LA RAGAZZA DALLE NOVE PARRUCCHE

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Messaggio Da LUNA il Dom 17 Ago 2008 - 14:42

Questa mattina in libreria mi ha colpito questo libro,è TRATTO DA UNA STORIA VERA:

LA RAGAZZA DALLE NOVE PARRUCCHE

Sophie ha ventun anni quando le viene diagnosticato un cancro al polmone, un cancro raro e aggressivo. La cura: un intero anno di chemioterapia e radioterapia.

Per affrontare la situazione, Sophie decide di tenere un diario, in cui annota ansie, paure, sofferenze ma anche (e soprattutto) piccole gioie, il calore della famiglia e degli amici.

Decide anche di sfruttare le potenzialità di un supporto essenziale: le parrucche – oggetti che da principio la disgustano e la spaventano, ma che in poco tempo diventano alleati irrinunciabili.

Se la caduta dei capelli si è portata via la sua femminilità, la sua personalità, le parrucche gliela restituiscono.
Anzi, ogni parrucca ha, a suo modo, una personalità propria. E quindi anche un nome. In base a come si sente o a come ha voglia di sentirsi e di apparire, Sophie sceglie di volta in volta la parrucca da indossare:
“Una Sophie insicura e impaurita: Stella.
Una Sophie sensuale: Uma.
Una Sophie sempre sorridente,
una Sophie selvaggia: Sue.”


Un anno di chemio e nove parrucche
«Il mio gioco per battere il cancro»







Chiama Qui, Quo, QUa le tre macchie tumorali visibili con la tac



Sophie, 21 anni: «Senza capelli mi sentivo persa, poi la svolta». La sua storia raccontata in un libro


MILANO — La prima volta non può fare a meno di pensare al chitarrista dei Guns n' Roses, «ma seduto sulla mia testa». Sta provando un cespuglio di capelli biondo-giallo che chiamerà «Stella» nel negozio di parrucche dell'ospedale Amc di Amsterdam. Comincia così il viaggio di Sophie van der Stap nella malattia, un rabdmiosarcoma che la colpisce quando ha 21 anni, studia Politologia all'università, è appena tornata da un capodanno a New York, nel tempo libero sfoglia Vogue ed Elle, guarda Sex & The City e Desperate Housewives, esce in bicicletta e va a ballare con gli amici. Insomma, quando si sente come tutti i ragazzi della sua età, belli e invincibili.

A Stella, nelle 54 settimane successive, si aggiungeranno Sue, Daisy, Blondie, Platina, Uma, Pam, Lydia e Bebé. Faranno di Sophie La ragazza dalle 9 parrucche, il libro-diario uscito in Italia con Bompiani, che racconta un anno di chemioterapia, Tac, trasfusioni, nausea, radiazioni, flebo. Con pochi, meravigliosi, punti fermi: una famiglia amorevole, amici preziosi, medici burberi e loro, le nove parrucche, nove modi di sentirsi ancora donna. «La mia testa calva è stata il confronto più duro. Le parrucche mi aiutavano a nasconderla a me e agli altri. Quando le mettevo, mi sentivo di nuovo una giovane ragazza: insicura con Stella, selvaggia con Sue, romantica con Daisy, provocante con Bebé», racconta nell'atrio del Jolly Hotel Touring di Milano.
Abito bianco, trench rosso, scarpe di corda con il tacco, Sophie è un misto tra Natalie Portman e Geena Davis. Beve un cappuccino e prosegue: «Grazie al cancro mi sono avvicinata ai miei sentimenti e alle mie sensazioni, ho imparato a capire ciò che mi rende davvero felice, ad agire sulla base di cosa sento giusto per me». A prendersi cura di lei, in ospedale, ci sono il dottor K, oggetto delle sue fantasie sessuali («Dopo l'uscita del libro ha litigato per tre giorni con la moglie!», ride), il dottor C, il dottor Belle Braccia Possenti, il dottor N. Le macchie tumorali visibili dalla Tac le chiama Qui, Quo, Qua, Pietro Gambadilegno e il Raviolo. Sembra quasi di leggere un Diario di Bridget Jones in corsia.
«Nel libro c'è anche tristezza, ma ci sono pure gli scherzi dei miei amici, le risate con gli infermieri, gli abbracci caldi di mia sorella, le feste. Volevo tenermi ancorata alla vita reale, ero pur sempre una ventunenne. Era importante relativizzare, altrimenti non avrei potuto affrontare quelle settimane». Sophie scopre nel cancro un «amico». «Il tumore mi ha insegnato a provare emozioni intensamente: godere, vivere, stare sola e essere felice, con una intensità diversa, nuova». E il pericolo che possa ritornare non le fa paura. «Quando ci penso, la mia mente va a Chantal e Jurriaan (nel libro sono malati anche loro, ndr), che oggi non ci sono più. So che andrei ad abbracciarli, e questo mi rasserena », dice e per la prima volta durante l'intervista si commuove.















I suoi sogni, adesso, sono semplici: «Una famiglia, una casa perfetta, un amore per tutta la vita, dei figli. Vorrei scrivere tanti libri con cui scoprire il mondo». Le piacerebbe conoscere Paulo Coelho e Lance Armstrong: «Neanche immagina quale ispirazione sia stato per me. Magari gli scriverò». Il suo libro è già stato tradotto in Germania, Francia, Portogallo, Spagna, Ungheria, Lituania e Spagna. «Non credo che il cancro dovesse farmi diventare chi sono ora, mi sembra un'affermazione troppo dura. Ma posso considerare la mia malattia il mio destino, perché ho scelto di imparare da lei e di cambiare con lei». I colori della speranza I ritratti di Sophie, con parrucche di sfumature diverse. Per non arrendersi alla malattia

Elvira Serra
06 luglio 2008(ultima modifica: 07 luglio 2008)










Ultima modifica di LUNA il Dom 17 Ago 2008 - 15:01, modificato 3 volte
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Messaggio Da LUNA il Dom 17 Ago 2008 - 14:47

Ho letto la recensione,mi sembra di capire che serva come affrontare la malattia nel modo giusto.....è un mix di serietà e ironia che non guasta....... Laughing
In libreria ho letto qualche riga,anche lei assumeva tè verdi ,semini vari,vitamine........ Very Happy
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