messaggio Da Dezeb il Sab 5 Gen 2008 - 19:24

leggevo una riflessione di qualcuno, a proposito del caso nella natura, che diceva: se fossimo tutti frutti del caso sarebbe ben difficile ottenere che questa casualità abbia creato un ordine così profondo nella natura,
dall'organizzazione atomica (o sotto ancora) fino alle reazioni e relazioni tra molecole all'interno di organismi di esseri vegetali, animali, fino ad esseri intelligenti che ne vedono addirittura le relazioni...
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Messaggio Da XENA il Sab 5 Gen 2008 - 23:16

Dezeb ha scritto:leggevo una riflessione di qualcuno, a proposito del caso nella natura, che diceva: se fossimo tutti frutti del caso sarebbe ben difficile ottenere che questa casualità abbia creato un ordine così profondo nella natura,
dall'organizzazione atomica (o sotto ancora) fino alle reazioni e relazioni tra molecole all'interno di organismi di esseri vegetali, animali, fino ad esseri intelligenti che ne vedono addirittura le relazioni...


LA teoria del caso non è riproducibile scientificamente ;rimane quindi l'affermazione indiscutibile :
lo scientismo della creazione è un dogma costruito su misura consapevolmete, dall'ateismo.
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Messaggio Da Dezeb il Dom 6 Gen 2008 - 2:42

XENA ha scritto:LA teoria del caso non è riproducibile scientificamente ;rimane quindi l'affermazione indiscutibile :
lo scientismo della creazione è un dogma costruito su misura consapevolmete, dall'ateismo.
se questa teoria del caso non è riproducibile, e l'intelligenza creatrice ed ordinatrice per loro (gli atei, gli scienziati senza fede) non c'è, allora da che parte stanno?
io dico che stanno dalla loro parte ovvero dalla parte del loro dogma, postulando che non c'è un Dio, e parlare e discutere con loro significa mettersi a fare vedere ogni volta quello che si sono occupati di togliere, in premessa.
;
ovvero nel mio post ho iniziato la questione dalla riflessione sul "caso", ma era una conclusione che scaturiva da una premessa, che non ho detto.
Se si considera lo scientismo, ho recuperato una definizione da wikipedia - [Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link] - quale: "nessuna conoscenza (aggiungo io "circostanziando": della creazione) è accettabile se non stabilita dal metodo scientifico. Pertanto è respinta ogni forma di metafisica.-
e quindi se questo scientismo riuscirà a spiegare perchè quel fenomeno funziona così e così, io mi chiederei perchè le cose sono così?
proprio dall' Inizio, non da tutte le cose che ne sono derivate:
non c'è una intelligenza organizzatrice?

se dicono di no, e sarebbe questo il loro postulato, e questo è per loro una cosa indiscutibile:
così, dalla loro premessa ne segue la conclusione che è il caso ad aver generato le cose.

E contemporaneamente a me sembra che si faccia leva sul nostro essere a immagine e somiglianza di Dio per spiegare le cose, ma non le possiamo creare, nulla che sia vivente, ciò che è vivente è acquisito, forse si potrà amalgamare, come si fa nella scienza genetica applicata, ma dagli esiti imprevedibili...
in conclusione non conviene a questi signori andare oltre la loro mente, per me è una presa in giro, so solo che il mondo dove vivo e viviamo sarebbe migliore superando le loro riflessioni mutilate a misura loro.
inoltre per lo scientismo e il positivismo c'era una fede nel progresso scientifico, io al contrario direi che con la creazione del mondo non è avvenuta un'esplosione ma un contrarsi di Dio (come nello tzimtzum della religione ebraica): è Dio, l'Essere che non si può togliere, che ha fatto spazio ad altri esseri, creature (sarò eretico?)
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Messaggio Da Enzo il Dom 6 Gen 2008 - 4:03

Il problema è che la scienza e lo scientismo vuole ridurre le domande fondamentali dell'uomo: chi sono? Da dove vengo? Dove vado? Con l'unica domanda alla quale si affannano a rispondere: come avvengono le cose?

Provate a chiedere ad un qualche postulatore del dogma scientifico: perché accadono le cose? E questi cercherà di menare il can per l'aia per mancanza di argomenti.

Sono stato ad una conferenza di Zichichi, ma ne sono uscito deluso, in quanto il Dio (non il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo) da lui creduto, non si differenzia minimamente da quello di Voltaire: un grande orologiaio che dà la carica all'ingranaggio, che poi funzionerà da solo.

Gesù Cristo, con l'incarnazione, ha affermato invece che Dio non è lontano (il Totalmente Altro) dal mondo, ma si immischia col mondo per salvarlo. La fede purtroppo, forse, non nasce dalla pura riflessione, ma è un'azione che coinvolge tutto la persona umana: spirito, cuore, mente.

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Messaggio Da Dezeb il Dom 6 Gen 2008 - 4:34

X Enzo:
Salve, ciao,
apprendo che sei un teologo, ne approfitto per farti qualche domanda.

Nei Vangeli si dice che Gesù, la Seconda Persona della Trinità, era già dall' inizio del Mondo, ed è per mezzo di Lui sono state fatte tutte le cose, la scienza a mio parere dovrebbe paradigmare così tutto quello che cade sotto la sua osservazione, ma credo appunto che sono distolti da fatti intellettuali...

però ci sono anche cose, strumentali ad esseri e anche ad esseri umani, questi con la loro libertà...
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Messaggio Da Dezeb il Dom 6 Gen 2008 - 4:52

edit:
trovato: [Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link]
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Messaggio Da XENA il Dom 6 Gen 2008 - 18:31

da "Perchè io credo in colui che ha fatto il mondo"
di Antonio Zichichi - Ed. il Saggiatore

E' opinione comune che le leggi dell'universo scoperte dalla scienza siano in conflitto con quelle imperscrutabili di Dio. La contrapposizione tra fede e scienza rappresenta uno dei dilemmi più laceranti del nostro tempo; un dramma che conobbe il suo primo controverso atto con [Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link].
Zichichi, smentisce e ribalta tale contrapposizione: "Non esiste alcuna scoperta scientifica che possa essere usata al fine di mettere in dubbio o di negare l'esistenza di Dio"
Proprio Galilei, scopritore del principio d'inerzia, della relatività e delle prime leggi che reggono il creato, era credente e considerava la scienza uno straordinario strumento per svelare i segreti di quella natura che porta le impronte di Colui che ha fatto il mondo. E credenti erano Maxwell e Planck, due padri della fisica contemporanea, uomini che hanno scoperto nuovi orizzonti sulle leggi dell'universo grazie allo studio di particelle infinitamente piccole; tanto piccole da non poter contenere traccia né di angeli né di [Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link], e da non poter quindi avallare, apparentemente, alcuna spiegazione razionale dell'esistenza del divino.
Le conquiste della scienza non oscurano le leggi divine, ma le rafforzano, contribuendo a risvegliare lo stupore e l'ammirazione per il meraviglioso spettacolo del cosmo, che va dal cuore di un protone ai confini dell'universo.
Nessuna scoperta scientifica ha messo in dubbio l'esistenza di Dio.
La scienza è fonte di valori che sono in comunione, non in antitesi con l'insegnamento delle Sacre Scritture, con i valori quindi della Verità Rivelata.
Né la Scienza né la Logica permettono di concludere che Dio non esiste.
Nessun ateo può quindi illudersi di essere più logico e scientifico di colui che crede. Chi sceglie l'Ateismo fa quindi un atto di Fede: nel nulla.
Credere in Dio è più logico e scientifico che credere nel nulla.

Si potrebbe obiettare: dal momento in cui risulta impossibile arrivare a Dio tramite scoperta di Logica Matematica o per via di una scoperta scientifica né Logica né scienza possono essere più invocate per arrivare all'atto di Fede. Tutto ciò è esatto. Infatti la fede è un dono di dio. Corroborata però dall'atto di Ragione nel [Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link].
Si rifletta comunque un po’. La Logica Matematica e la Scienza sono attività intellettuali che operano nell'[Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link].
Se fosse possibile dimostrare l'esistenza di Dio per via di un rigoroso procedimento di Logica matematica, Dio sarebbe l'equivalente di un teorema matematico.
Se fosse possibile dimostrare l'esistenza di Dio per via di una serie di ricerche rigorosamente scientifiche, Dio sarebbe l'equivalente di una grande scoperta scientifica.
Se ciò fosse possibile, l'uomo sarebbe in grado di arrivare al teorema supremo: la dimostrazione matematica dell'esistenza di Dio.
Ovvero la più straordinaria di tutte le scoperte scientifiche: la scoperta di Dio.
Teorema e scoperta oltre le quali non potrebbe esserci nient'altro. Sia la ricerca matematica sia quella scientifica hanno invece una proprietà fondamentale in comune. Ogni scoperta apre nuovi orizzonti. Concetti mai prima immaginati, Colonne e Forze di cui nessuno era riuscito a fantasticare l'esistenza, si presentano agli occhi del ricercatore come tappe di un cammino apparentemente senza fine.
Colui che ha fatto il mondo queste cose le conosce. Solo un Suo pari potrebbe saperne altrettanto.
Noi siamo miseri mortali: fatti sì, a sua immagine e somiglianza. Privi però della Sua potenza intellettuale. Ecco perché io penso che noi non sapremo mai tutta la Matematica né tutta la Scienza. C'è un aspetto della realtà in cui viviamo che mi affascina in modo particolare: il cammino senza soste, l'ascesa continua, nello studio della Logica Matematica e della Scienza. Ciò è possibile grazie all'intelletto che ci ha voluto dare Colui che ha fatto il mondo.
E' un privilegio straordinario essere stati invitati al tavolo della ragione che opera l'Immanente e nel Trascendente. Attorno a quel tavolo noi siamo seduti, desiderosi di apprendere, non di cacciar via Colui che ci ha invitati. Il tavolo della ragione permette però all'uomo di riflettere sul Trascendente e sull'Immanente. Ed ecco dove l'atto di Fede, che è dono di Dio, si coniuga con l'atto di Ragione. Infatti la Ragione è dono di Dio.

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Messaggio Da Dezeb il Dom 6 Gen 2008 - 18:49

da parte mia la penso così:
se Dio è l'Essere (usando un termine filosofico, parziale) come può essere che esista qualcosa all' infuori di Lui?
come è stato creato il mondo fuori di Lui?
: riferendomi allo "tzimtzum" ebraico, si è contratto ed ecco che è nato il mondo, con tutte le creature, gli esseri, gli uomini e chi sa chi altro ancora...,
quindi mi permetterei di usare un linguaggio matematico: Dio sarebbe "infinito" ma anche molto "determinato" e anche Conosce tutti i passi di questa "determinazione" e Tutto Questo, con un Suo Atto di Volontà, è, lo ha reso uguale a Zero, notando che anche così Dio non si potrebbe togliere o perdere MAI,
quindi non penso che si potrebbe stare sopra Dio e arrivare a dimostrarlo ma il compito è diverso dall'evento dell'esperienza umana.
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Messaggio Da Enzo il Dom 6 Gen 2008 - 18:55

Questo articolo non testimonia nulla, se non la necessità di credere in qualcuno piuttosto che nel nulla. Non si può definire cristiano, ma come kant afferma che è più logico credere in qualcosa piuttosto che nel nulla.

Poi non capisco le ultime frasi, dove vuole dimostrare l'unione tra la fede e la ragione.

Da parte mia, suggerisco di leggere la Fides et Ratio di Giovanni Paolo II; un po' complessa e filosofica, ma con veri spunti.

Penso che fede e ragione debbano camminare a braccetto, ma è sempre un'esperienza da fare, specialmente la fede.

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Messaggio Da XENA il Dom 6 Gen 2008 - 19:28

Enzo ho postato queste due testi perchè chi parla è uno scienziato che ha una mente matematica ,quindi abituata a ragionare con la logica della riproducibilita della scoperta scientifica e non filosofica.
Quello che volevo dire era che con il ragionamento logico anche la scienza afferma l'esistenza del Divino



Un lettore scettico e non credente , leggendo il libro di cui sopra, potrebbe essere avvinacinato alla fede tramite appunto la sua lettura .

A me testimonia questo.



Ottime le letture da te consigliate .


Ultima modifica di il Dom 6 Gen 2008 - 23:28, modificato 2 volte
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Messaggio Da Dezeb il Dom 6 Gen 2008 - 21:22

anch'io sono d'accordo sulla lettura del Fides et Ratio di Giovanni Paolo II, lo dico per testimoniare, ancora non l'ho letto ma lo farò considerando che è verificata dottrina cristiana, inoltre preciso che io non ho parlato di me in quello che dicevo prima, sulla "teoria" se di teoria si tratta, della "contrazione" di Dio presente nella religione ebraica risalente a Maimonide nel medioevo, chissà forse non hanno assunto la Presenza del Figlio di Dio nella loro umanità, ma la "contrazione" di Dio la considero un aspetto primario (di Dio) per "comprendere" il male che è avvenuto nei campi di concentramento nazisti allorchè uomini hanno considerato altri uomini come numeri o privandoli della loro umanità fino a considerarli come oggetti (come oggi è considerato oggetto il feto e l'embrione con conseguenze sullo sviluppo della società umana futura davvero vili), comprendere tra virgolette, non nel senso di giustificare, ma per sopportarlo con una visione più vicina, anzi vicina, di Dio.
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Messaggio Da Enzo il Dom 6 Gen 2008 - 22:28

Dezeb ha scritto:X Enzo:
Salve, ciao,
apprendo che sei un teologo, ne approfitto per farti qualche domanda.

Nei Vangeli si dice che Gesù, la Seconda Persona della Trinità, era già dall' inizio del Mondo, ed è per mezzo di Lui sono state fatte tutte le cose, la scienza a mio parere dovrebbe paradigmare così tutto quello che cade sotto la sua osservazione, ma credo appunto che sono distolti da fatti intellettuali...

però ci sono anche cose, strumentali ad esseri e anche ad esseri umani, questi con la loro libertà...


Scusa Dezeb, ma non ho capito la domanda

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Messaggio Da Enzo il Dom 6 Gen 2008 - 22:32

ma la teoria della "contrazione di Dio" nella religione ebraica, non prevede che Dio si debba ritirare di un po' per far posto alla contrazione?

Così dicendo, Dio resta sempre il "totalmente Altro" dalla creazione e quindi non avrebbe peso sulle decisioni dell'uomo; invece Dio si è FATTO UOMO, proprio per testimoniare la Sua vicinanza a noi.

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Messaggio Da Enzo il Dom 6 Gen 2008 - 22:36

Già nel Vangelo di oggi, è impressionante come un uomo malvagio come Erode avesse la risposta giusta sul luogo della nascita di Gesù. Questo testimonia che non sempre chi ha la verità in mano la sappia usare nel modo corretto.

La ragione supporta la fede, in quanto la ragione deve vagliare ogni slancio di fede, ed affermarne la ragionevolezza. Il nostro lavoro di cristiani è confrontare sempre la realtà che ci circonda con l'annuncio del Vangelo che abbiamo ricevuto (cfr Il Cantico dei Cantici di San Francesco), in quanto se interrogata onestamente, la realtà ci parla sempre del Creatore Provvidente

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Messaggio Da oxygen il Lun 7 Gen 2008 - 13:26

Non conosco bene il punto di vista di Zichichi, ma da quanto postato sembrerebbe che tu abbia ragione, Enzo, riguardo il paragone con Voltaire.
Però mi sembra intellettualmente onesto.
Ed in questi casi è più facile, in teoria, far passare il msg cristiano.
Se non si riconosce, a livello di intelletto, che non c'è nemmeno un ordine e che tutto ciò è frutto del caos mi chiedo dove può portare una discussione su Dio.
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Messaggio Da Enzo il Lun 7 Gen 2008 - 21:21

Anche se è un po' lungo, vi prego di leggerlo perché merita.

Mt 4,5-7

Allora il diavolo lo condusse con sé nella città santa, lo depose sul pinnacolo del tempio e gli disse: “Se sei il Figlio di Dio,
gettati giù, poiché sta scritto: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo, ed essi ti sorreggeranno con le loro mani, perché non abbia a urtare contro un sasso il tuo piede”.
Gesù gli rispose: “Sta scritto anche: Non tentare il Signore Dio tuo”.

Ora riporto un lungo stralcio tratto dal libro “Gesù di Nazaret” di Benedetto XVI (ppgg 57-61)

Veniamo alla seconda tentazione di Gesù, il cui significato esemplare sotto diversi aspetti è il più difficile da comprendere. La tentazione è da intendersi come una sorta di visione, in cui però è riassunta una realtà, una particolare minaccia per l'uomo e per l'incarico di Gesù. Anzitutto c'è qualcosa di strano. Per attirare Gesù nella sua trappola il diavolo cita la Sacra Scrittura. Cita il Salmo 91,11s che parla della protezione che Dio garantisce all'uomo fedele: “Egli darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutti i tuoi passi. Sulle loro mani ti porteranno perché non inciampi nella pietra il tuo piede” (vv. 11s). Queste parole assumono ulteriore importanza per il fatto che vengono pronunciate nella Città Santa, nel luogo santo. In realtà, il Salmo citato è legato al tempio; colui che lo recita si attende protezione nel tempio, poiché la dimora di Dio deve essere un particolare luogo di protezione divina. In quale altro luogo l'uomo che crede in Dio dovrebbe potersi sapere più al sicuro che non nel sacro recinto? Il diavolo si rivela conoscitore della Scrittura, sa citare il Salmo con esattezza.
L'intero colloquio della seconda tentazione si configura come un dibattito tra due esperti della Scrittura: il diavolo vi appare come teologo [...]. Vladimir Solov'ёv ha ripreso questo tema nel suo Racconto dell'Anticristo: l'Anticristo riceve la laurea honoris causa in teologia dall'Università di Tubinga; è un grande esperto della Bibbia. Con questo racconto Solov'ёv ha voluto esprimere in modo drastico il suo scetticismo nei confronti di un certo tipo di esegesi erudita del suo tempo. Non si tratta di un no all'interpretazione scientifica della Bibbia in quanto tale, bensì di un avvertimento massimamente salutare e necessario di fronte alle strade sbagliate che essa può prendere. L'interpretazione della Bibbia può effettivamente diventare uno strumento dell'Anticristo. Non è solo Solov'ёv che lo dice, è quanto afferma implicitamente il racconto stesso delle tentazioni. I peggiori libri distruttori della figura di Gesù, smantellatori della fede, sono stati intessuti con presunti risultati dell'esegesi.
Oggi la Bibbia viene assoggettata da molti al criterio della cosidetta visione moderna del mondo, il cui dogma fondamentale è che Dio non può affatto agire nella storia – che dunque tutto ciò che riguarda Dio deve essere collocato nell'ambito del soggettivo. Allora la Bibbia non parla più di Dio, del Dio vivente, ma parliamo solo noi stessi e decidiamo che cosa Dio può fare e che cosa vogliamo o dobbiamo fare noi. E l'Anticristo ci dice allora, in atteggiamento di grande erudito, che un'esegesi che legga la Bibbia nella prospettiva della fede nel Dio vivente, prestandogli ascolto, è fondamentalismo; solo la sua esegesi, l'esegesi ritenuta autenticamente scientifica, in cui Dio stesso non dice niente e non ha niente da dire, è al passo con i tempi.

La disputa teologica tra Gesù e il diavolo è una disputa che riguarda ogni epoca e ha come oggetto la corretta interpretazione biblica, la cui domanda ermeneutica fondamentale è la domanda circa l'immagine di Dio. La disputa sull'interpretazione è in ultima istanza una discussione su chi è Dio. Questa discussione intorno all'immagine di Dio, di cui si tratta nella disputa sulla corretta interpretazione della Scrittura, si decide però concretamente nell'immagine di Cristo: Egli, che è rimasto senza potere mondano, è davvero il Figlio del Dio vivente?

Così l'interrogativo circa la struttura del curioso dialogo scritturistico tra Cristo e il tentatore conduce direttamente al cuore della questione contenutistica. Di che cosa si tratta? Questa tentazione è stata messa in relazione con il motivo del panem et circenses: dopo il pane deve essere offerto qualcosa di sensazionale. Dal momento che, evidentemente, all'uomo non basta soddisfare solo la fame del corpo, colui che non vuole permettere a Dio di entrare nel mondo e negli uomini deve offrire il prurito di esperienze eccitanti, il cui brivido sostituisca la commozione religiosa e la reprima. Ma non può essere che di ciò si parli in questo passo, dato che nella tentazione, a quanto pare, non sono previsti degli spettatori.

Il punto in questione si palesa nella risposta di Gesù che è presa di nuovo dal Deuteronomio (6,16): “Non tenterete il Signore vostro Dio”. Nel Deuteronomio questo è un accenno alla vicenda di Israele che rischiava di morire di sete nel deserto. Si arriva alla ribellione contro Mosè, che diventa una ribellione contro Dio. Dio deve dimostrare di essere Dio. Questa ribellione contro Dio viene così descritta nella Bibbia: “Misero alla prova il Signore dicendo: “Il Signore è in mezzo a noi sì o no?”” (Es 17,7). Si tratta dunque di ciò a cui abbiamo già accennato prima: Dio deve sottoporsi a un esperimento. Viene “provato” così come si provano le merci. Deve sottostare alle condizioni che noi riteniamo necessarie per ottenere una certezza. Se Egli ora non garantisce la protezione promessa nel Salmo 91, allora non è Dio. Allora ha smentito la sua parola e così facendo ha smentito se stesso.

Abbiamo qui davanti a noi in tutta la sua ampiezza il grande interrogativo di come si possa conoscere Dio e come si possa non conoscerlo, di come l'uomo possa stare in rapporto con Lui e come possa smarrirlo. La sua presunzione, che vuole fare di Dio un oggetto e imporgli le nostre condizioni sperimentali da laboratorio non può trovare Dio. Infatti si basa già sul presupposto che noi neghiamo Dio in quanto Dio, perché ci poniamo al di sopra di Lui. Perché mettiamo da parte l'intera dimensione dell'amore, dell'ascolto interiore, e riconosciamo come reale solo ciò che è sperimentabile, che ci è stato posto nelle mani. Chi la pensa in questo modo fa di se stesso Dio e degrada così facendo non solo Dio, ma il mondo e se stesso.

A partire da questa scena sul pinnacolo del tempio si apre lo sguardo sulla croce. Cristo non si è gettato dal pinnacolo del tempio. Non è saltato nell'abisso. Non ha messo alla prova Dio. Ma è sceso nell'abisso della morte, nella notte dell'abbandono, nell'essere in balìa che è proprio degli inermi. Ha osato questo salto come atto dell'amore di Dio verso gli uomini. E perciò sapeva che, saltando, alla fine avrebbe potuto soltanto cadere nelle mani benevole del Padre. Così si palesa il vero senso del Salmo 91, il diritto a quell'estrema e illimitata fiducia di cui in esso si parla: chi segue la volontà di Dio sa che in mezzo a tutti gli orrori che può incontrare non perderà mai un'ultima protezione. Sa che il fondamento del mondo è l'amore e che quindi anche là dove nessun uomo può o vuole aiutarlo, egli può andare avanti riponendo la sua fiducia in Colui che lo ama. Tale fiducia, a cui ci autorizza la Scrittura e alla quale il Signore, il Risorto, ci invita, è però qualcosa di completamente diverso dalla sfida avventurosa a Dio che vuole fare di Lui in nostro servo.

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Messaggio Da Dezeb il Mar 8 Gen 2008 - 4:05

Enzo ha scritto:Anche se è un po' lungo, vi prego di leggerlo perché merita.
...

Cristo non si è gettato dal pinnacolo del tempio. Non è saltato nell'abisso. Non ha messo alla prova Dio. Ma è sceso nell'abisso della morte, nella notte dell'abbandono, nell'essere in balìa che è proprio degli inermi. Ha osato questo salto come atto dell'amore di Dio verso gli uomini. E perciò sapeva che, saltando, alla fine avrebbe potuto soltanto cadere nelle mani benevole del Padre. Così si palesa il vero senso del Salmo 91, il diritto a quell'estrema e illimitata fiducia di cui in esso si parla: chi segue la volontà di Dio sa che in mezzo a tutti gli orrori che può incontrare non perderà mai un'ultima protezione. Sa che il fondamento del mondo è l'amore e che quindi anche là dove nessun uomo può o vuole aiutarlo, egli può andare avanti riponendo la sua fiducia in Colui che lo ama. Tale fiducia, a cui ci autorizza la Scrittura e alla quale il Signore, il Risorto, ci invita,è però qualcosa di completamente diverso dalla sfida avventurosa a Dio che vuole fare di Lui in nostro servo.
a me queste parole, ma so già che non posso dire -queste parole- ma questo agire di Gesù mi è molto caro, lo accosto anche alla visione della beata Emmerick, da cui è stato tratto, in parte credo, il film la Passione di Cristo di Mel Gibson,
in cui prima di Morire sulla Croce Chiese (non però nel film): "Non potreste darmi una goccia d'acqua?", Il Nostro Signore, Questo Chiedeva, che a quanto ho capito starebbe a significare che così chiunque si troverà in seguito, come al suo posto non sarà solo.
Poi la Beata Emmerick parla della Sua Discesa, come una figura luminosa, nel limbo a Togliere le anime, quelle ingiustamente localizzate lì, secondo la Promessa Fatta nell'Antico Testamento

per i post lasciati in sospeso di prima... vedrò un pò.
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